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Saverio Aversa riflette la paura del movimento omosessuale: essere messi da parte.

 

di Enrico Oliari – www.oliari.com

 

Pochi giorni fa ero a Roma con colleghi dell’associazione dei gay di centrodestra, impegnato in una delle molte azioni di contatto e di sensibilizzazione rivolte agli esponenti dei nostri partiti, convinto della necessità di un voto transpartitico per l’ottenimento dei diritti delle persone omoaffettive. Si trattava dell’agire in silenzio, dell’arte del tessere la tela, strategia che portiamo avanti da anni senza la platealità dei comunicati stampa a valanga dopo i colloqui.

L’idea era quella di sostenere, accanto ai DiDoRe, la nostra proposta dell’Unione omoaffettiva, ovvero il riconoscimento pubblico della sola coppia gay: non vorrei che il vero problema per una parte della società cattolica siano in realtà le coppie eterosessuali, dal momento che si ritroverebbero un istituto più leggero e quindi manderebbero all’aria quello del matrimonio, assai radicato nella nostra tradizione culturale.

Consci del’inutilità del convincere i già convinti, anche in quest’occasione abbiamo bussato alla porta di esponenti della destra cattolica, la stessa contro cui si scaglia il movimento dei gay pride, quella “clericofascista”, per intenderci. Ed abbiamo trovato disponibilità e persino entusiasmi per la nostra idea alternativa e migliorativa delle altre proprio perché concernente il diritto pubblico.

“E’ tutto un problema di comunicazione”, mi disse l’esponente del PDL, “il movimento omosessuale italiano dice tutto e non dice nulla ed ancora non si è capito cosa vuole. E cerca lo scontro, non il dialogo”. E quanta ragione aveva. Perché una cosa è certa: il movimento  gay parla un linguaggio incomprensibile, costantemente in rapida evoluzione, e pretende di essere compreso così, al primo istante. Come se fosse un diritto essere compresi o giusto imporre i propri costumi. Un esempio? Una volta esistevano i gay, le lesbiche, e le transessuali; poi è iniziata l’era delle letterine, “lgt”, “lgbt”, “lgbtq”, “lgbtqd” ed oggi “lgbtqdi” e “lgbtqdii”, che manco so cosa vuol dire; qualcuno confonde ulteriormente le cose con la  “pan sessualità” e chi è in cerca di ghetti ideologici preferisce la “comunità varia”. Io sono fermo ancora ai gay, leschiche e trans.

Per non parlare poi degli obbiettivi dell’azione gay, che hanno visto uno scandaloso calando dai Pacs ai DiCo (con le varie femate intermedie) pur di portarsi a casa qualche contributo pubblico, qualche seggio in Parlamento e soprattutto per non deludere la nomenklatura dei propri partiti.

I DiCo, il topolino partorito dalla montagna, la sola proposta che il movimento culturale della sinistra è riuscita a partorire nel tentativo di mettere d’accordo tutti, dove però spariva la coppia e ci si metteva insieme con una raccomandata. E anche questo ha rappresentato un fallimento del centrosinistra. E pi ci si chiede quali siano le differenze fra Prodi e Zapatero…

Se per la classe politica ci sono i DiCo, per il movimento ci sono i gay pride: è stata per me un’esperienza umiliante partecipare all’incontro delle associazioni gay per proporre l’Unione omoaffettiva e scoprire che tutti, ma dico tutti, discutevano se i gay pride dovevano essere nazionali o fissi a Roma.

Perché il problema non sono i diritti, ma dove vanno a piovere i soldi del gay pride. Ed il movimento gay italiano è fermo lì. E da li non si schioda.

In questo quadro non troppo roseo Saverio Aversa riesce ancora ad incolpare il centrodestra della mancanza di sostanza della politica gay italiana; se la piglia con la Mussolini, per quel famoso “meglio fascista che frocio”, non di certo perché la stessa ha proposto il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, l’adozione per i single e per i gay ed oggi sostiene i DiDoRe, cose che nessun’esponente di centrosinistra ha mai tirato fuori.

Mi creda, Aversa, che se ci mettiamo a pesare l’omofobia reale della sinistra superiamo abbondantemente quella della destra. Tanto che si ha l’impressione di una dirigenza politica costretta in modo forzato a portare avanti la questione gay, stringendo i denti e nettamente controvoglia; e ci scappa dal sacco la puntina dell’insofferenza: nel 2006 Massimo Colombo, dirigente del Partito della Rifondazione comunista ligure, espresse il suo disagio di fronte al riconoscimento delle coppie gay, mentre Massimo D’Alema (che non è proprio amico di Tremaglia), se ne era candidamente uscito con un deludente “È mai possibile che i problemi dell'Italia siano i Pacs e la Tav? Ci siamo fatti incastrare a discutere di questioni marginali rispetto ai problemi del Paese.

Ma ancor più candidi furono i lavoratori comunisti di Mirafiori, la base del partito e del sindacato operaio, i quali nella passata tornata elettorale votarono Lega e spedirono fuori dal Parlamento la Falce e Martello: Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: “Pensa solo a froci e zingari, non a noi”.

Oggi sul tavolo ci sono i DiDoRe ed a proporli sono due ministri del centrodestra, uno della parte cattolica e l’altro della parte laica. Ad Aversa ed alla stragrande maggioranza del movimento politico la cosa non piace, perché coscienti del fatto di aver perso il monopolio sulla lotta per i diritti dei gay. Oggi si parla di omosessualità anche a destra e lo si fa senza preconcetti e soprattutto in modo più autentico che a sinistra, perché a Destra non si ha nulla da perdere. E questo non  piace, perché se sarà Berlusconi a riconoscere i diritti delle coppie gay o di coloro che le compongono, si aprirà sotto i piedi di molti, Aversa compreso, il baratro del fallimento più totale. Perché i diritti dei gay arriveranno nonostante il movimento gay italiano.

Bene fa quindi Imma Battaglia, aspramente criticata da Saverio Aversa, a mostrare quell’elasticità di pensiero e quella capacità di comprendere che è arrivato il momento di dialogare con chi governa. E’ l’unica, oggi, ad aver messo da parte l’ideologismo politico ed a aver mostrato un minimo di entusiasmo per i DiDoRe. Perchè diritti  delle persone omoaffettive possono arrivare solo dal consenso sociale. Il resto è fuffa.

 

25 set 08


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