Alto Adige, 25 apr 06
E all’Odeon si urlò “Allah Achbar”.
In una città di media grandezza, qual’è la nostra, non suscita perplessità il fatto che manchi un cinema in lingua italiana. La dura legge del mercato ha infatti portato da tempo alla chiusura della sala cinematografica di via Cavour, “l’Odeon”, ma il proprietario, agendo forse sotto il segno della provocazione, ha dichiarato la sua disponibilità a cedere la struttura alla comunità islamica del Burgraviato per la creazione di un ambiente di culto.
Personalmente non sono contrario alla nascita di templi, chiese o quant’altro: tutti gli esseri umani, in nome della sacra libertà e della sacralità della libertà, oltre che della Costituzione, hanno il diritto di incontrarsi per pregare.
Esistono tuttavia dei fattori che non mi lasciano tranquillo di fronte alla possibile presenza di una “moschea” nella nostra già delicata società meranese, nonostante che i propositi della comunità musulmana siano quelli di un Islam moderato.
In diverse città europee, come, ad esempio, ad Amsterdam o a Parigi, accanto ai praticanti pacifici si sono gradualmente andati aggiungendo individui integralisti fino all’esasperazione, tanto che interi quartieri sono diventati off limits per donne con la gonna corta o per gli omosessuali; sono fermamente convinto che chi reclama libertà e diritti, debba essere disposto a concedere libertà e diritti.
È sbagliato paventare la presenza di terroristi affiliati ad Al Qaeda nelle nostre valli, tuttavia è bene ricordare che anche le comunità islamiche italiane non sono del tutto esenti da sospetti: nell’aprile 2003 veniva arrestato l'imam della moschea di Cremona, il tunisino Mourad Trabelsi con un altro islamico, Ben Mouldi Kamel Hamraoui, di 26 anni, entrambi accusati di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale; nello stesso mese veniva fermato anche Mohamed El Mahfoudi, imam della moschea di Gallarate; Mahamri Rashid, algerino, 34 anni, imam della moschea di Sorgane, a Firenze, veniva tratto agli arresti nel maggio 2004, il quale al posto delle preghiere e dei sermoni ingaggiava ai kamikaze per l'Iraq. L'uomo aveva sostituito nel 2003 l'imam Mohamed Rafik, marocchino, arrestato su richiesta della magistratura di Rabat per gli attentati di Casablanca del 16 maggio 2003. Nel luglio dell’anno scorso toccava a Yacine Nacer Ahmed, vice imam della moschea di Napoli, accusato di associazione al terrorismo, cosa che in settembre capitava anche all’imam di Torino, Bouiriqi Bouchta. Nel novembre 2004 la magistratura milanese emetteva un’ordinanza di arresto nei confronti di 22 agenti della Cia, accusati di aver rapito l’imam di Milano Abu Omar e di averlo portato in Egitto. Chissà perché.
E si potrebbe continuare a lungo con la lista dei “sacerdoti” musulmani arrestati, espulsi o incarcerati in Italia per affinità con il terrorismo, ma preferisco chiudere il passaggio, ricordando la simpatica figura dell’imam di Carmagnola, un vero veggente: Fal Mamuor, questo il suo nome, oltre ad aver predetto l'attentato ai nostri soldati in Iraq, oltre ad essere amico intimo di Bin Laden, oltre ad essere un poco un corvo del malaugurio, ha dichiarato che presto l'Italia subirà attentati per mano di Al Qaeda.
Esiste quindi un problema di controllo immediato ed efficace su che tipo di attività viene svolta nelle moschee, oltre ad esercitare il sacrosanto diritto di pregare e di associarsi.
In Olanda, paese, si sa, delle stravaganze, hanno inventato addirittura un test originale per gli immigrati: assistere ad un filmato con una donna di topless e con due gay che si baciano (Corriere della Sera 13 marzo 2006).
Vi è poi una questione più legata alla diplomazia: è vero che noi viviamo in Europa, dove le libertà individuali sono garantite o si cerca di farlo, ma perché è tanto difficile costruire chiese cristiane (lo dico io che sono agnostico) nei Paesi arabi? Per carità, sappiamo che vi sono nazioni moderate dove esistono chiese più antiche delle nostre, ma allora perché a Abdul Rahman, l’afgano di 41 anni che si è convertito al cristianesimo, solo un mese fa si voleva tagliare la testa? Diamine, la reciprocità è un diritto, oltre che un dovere.
In sintesi: ben vengano all’Odeon tutte le comunità religiose del mondo, ma vi siano garanzie di tolleranza e di moderazione. Da parte loro!
Enrico Oliari