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Notiziegay.it, 30 dic 08


E se Luca si credeva gay ma in realtà è etero?

di Enrico Oliari

L’altolà di Arcigay a Povia per la canzone prossima al festival di San Remo ha lasciato perplessi molti per la cruda violenza con cui è stato dato: se canti “Luca era gay, noi facciamo un quarantotto e blocchiamo il festival”.
Le colpe del cantante incriminato sarebbero quelle di aver affermato in passato di aver vissuto periodo da omosessuale e di esserne “guarito”: Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati.
Lo aveva detto nel 2005, in un’intervista di poco successiva al gay pride nazionale che lo aveva visto protagonista sul palco (scherzi della vita!) ed allora non aveva fatto tanto clamore, anche perché questa volta si tratta di un evento mediatico in grande stile, uno di quelli che, a chi vuole, può regalare un quarto d’ora di celebrità.
Tuttavia al di là del sacrosanto diritto alla libertà di pensiero e ancor più ad essere giudicati dopo aver commesso il fatto (cioè a canzone cantata) sui quali ci si è soffermati già abbastanza, vorrei intervenire sul caso Povia alzando un po’ il tiro e concentrandomi su un aspetto più complesso, uno di quelli ostici che è preferibile rimuovere che affrontare: quante volte noi omosessuali, intesi come comunità generale che va dal pinco pallino qualunque al vip costantemente in televisione, passiamo il messaggio secondo cui è bello essere gay, cioè "trendy", meraviglioso, magico, spingendo così giovani eterosessuali ad essere omosessuali, salvo poi questi ritornare sui loro passi una volta cresciuti!
Per carità, non vorrei essere frainteso poiché essere gay o avere esperienze omosessuali non significa commettere un delitto o avere la peste, ma io penso che il messaggio base non debba consistere nell’esaltazione dell’omosessualità quanto più nell’accettazione dell’omosessuale e nella considerazione della parità dei diritti civili.
Ma chi dice che è “bello” essere gay? No, mi si creda: fa schifo essere gay! Perché non si hanno diritti, ti deridono alle spalle, si rischia la discriminazione sul lavoro come pure l’isolamento in famiglia, la violenza, bisogna rinunciare alla paternità ed un domani i tuoi beni chissà dove finiranno... altro che bello! Semmai essere gay è normale, viverlo è coerente e riconoscersi pienamente è sacrosanto. Ma non raccontiamoci che è bello, per carità. Gay si nasce (e qui Povia dimostra impreparazione), non si diventa e quindi è oggi impensabile escludere dalla vita il proprio orientamento affettivo e sessuale: è lì che sta la chiave dell’emancipazione sociale e a me non verrà mai nessun Nicolosi o padre Ralph e neppure Povia a convincermi che non sono gay. Io sono orgoglioso di esserlo. Ma ci sono tanti sedicenni che credono di essere gay perché è di moda, perché attira l'attenzione o perché permette una certa delicatezza laddove una società ancora fallocentrica vuole l’uomo maschio, puramente maschio. Salvo poi ricredersi. Forse Povia dice questo, non lo so. Certamente però una società democratica e libera ha in sé vivo il confronto dialettico e democratico ed è sbagliato volerci conformati a questo o a quello solo per il fatto di essere gay o di non esserlo.


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