Babilonia, marzo 2006
Votare come cittadini, non solo come gay. E votare come gay, non solo come cittadini.
“Come può un gay votare a Destra?” Chissà quante volte, in quindici anni di attività politica, mi è stata rivolta, spesso con critica e a volte con sarcasmo, questa domanda,.
Tuttavia, quella che per molti è una contraddizione e per altri una prova di coraggio, è per me semplicemente una risposta coerente al mio credo politico: essere gay non significa essere di destra o di sinistra. Significa semplicemente essere gay. Semmai, ciò che fa la differenza è il modo di vivere la propria omosessualità, ovvero se a testa alta, lottando contro le discriminazioni e per l’emancipazione, oppure “velatamente”, accettando in modo passivo l’odio o la derisione e rifiutando l’emancipazione.
Io sono un militante di Alleanza Nazionale e nel mio partito non ho mai accettato di nascondere il mio orientamento sessuale o di soffocare la mia voglia di lottare per i diritti dei gay.
Anche perché sono convinto del fatto che i diritti ed i doveri che cerchiamo, come la lotta alla discriminazione o il riconoscimento della coppia gay, possono realizzarsi nel nostro Paese solo grazie ad un voto laico e transpartitico.
Non condivido l’opinione di chi sostiene che basti la sinistra perché la alla comunità omosessuale italiana ottenga qualcosa in termini di diritti.
Il vero problema di noi gay sono i cattolici, radicati e numerosi in tutti gli schieramenti, i quali sono in grado di far passare o bocciare una legge come, ad esempio, il riconoscimento della coppia di fatto.
Sì, perché da un lato vi sono i vari Calderoli, Buttiglione e Semeraro che, illuminati sulla via di Damasco, hanno posizioni più filo-clericali di quelle del papa, mentre dall’altra vi sono galantuomini del calibro di Mastella e di Rutelli, i quali sono rimasti abbagliati sulla via di Trastevere.
Fisichella? Quello che ha licenziato un collaboratore fotografato al gay village? No, non è più dei nostri, ora è della Margherita....
Relativamente alle nostre lotte sono dell’idea che se nel centrodestra alberga il forcaiolismo, nel centrosinistra vi abitano l’ipocrisia e l’immobilismo.
Vorrei fare un esempio: noi di GayLib, l’associazione di gay liberali e di centrodestra, ed altri esponenti liberali della nostra coalizione siamo convinti alle coppie gay vada riconosciuto, in nome del sacro principio dell’uguaglianza, il matrimonio civile.
È una lotta dura e difficile, ma è il nostro credo.
Dal centrosinistra arrivano invece segnali allarmanti: per non disturbare la “pax ratzingeriana” dalle Unioni civili si è passati ai Pacs, quindi alle nuovissime “Unioni solidaristiche” di Vendola e da lì, lo si è già annunciato, si arriverà a qualche ritocco del Codice civile. Forse.
Io sono dell’idea che la comunità omosessuale italiana non debba accontentarsi delle mezze misure e dei mezzi successi, perché alla fine non ci arriverà nulla di concreto.
Ed anche sono convinto che le associazioni gay debbano evitare di svendersi ai partiti ed alle ideologie, perché non esiste nessun partito, se non dei minori, autenticamente e serenamente aperto alle nostre istanze, come non esiste nessun’ideologia che non abbia conti aperti con la nostra storia.
Rido quando vedo le immagini del “Che” ai gay pride, dal momento che fu lui ad inventare i campi di concentramento per i gay a Cuba (UMAP). E non smetto di ridere anche quando vedo le bandiere con la falce e il martello, dal momento che, se in Germania sono finiti nei Lager 6.000 omosessuali, in Unione Sovietica ne sono scomparsi 50.000 nei Gulag.
In sintesi: davanti alle contraddizioni, all’immobilismo ed alle ipocrisie del Centro-sinistra sulla questione gay, se qualcuno mi chiede come faccio a votare a destra in quanto omosessuale, io semplicemente gli rispondo “e tu, come fai a votare a sinistra?”.
Io penso che un gay italiano debba votare tenendo in considerazione non solo il suo orientamento affettivo (parola che preferisco a “sessuale”), ma anche tutto l’insieme dei problemi che riguardano la società e debba dare la preferenza al partito nel quale più si riconosce e del quale più ne condivide le idee e le strategie.
Ognuno di noi ha il dovere di darsi da fare per portare all’interno del proprio ambiente politico le istanze della nostra comunità e lottare con caparbietà ed insistenza fino ad infrangere il muro dell’omofobia, attiva o passiva che sia.
La mia (e quella di altri come me) è una lotta gandhiana di sensibilizzazione all’interno del centrodestra, fatta di gioie e di delusioni, di alti e di bassi e sono contento del fatto che, se qualche anno fa c’era un Fini contrario agli insegnanti gay, oggi il leader del mio partito è favorevole ad un riconoscimento della coppia di fatto, segno che a forza di dai e dai...