NotizieGay, 27 mar 08
Paola Concia? No, grazie, preferisco Pierferdinando Casini
di Enrico Oliari – www.oliari.com
La
campagna elettorale del 2008 rappresenta la Caporetto del movimento omosessuale
italiano. O forse quella temuta cartina di Tornasole che una volta per tutte ha
messo in risalto le mille contraddizioni e le tante, troppe, incapacità e lacune
che caratterizzano alcuni leaders della lotta per i diritti dei gay.
Il fatto è che la cosa oggi si sa, ovvero è sotto gli occhi di tutti quella
reale inconsistenza politica di noi omosessuali italiani, cosa che sanno
benissimo i nostri avversari politici, lo sa la Chiesa e soprattutto lo sanno i
nostri alleati.
C’è un cancro nel movimento gay italiano, ed è quel marcato mal costume che
consiste nello svendere il nostro patrimonio ideologico e culturale in cambio di
un momento di successo, di qualche assegno staccato dal politico di turno o di
qualche cadreghino messo a disposizione in un angolino del sistema casta, ed il
tutto alla faccia dei militanti semplici e puri che credono ancora nella lotta
di liberazione e di emancipazione.
La cosa nera e sporca si presenta con l’immagine dell’eloquente assenza delle
nostre tematiche dalla campagna elettorale e dai programmi dei partiti e persino
con la scomparsa dei buoni ma falsi propositi sui diritti dei gay dai comizi dei
politici.
Mai come in questi ultimi tempi i nostri diritti hanno l’occasione di essere
parte centrale nel dibattito politico, sia perché l’Italia è uno degli ultimi
Paesi dell’Europa occidentale a non aver legiferato in materia, sia perché il
numero crescente di coppie gay stabili e di conviventi rappresenta un fenomeno
sociale importante; eppure nei momenti di incontro fra le associazioni gay
italiane si discute su dove fare il gay pride, se in modo stabile a Roma o se
itinerante, senza tanto celare reali interessi economici di locali commerciali
ed associazioni territoriali.
Il riconoscimento delle coppie gay? La pressione politica da svolgere
indistintamente in tutte le formazioni partitiche? La discriminazione? Aria
fritta: in quegli incontri si discute soltanto ed esclusivamente su dove fare i
gay pride.
Poi però ci si accorge improvvisamente che i leader si mettono in fila per la
questua in Vaticano e, mentre baciano l’anello ai cardinali, giurano
solennemente che mai i gay si sposeranno in Italia.
E vengono avanti incongruenze ad ondate, un enorme tsunami di ipocrisia che
certi leader del movimento omosessuale vorrebbero far bere ai militanti
italiani, come nel caso del buon Fabrizio Marrazzo, che, presidente di Arcigay
Roma, appoggia la candidatura di Francesco Rutelli a candidato sindaco di Roma,
a scapito di Franco Grillini.
Ma Rutelli non era quello che aveva ritirato il patrocinio al World Pride su
richiesta di Oltretevere, che aveva dichiarato la sua netta contrarietà al
riconoscimento della coppia gay, che, riferendosi ai DiCo, aveva ribadito che vi
erano ben altre priorità a cui pensare e che avrebbe voluto con tutto il suo
animo partecipare al Family Day se non fosse stato per il suo ruolo
istituzionale?
Eppure per Fabrizio Marrazzo e per l’Arcigay di Roma è meglio Francesco Rutelli
di Franco Grillini e del fatto che quest’ultimo si è sempre impegnato anima e
core per i diritti delle coppie gay, che ha svolto un ruolo centrale nel
movimento anche quando era presidente, guarda un po’, della versione nazionale
dell’associazione di Marrazzo.
Oggi però il premio per chi, esponente del movimento gay italiano, scende più in
basso, tocca ad una donna del mondo politico omosessuale: Paola Concia.
Paola Concia è candidata alla Camera per il PD ed è portavoce del “tavolo per i
diritti fondamentali” del suo partito.
Proprio ieri il socialista Boselli aveva fatto notare che Veltroni, nonostante
avesse inserito nel suo programma di candidato sindaco le Unioni civili per il
comune di Roma, si è ben guardato dal farle approvare. Promesse elettorali da
candidato sindaco, figurarsi oggi da candidato premier.
La cosa aveva comunque fatto infuriare la candidata Paola, la quale in un
comunicato di fuoco attaccava Boselli rimpinzando il suo intervento di paroloni
altisonanti come diritti fondamentali di noi omosessuali ecc. E anche, udite
udite, che noi abbiamo scritto nel programma quello che faremo: una legge che
garantisca i diritti delle persone che si amano. Nientepopodimenoche!
A questo punto i casi sono due: o Paola Concia ha la memoria corta, o ritiene
che gli omosessuali italiani siano tutti degli emeriti imbecilli.
Perché non solo i diritti dei conviventi (DiCo) erano nel programma del
precedente Governo con a capo non di certo Berlusconi, e tutti sappiamo che fine
hanno fatto; perché non solo le sinistre hanno dimostrato il più completo e
tendenzioso disinteresse per i diritti civili delle persone omosessuali; perché
non solo si è passati dalle Unioni Civili ai Pacs, alle Coppie di fatto, poi ai
DiCo e quindi ai Cus, con rilanci incredibilmente al ribasso che umilierebbero
chiunque vi si avvicinasse.
Ma anche e soprattutto perché dalla proposta di Paola Concia è ancora una volta
sparita la coppia, tant’è che la candidata alla Camera parla di diritti delle
persone che si amano, non di coppie omoaffettive.
Forse Paola Concia non si è accorta che oggi sta lanciando la stessa, identica e
sputata proposta di Daniela Santanchè e di Francesco Storace, che proprio di
sinistra non mi sembrano, come pure di molti rappresentanti delle fazioni
conservatrici.
Mi perdonerà Paola Concia, ma almeno Pierfedinando Casini si è spinto un po’
oltre, proponendo, oltre ai diritti delle persone che si amano, anche
l’ospitalità per le coppie omosessuali presso alcune leggi, come il diritto in
materia ereditaria e pensionistica.
Fa pensare però a come il movimento gay si sia ridotto ad un carrozzone da gay
pride e si sia persa la volontà di lottare insieme per determinati diritti,
chiari e utili realmente alla nostra comunità.