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ARTICOLI E INTERVENTI  (continua)

Rinascita,  18 set 07

 

In risposta all'articolo "Omosessualità e democrazia" di Luigi Leonini

 

Democrazia significa libertà. Di tutti.

 

di Enrico Oliari

 

E' davvero interessante leggere anche sulle pagine di Rinascita il nuovo concetto delle "lobbies omosessuali", quasi le organizzazioni di lotta per i diritti delle persone omoaffettive (così "preferisco definirle), rappresentino uno stato nello Stato o comunque un gruppo di pressione.

Trovo eccessivamente laborioso e forzato il pensiero di Luigi Leonini, che vorrebbe negare ai gay il diritto di essere politicamente presenti nella società, perché, come si coglie dal suo articolo del 5 agosto "Omosessualità e democrazia", disturberebbero 'la restante società "naturale". Gli omosessuali non sono un fenomeno figlio di questi tempi marci, come ci si vorrebbe dare da intendere; essi sono da sempre presenti nella società e semmai è stata la stessa società a rapportarsi alla problematica in modo diverso, a seconda dei tempi; come del resto si è modificato nelle varie epoche il modo di percepire la famiglia, il lavoro, il ruolo della donna e quant'altro: la mia bisnonna non portava la gonna sopra le caviglie e viveva in una famiglia patriarcale, mentre oggi le donne sono emancipate e portano i calzoni.

La più strenua oppositrice di ogni cambiamento è stata la Chiesa di Roma, la quale avvertiva, come avverte tutt'oggi, il rischio di perdere una grossa fetta di potere, anche economico, laddove le famiglie cambiano ed i costumi sociali si evolvono.

Gli omosessuali sono stati perseguitati da duemila anni sotto ogni forma proprio grazie al quel pensiero giudaico-cristiano che il papato vorrebbe includere nella Costituzione europea, ma che fa a pugni con il Libertè, Fraternitè, Egalité della Rivoluzione francese e con la stessa laicità con la quale nacque l'Italia alla fine Ottocento; tant'è vero che, unico caso al mondo, già nel primo Codice penale italiano (Zanardelli, 1889) non fu introdotto l'articolo 425, che era al contrario previsto per i reati di "libidine contro natura" nel regno di Sardegna.

Allora i giuristi si chiesero chi avesse la facoltà di stabilire cosa fosse o meno "naturale" e si conc1use che non spettava né alla società, né allo Stato, arrogarsi il giudizio di vedere come innaturale l'affettività e la sessualità fra due adulti consenzienti. Mi lascia quindi non poche perplessità il vedere nel dibattito politico di oggi personaggi pubblici ed opinionisti abusare del termine "naturale", quasi volessero prendere il posto di Dio o dei Padri fondatori della Nazione.

La libertà ha senso se rappresenta un'opportunità per tutti i cittadini, anche se a non tutti può piacere o tornare comoda e soprattutto essa non deve essere sospesa quando si tratta di minoranze etniche, di pensiero o di orientamento sessuale.

Chi crede nella libertà, come sembra voglia lo stesso Leonini, sa che essa deve essere lì, ferma e disponibile - in ogni momento e per tutti: chiuderla per qualcuno significa chiuderla per tutti e faccio mio Labroit con il suo "noi siamo gli altri". Ed anche per questo trovo ripugnante l'aggressione mediatica e politica nei confronti, ad esempio, dei revisionisti: la libertà è alla base della democrazia e negarla a qualcuno, anche a uno solo, significa minare il fondamento della società stessa.

Se tre milioni di omosessuali italiani, stanchi dei soprusi e della discriminazione, lottano per ottenere determinati diritti (dal momento che hanno determinati doveri), non vedo perché non debbano costituirsi in un movimento politico: perché Leonini, come d'altro canto stanno facendo esponenti politici dell'area cattolica di entrambi gli schieramenti, parla di lobby omosessuale?

Per lobby si intende un gruppo organizzato di pressione, con basi economiche forti, capace di intervenire in modo decisionale nelle scelte politiche del Paese.. non stiamo forse parlando della Chiesa di Roma o della Conferenza episcopale?

Certamente fa male vedere il fiasco altisonante del Family day, una brutta figura in termini mondiali, laddove i soldi dell'8 per mille e gli autobus delle parrocchie hanno portato a Roma un milione di persone, nella stessa piazza san Giovanni dove poche settimane dopo avrebbero sfilato al Gay Pride un milione di omosessuali, ciascuno pagante di tasca sua e giunto con i propri mezzi; ed è vergognoso il silenzio della stampa di regime.

Tuttavia dà ancora più fastidio trovare i primi sostenitori della famiglia "naturale", quelli che l'hanno distrutta con il precariato ed il caro-alloggi, quelli che vedono nei gay il pericolo, quelli in prima fila al Family day, partecipare ai festini con le prostitute e la cocaina.

Anche i leader del centrodestra hanno dato addosso gli omosessuali riempiendosi la bocca di famiglia naturale, salvo poi ritrovarci Fini separato dalla moglie, Berlusconi divorziato e risposato (per il diritto canonico è un pubblico concubino e fedifrago), Casini concubino e pure Bossi divorziato e risposato. Da chi i gay italiani devono prendere lezioni di moralità? E dove sta la "lobby"?  In una minoranza (non etnica, Leonini!) di persone che vogliono semplicemente il il  diritto / dovere di assistere, di crescere e di costruire con le persone che amano? I gay italiani sono stati superati nell'ottenimento dell'emancipazione da quel1i li di tutti gli altri paesi dell'Unione europea occidentale e di paesi del terzo mondo...  magari si costituissero in lobby! La realtà è ben diversa, perché la questione gay è diventata la cartina di Tornasole che fa capire il il grado di laicità della politica, di come i partiti temono la Chiesa ed il voto delle parrocchie e di quanto, in nome di ciò, sono disposti a sacrificare gli interessi di tutti, pur di tenersi caro il potere in nome dei propri interessi. Ma fino a quando vi saranno libertà da conquistare (e tre milioni di persone non sono proprio un gruppo minoritario o insignificante), fino a che una religione, per quanto diffusa


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