Mi sto divertendo...
di Enrico Oliari
Io mi sto divertendo. Non succede di frequente, ma solo ogni cinque anni. E ciclicamente, solo quando papà Silvio passa all’opposizione e quando la masnada delle sinistre, quell’orda composta dalle cento e più sigle tutte in contrapposizione fra di loro, va al Governo.
È in questo periodo astronomico ben definito che il movimento glbt, che io testardamente chiamo ancora e semplicemente “gay”, entra nella più profonda crisi e disperazione.
Esattamente come due legislature fa, gli esponenti del movimento gay hanno perso il dio dell’anti-berlusconismo, vero ed unico mastice che li teneva assieme e che, in molti cali, li faceva esistere. Ed anche in quest’occasione, come accadde nello scorso Governo Prodi, il movimento gay italiano si è reso conto non solo di non aver ancora ottenuto nulla in termini di diritti civili, ma che, da come girano le cose, anche questa volta non otterranno niente.
A scanso di equivoci, la prima mazzata era arrivata dai leader dei loro partiti già in fase di programma, con le famigerate “sette righe e mezzo” messe lì, delicatamente, per salvare determinati equilibri e rinnegare determinate promesse. Allora provai un senso di orgoglio quando associazioni ed esponenti del movimento omosessuale, incassato il tiro mancino del programma unionista, si schierarono per la via dell’allargamento del Matrimonio alle coppie omoaffettive, soluzione che per primo ho ipotizzato come l’unica capace di garantire uguaglianza nei diritti e (mi si consenta perché sono di destra) nei doveri.
Capisco il disagio che alberga nel movimento: ogni qual volta si accenni al riconoscimento della coppia omoaffettiva si innesca automaticamente una catena fumosa: prima interviene il ministro Pollastrini, a ribadire che qualcosa per i gay bisogna fare. A ruota seguono le dichiarazioni della Binetti, che prima di un’apertura bisogna passare sul suo corpo, poi ci si mette la Bindi, sul corpo della quale non si può proprio passare, ed infine suggella il tutto il sommo pontefice, il quale, pur ricordando al mondo di non far politica, ricorda ai politici di essere lui il capo. Ed i media? Loro, giustamente, non perdono tempo a sentire l’opinione dei deputati gay che hanno qualcosa da dire e che soprattutto hanno l’intelletto per dirlo: ci sono i taulleur dell’onorevole Luxuria a riempire i giornali... e a buttare all’aria anni di lavoro fatto per dimostrare che noi omosessuali siamo persone normali.
Personalmente sono convinto che se noi gay vogliamo ottenere i diritti per i quali lottiamo, dobbiamo contare su un voto laico e transpartitico, che arrivi da tutto l’arco parlamentare. Il movimento omosessuale dovrebbe quindi diventare interessante ed appetibile per tutti i partiti laici, come è avvenuto e come avviene in tutti i Paesi europei.
Tuttavia la politica gay italiana ha fatto delle scelte assai diverse: essere gay in Italia significa per forza di cose essere pro Palestina e contro Israele, no global, contro l’intervento in Iraq (ma a favore di quello in Libano), devoto a Che Guevara (che inventò i campi di concentramento per i gay), anti americano... Ma qualcuno se lo vuole mettere in testa che a me, in quanto gay, non me ne frega niente della Palestina e d’Israele?
Sarebbe davvero bello se un giorno il movimento gay divenisse davvero un insieme di persone unite semplicemente per i fatto di essere gay, con obbiettivo il raggiungimento dei nostri diritti civili, punto e basta.
Mai verranno i “commissari del popolo gay” ad ammettere di aver sbagliato, quando organizzavano carnevalate squallide, mentre noi avevamo bisogno di gay parade condivise dalla gente, quando teorizzavano all’opinione pubblica la libertà di scopare, mentre era necessario parlare di libertà di amare, quando i gay si auto-allontanavano dalle associazioni perché non si sentivano, in quanto gay, carichi di odio per Berlusconi e per la Chiesa.
Oggi più che mai siamo noi gay a dover diventare una massa omogenea, capace di mettere via le nostre differenze in nome di un’unità che dia forza e soprattutto per un movimento che non svenda le nostre lotte e i nostri obbiettivi ai partiti politici.
23 ott 06