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ARTICOLI E INTERVENTI  (continua)

 

L'Adige, 18 mag 08

 

Noi gay non siamo malati

 

di Enrico Oliari

 

Il Giuliana-pensiero, che vuole gli omosessuali quali persone anormali o malate,  si appoggia sul grossolano errore di interpretare la derubricazione dal manuale diagnostico dell’Apa come l’incipit di un processo evolutivo, mentre sappiamo che quel giorno del 1973 rappresentò semplicemente una tappa dovuta nell’evoluzione non dell’orientamento sessuale, ma del modo di recepire l’omosessualità nella società.

Tant’è che lo studio dell’omosessualità (o uranismo, come si diceva allora) vede in uno dei suoi massimi promotori il medico tedesco Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), il quale grazie ai suoi studi potette affermare che l’omosessualità non era una patologia, ma una variante naturale della razza umana.

Quello di Ulrich venne ad essere un approccio innovativo che si anteponeva alla criminalizzazione dell’omosessualità, anche perché, come ebbe a dire un altro scienziato tedesco, Krafft-Ebing, allora si iniziò a studiare la sessuologia come una scienza medica “liberatasi alfine dalla gesuiteria ridicola colla quale affrontava le questioni psico-sessuali”.

Da allora gli studi si susseguirono a catena (si veda, ad esempio, Aldo Mieli nell’Italia del 1923, con la sua “Rassegna di studi sessuali”) fino ad arrivare alle diverse teorie sull’origine innata dell’omosessualità e più in particolare i dati di Bailey e Pillard sui gemelli omozigoti gay o la scoperta da parte di Dean Hamer del cromosoma Xq28, il quale determinerebbe l’orientamento sessuale dell’individuo.

Emilio Giuliana cita di proposito Bieber e quei pochi studiosi che, spinti spesso più da motivi legati all’integralismo religioso che alla scienza obiettiva, non accettano di percepire l’orientamento sessuale della persona come una peculiarità (come, ad esempio, il colore dei capelli o il timbro della voce); certo è che definire gli omosessuali come persone anormali, porta a chiedersi quale sia il concetto di “normalità”.

Lo studio Kinsey, finanziato dalla Fondazione Rockefeller nel 1953 (ovvero vent’anni prima della data cara a Giuliana) dimostrò che circa il 5 per cento della popolazione americana aveva esclusivamente rapporti di carattere omosessuale, mentre la maggior parte dei soggetti studiati aveva avuto contatti sessuali protratti fino all'orgasmo con una persona dello stesso sesso almeno una volta nella vita.

Quel 5 per cento è la dimostrazione di come il consigliere trentino stia facendo ideologismo e non scienza sociale, dal momento che, se in Italia siamo 60 milioni, vi sono 3 milioni di omosessuali e che se nel mondo siamo 6 miliardi di esseri umani, vi sono 300 milioni di gay e di lesbiche.

Sostenere che in Italia 3 milioni di persone che lavorano, studiano e che mandano avanti la società siano esseri malati o anormali è pericoloso e se per normale si vuole arrivare ad un concetto di procreazione e perpetuazione della razza si rischia di cadere nel ridicolo, dal momento che verrebbero ad essere “anormali” anche gli eterosessuali che non hanno figli o che non possono averli, dalle coppie sterili ai preti.

Gli omosessuali ci sono sempre stati nella storia dell’umanità, non sono un fenomeno passeggero figlio di questi tempi marci: si pensi alle molte figure di personaggi illustri come Giulio Cesare, Michelangelo o Eugenio di Savoia, che voglio qui richiamare perché è a lui che si deve se oggi le nostre terre non sono musulmane: tutti esseri anormali, tutti esseri malati?

La vera questione non può essere scientifica, come Giuliana cerca di far passare, ma squisitamente politica: sul tavolo non c’è il rapporto omosessuale, dal momento che ognuno fa ciò che gli pare sotto le lenzuola; c’è invece il rapporto omoaffettivo, cioè si è gay non per l’oggetto del proprio rapporto sessuale, ma per chi si ama e con chi si vuole costruire una vita.

Volersi bene, insomma, e questo a Emilio Giuliana dà fastidio, per lui è un male; e da qui il suo accanimento, ormai proverbiale, contro le unioni omosessuali e gli omosessuali stessi, ma vien da sé che se io pago le tasse ed ho i doveri di tutti, pretendo anche i diritti di tutti.

Davvero non riesco a capire come in uno Stato laico e libero, quello voluto da Cavour e dai Padri fondatori, vi siano dei cittadini che chiedono giusti diritti basati sull’amore reciproco e sulla solidarietà e questi vengano negati in nome di certi integralismi religiosi (Emilio Giuliana apre il suo sito web con un enorme simbolo dei vandeani) e di certi perbenismi ad oltranza. Falsi, perché poi c’è sempre chi predica bene e razzola male.

E nell’intervento di Giuliana non potevano mancare le fatidiche adozioni da parte di coppie gay, che nessuno chiede né può chiedere, dal momento che lo Stato non tutela il diritto della coppia di adottare, ma quello del minore di essere adottato e quindi di crescere in una famiglia adeguata dove il bimbo può trovare in un padre ed in una madre le figure essenziali per i processi identificativi delle fasi dello sviluppo.

Certo è che sembra proprio che Emilio Giuliana sia ossessionato dagli omosessuali a tal punto da non poterne fare a meno per dimostrare al mondo quanto lui sia di una destra macha e dura… si dice che alla domanda “A’ Francé, dicce qualcosa de ddestra!”, Storace abbia risposto dal palco “A’ frociiiii”.

 

 

Enrico Oliari (Alleanza Nazionale, presidente di GayLib)


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