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Aprile on line, 9 feb 07


L'omosessualità non ha colore


L'automatismo che vuole i gay "tutti dall'altra parte" non è di monopolio berlusconiano, ma piace e fa comodo anche al mondo dell'"altra parte". Ed oggi, quando finalmente la questione del riconoscimento delle coppie di fatto è entrata nel Palazzo, noi omosessuali non dormiamo la notte per la paura che la montagna Centrosinistra partorisca, come ostetrica la Binetti, un minuscolo topolino
 

L'omosessualità non ha colore. Sembrerebbe un concetto scontato, direi banale, ma non è così. E non lo è solo per l'ennesima battutaccia di Berlusconi, tirata fuori incautamente a Monza per rendersi simpatico davanti ai suoi instancabili devoti, sortendo però l'effetto contrario davanti all'intera nazione ed anche oltre.
Lo è soprattutto per via di quella pessima abitudine che abbiamo noi italiani di dare un partito o una tessera a tutti e a tutto, compreso, oggi, il sentimento e la sessualità.
Ben si spiegava Gaber nel 1994, quando si chiedeva cosa fosse la destra e cosa la sinistra, e quindi la piscina da una parte, i fiumi dall'altra, la minestrina a destra e il minestrone a sinistra.
Perché l'errore, qui, lo facciamo tutti.
L'automatismo che vuole i gay "tutti dall'altra parte" non è di monopolio berlusconiano, ma piace e fa comodo anche al mondo dell'"altra parte", laddove siccome uno è gay per forza di cose è pro Palestina, contro la base militare di Vicenza, no global, per l'articolo 18 e così via. Cosa c'entri poi l'omosessualità con la guerra in Iraq, Dio solo lo sa.
Eppure non ci si scappa: essere gay in Italia significa essere di sinistra e quindi schierarsi contro un centrodestra chiuso ed omofonico, salvo poi ignorare volutamente e forzatamente l'immobilismo e l'ipocrisia che il centrosinistra riserva alla minoranza omosessuale.
Possibile che nessuno si chieda come mai l'Italia resta uno degli ultimi Paesi dell'Unione Europea a legiferare in materia? Siamo stati superati persino dal Messico, dal Sudafrica e dalla Slovenia, e scusate se la cosa è preoccupante per me che vivo in una società che si definisce libera e democratica per eccellenza.
La Risoluzione del Parlamento di Strasburgo A30028, che invita gli Stati membri a rimuovere le discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali è datata 1994 e da allora ne sono succeduti di governi, sia di un colore che dell'altro. Ed oggi, quando finalmente la questione del riconoscimento delle coppie di fatto è entrata nel Palazzo, noi omosessuali non dormiamo la notte per la paura che la montagna Centrosinistra partorisca, come ostetrica la Binetti, un minuscolo topolino.
I veri nemici dei gay, ma forse più della sacra laicità dello Stato, sono ben distribuiti in tutti gli schieramenti, frutto di quella diaspora di cattoliconi devoti prima al Vaticano che al Paese e che fanno rimpiangere i bei tempi della DC. Almeno se ne stavano lì, nella loro bambagia moralista e farisaica, senza influenzare i programmi e sfalsare le identità dei partiti.
Alla fine noi gay italiani ci troviamo tutti uniti nell'identica lotta, sia di una parte che dell'altra, invidiosi dei colleghi spagnoli e del loro Zapatero; c'è fra di noi chi, come me, lotta caparbiamente per sensibilizzare un centrodestra che è di tutto fuorché la casa delle libertà, è chi nel mare magnum del centrosinistra fa i salti mortali per ricordare ai loro leader che esistono anche gli omosessuali, visto che li hanno votati.
Ogni giorno ci troviamo costretti a correggere il tiro e ad abbassare di un pochettino le pretese, ed ogni giorno ci troviamo di fronte il Mastella di turno, il quale ancora non ha capito che ad attentare alla famiglia tradizionale ed al tasso di natalità non sono i gay, ma l'alto costo della vita ed il precariato.
Noi omosessuali impegnati nei partiti dobbiamo darci da fare per toccare l'intelleto dei vertici e per trovare nel minor tempo il maggior numero possibile di voti pro diritti dei gay in tutto lo schieramento parlamentare, perché è da ingenui pensare che bastino i voti di un centrosinistra così frammentato e delicato per portare a casa un risultato degno di questo nome.
Se dovessero però vincere le tesi teodem, teocon e teotutto, che vorrebbero addirittura lo squallore della registrazione all'anagrafe di una persona alla volta, con il compagno che aspetta fuori dalla porta e del quale non bisogna conoscere il nome, allora è meglio fermarsi a riflettere e magari buttare con energia tutto all'aria e pretendere quell'allargamento del matrimonio che, solo lui, garantirebbe la vera uguaglianza nei diritti e nei doveri.
Non solo i gay dovrebbero partecipare a questo nuovo 20 settembre ideologico, ma tutti i cittadini che hanno cara la "de gasperiana" separazione fra Stato e Chiesa, perché la questione del riconoscimento della coppia omosessuale è diventata quella cartina di Tornasole che ci fa capire quanto, nei fatti, Ruini governi il Bel Paese.


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