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Rinascita, 15 mar 07
 

A proposito delle coppie di-sfatto...

 

di Enrico Oliari 

 

Terribile, violento, il titolo suggerito da “R.” su Rinascita, riferendosi alle coppie omosessuali ed alla manifestazione tenutasi a Roma lo scorso 10 marzo.  E per di più sbagliato, se si pensa che le coppie omosessuali, contro le quali si scaglia “R.” nella ricerca di un laicismo profondamente moralista, sono formate da esseri umani e quindi da persone che, come tutte, sono capaci di amare e quindi di stringere relazioni affettive, ovvero di coppia.

E chissà quante coppie, dal momento che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato in 2 – 3 milioni di italiani gli omosessuali; non ci si riferisce di certo, come frettolosamente fa “R.”, a persone che hanno meri rapporti sessuali sotto le lenzuola, ma ad individui che, come spiega Le Vay, per una predisposizione genetica (ma non è questo il punto), amano, con tutta la complessità che questo termine comporta, persone dello stesso sesso.

Perché l’omosessualità e l’omoaffetività non sono una moda passeggera figlia di questi tempi marci, ma sono sempre esistite, fin da quando è nato l’uomo. Semmai è cambiato il modo di vivere l’orientamento sessuale ed affettivo, ma, a quanto pare, non solo per le persone gay.

Nella Venezia del Quattrocento venivano arsi vivi, oggi possono manifestare nelle piazze romane.

Cittadini della Repubblica, quindi, che hanno gli stessi doveri di tutti, ma che non hanno gli stessi diritti di tutti.

Spalanchi gli occhi “R.”, dal momento che alla manifestazione di piazza Farnese, dove erano presenti decine di migliaia di manifestanti, la parola “diritti” e sempre stata accompagnata dalla sorella “doveri”, perché è bene che si sappia che agli omosessuali italiani non fa paura il dovere di assistere il proprio partner nei bisogni salutari, economici o di altro genere.

E mi creda se in quell’occasione nessuno ha mai invocato il matrimonio omosessuale: si può essere contrari all’introduzione di una determinata innovazione, ma è primo dovere del giornalista informarsi bene prima di scrivere un pezzo, altrimenti si rischia di... sbagliare. Ed io ero presente, non parlo a caso.

Questo a parte, davvero non ci vedo cosa possa mettere in contrasto l’ideologia del socialismo nazionale con il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali, dal momento che questa nostra ideologia è in continuo movimento e sarebbe un errore confinarla nel conservatorismo becero.

Certo, è difficile accettare un’ innovazione così radicale dopo duemila anni di persecuzioni, eppure gli stessi fascisti si opposero, nel 1930, all’introduzione nel nostro Paese di leggi che condannassero gli omosessuali, al contrario di quanto avveniva nel resto d’Europa.

Per chiunque sia in sapore di laicità risulta difficile comprendere l’avversione riservata in Italia al riconoscimento della coppia gay, dal momento che uno Stato moderno, come avviene nel resto d’Europa, ha il dovere di andare oltre i concetti ed i precetti della Chiesa e rispondere alle necessità di tutti i cittadini, considerandoli uguali al di là dell’oggetto del la loro affettività ed al di là dell’oggetto della loro sessualità.

Nella società laica il cittadino deve essere considerato per quello che dà (alla comunità, agli amici, alla famiglia...), non per quello che è. Altrimenti istituzionalizziamo il pettegolezzo, e tanto vale.

“R.” dà alla problematica la stessa risposta della Binetti, mascherandola a malo modo: “Matrimoni che magari vorrebbero aperti anche alle adozioni...”. Non è con il terrorismo ideologico-moralista che si fa informazione, specie se le notizie vengono inventate di sana pianta, dal momento che non solo a “Diritti ora!” non si è mai parlato di matrimonio (i Di.Co sono i diritti e doveri dei conviventi, che c’entra il matrimonio?), ma neppure di adozione, cosa che non ha chiesto mai, in nessun’occasione, nessun’associazione di lotta per i diritti dei gay.

Per un motivo banalissimo: nessuna coppia, neanche quella eterosessuale sposata in chiesa, ha il diritto di adottare bambini. Lo stato infatti considera non il diritto della coppia, ma il diritto del minore di essere adottato e quindi di far crescere il figlio in una famiglia quanto più conveniente. Cosa che condivido al cento per cento, se solo si pensa ai vari processi identificativi, come quello di Edipo, per intenderci, che caratterizzano le fasi dello sviluppo.

E, come se “R.” significasse “Ruini”, nell’articolo spunta ancora una volta la tesi secondo cui la famiglia viene ad essere  tale in quanto procreativa e continuatrice della specie.

Come considerare allora due anziani eterosessuali che si sposano, o le famiglie che non hanno figli? Delle famiglia finte, o di serie “B”?

Non tema “R.”, i gay italiani non vogliono minacciare l’istituto famigliare, già fracassato a causa dei politici incapaci che hanno dato agli italiani un alto costo della vita, della casa ed il precariato nel mondo del lavoro: vogliono solo avere il diritto di avere la possibilità di assistere la persona che amano nei momenti difficili, di rimanere, alla scomparsa di uno dei due, nella casa che entrambi hanno costruito, di godere dei frutti di una normalissima e sacrosanta scelta di vita in comune.

 

Gentile Oliari,

anche noi abbiamo visto la manifestazione, non da partecipanti, ma facendo proprio il nostro dovere: informarci per poter informare i nostri lettori.

Ci dispiace contraddirla, ma probabilmente senza la spinta delle organizzazioni gay non si sarebbe mai parlato in Italia di Pacs o di Dico, semmai si sarebbe fatta una battaglia per accorciare i tempi necessari per l'ottenimento del divorzio: vero motivo che spinge molte coppie ad essere di fatto. Quelle che invece liberamente scelgono quella  condizione non ci sembra abbiano bisogno di nuove regolamentazioni, visto che già esi­ste il matrimonio civile. Noi non ci siamo mai sognati di criticare i diritti degli individui a scegliere la sessualità che preferiscono ed ovviamente riteniamo che un omosessuale sia un cittadino di serie A come tutti gli altri. Pensiamo anche che possano realizzarsi accordi civili validi davanti allo Stato che possano permettere l'assistenza di un malato, l'eredità, il trasferimento di un contratto di affitto a soggetto liberamente scelto a prescindere dal sesso.

Pensiamo però che una società per continuare ad esistere ha bisogno di figli e questi ovviamente non possono nascere da una coppia gay. Per questo riteniamo che si debba sempre parlare di diritti individuali e mai di condizione di coppia per le "famiglie gay".  Ci dispiace ancora una volta contraddirla, non sarà la sua posizione, ma non è vero, come afferma, che "nessuno ha mai invocato il matrimonio omosessuale". Molte organizzazioni ed anche una precisa parte politica vorrebbe proprio il matrimonio gay.

Non c'è alcun becero moralismo nel nostro pensiero sosteniamo soltanto che, come non era accettabile ieri la ghettizzazione e la persecuzione degli omosessuali, non sia giusto oggi presentare come "migliore" una scelta che deve comunque sempre rimanere individuale e che non può essere sostenuta da una precisa campagna media.

R non sta per Ruini, ma per Rinascita: il concetto del peccato non ci appartiene e non

ci sentiamo peccatori nemmeno quando decidiamo di non sposare una campagna che riteniamo ingiusta solamente perché quella è la moda imposta dal pensiero unico politicamente corretto.

 

R


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