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L'Adige, 12 nov 08

 

Un centrodestra vecchio e bigotto

Le ragioni di una sconfitta

La recente sconfitta del centrodestra trentino è di quelle che lascia il segno: non solo la variegata coalizione che includeva dall’estrema destra al centro cattolico non ha interrotto “l’era Dellai”, ma ha perso in modo misero, con un distacco superiore addirittura del 20 per cento.
Le analisi sui motivi della debacle oggi si sprecano e nelle sedi dei partiti ci si interroga sul fallimento di una strategia politica che non sfonda, che non piace ala gente.
Lo stesso modo di essere “centro-destra” è entrato in crisi ed è quindi arrivato il momento di avviare un periodo di seria riflessione sugli obbiettivi, ma anche e soprattutto su cosa comporti oggi l’essere di centrodestra.
Il Partito Democratico trentino, dimostrando per certi versi una maggiore capacità di reazione rispetto a quello nazionale, è una formazione in grado di evolvere e di rispondere in modo pronto alle domande provenienti dalla popolazione. Al contrario il messaggio politico promosso dal centro-destra è sostanzialmente lo stesso da decenni, pensato “contro” qualcosa e non “per” qualcosa.
La differenza sostanziale fra le due coalizioni è che quella di Divina si è presentata, per bocca di uno o per bocca dell’altro, con un perbenismo ed un bigottismo acceso e discriminante, assolutamente illiberale.
Nella campagna elettorale, ma anche nella consueta dialettica dei partiti di centrodestra, c’è stata una strenua difesa dei valori cattolici e tradizionali, di quel Dio-Patria-Famiglia tanto caro a Giuliana e a chi rifiuta la realtà di una società, anche quella trentina, composta da una moltitudine diversificata e che richiede alla classe politica risposte diversificate..
Altro messaggio essenziale (ed obbligato) della campagna elettorale è stato quello della “Magnadora”, dove si diceva che lo scandalo del malaffare avrebbe penalizzato una coalizione a vantaggio dell’altra; la capacità di reazione di Dellai ha convinto assai più gli elettori del linguaggio comunicativo obsoleto dei partiti del centro-destra: tutti troppo puliti, troppo belli, troppo indorati per essere creduti. E ci vuole poco ad essere puri quando si sta da sempre all’opposizione.
Il messaggio comunicativo sbagliato, partito assai prima del periodo elettorale, si è presentato al cittadino in modo confuso e contraddittorio: la Lega parla di autonomia in una terra autonoma per eccellenza (e certamente non grazie alla Lega), mentre i più del centrodestra attaccano le coppie gay e si erigono a paladini della famiglia in una realtà con 800 separazioni e 400 divorzi all’anno (anche nel centrodestra). Poi vi sono i cattolici in camicia nera che oppongono alle moschee le chiese e non i principi dello Stato laico (ai quali sono chiamati gli stessi musulmani) e si potrebbe continuare a lungo, passando da siti internet di neonazisti a pseudo-liberali che si farebbero in quattro per togliere i soldi ai cittadini e darli al vescovado.
Un centrodestra che manca di laicismo, di liberalismo ed anche di libertarismo, assolutamente non in grado di dire qualcosa di nuovo e ben lontano dal dare l’idea di essere capace di proporre un’amministrazione attenta alle esigenze di tutti i cittadini, belli o brutti che siano.

Enrico Oliari è esponente del Popolo delle Libertà


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