Aprileonline, 9 mar 07
DI.CO. sì, ma con molte perplessità
di Enrico Oliari*
Un disegno di legge pasticciato, una forma di bizantinismo violento, dove noi
gay che conviviamo non vedremmo riconosciuto neppure il diritto di essere coppia
ma che siamo costretti a difendere nella manifestazione del 10 marzo a Roma con
tutte le nostre forze. pur di non tornare indietro e pur di non essere sconfitti
dalle gerarchie della Chiesa e dai suoi farisei, da Mastella e dal Family day
Il governo della Casa delle Libertà, che a dispetto del suo nome sembrava porre
in ogni questione etica mille paletti e mille distinguo, non ha saputo dare
risposte concrete all'attualissimo problema del riconoscimento delle coppie gay,
dimostrando con i fatti un radicato bigottismo e molta, molta impreparazione.
Tuttavia quanto accade oggi in occasione della presentazione del ddl Pollastrini
- Bindi è la più viva dimostrazione che se a Palazzo Chigi abita Berlusconi
oppure Prodi, il risultato non cambia: le coppie omoaffettive italiane possono
essere considerate di tutto, fuorché ... coppie!
A chi vi si accosta per la prima volta, il Di.Co. non dispiace più di tanto,
cosa che è accaduta anche a me, dal momento che convivo da anni con il mio
compagno, che ho comprato con lui casa e con il quale condivido sogni ed
esercito una reciproca e quotidiana assistenza.
Una volta passato l'entusiasmo di vedere finalmente un qualcosa di concreto
arrivare dalla classe politica italiana, arriva il momento dell'amara delusione
di non vedere riconosciuto il proprio legame affettivo, e scusate se è poco!
Per carità, dopo una Risoluzione del Parlamento di Strasburgo di ben 13 anni fa
e dopo essere stati superati persino dal Messico, dalla Colombia, dalla Slovenia
e dal Sudafrica, lo Stato ci regalerebbe la ridente possibilità di scambiarci
calorosissime raccomandate, per di più con ricevuta di ritorno, ma io, che vivo
in coppia, continuo a non ritenermi soddisfatto.
Romano Prodi, quindi, ha fatto qualcosa di più del collega Berlusconi, non c'è
dubbio, ma andiamoci piano col cantare vittoria.
Come ho sempre sostenuto, il problema sta nella forte presenza dei cattolici in
entrambi gli schieramenti e quindi per tenere insieme il diroccato governo Prodi
si è dovuti ricorrere ai più vergognosi compromessi, tanto da rendere noi
italiani, schiacciati dagli esempi delle vicine Spagna, Francia e Germania, lo
zimbello delle comunità gay del Vecchio Continente.
Non soddisfatti dell'assalto alle convivenze, personaggi come Calderoli,
Andreotti e Binetti si sono scagliati contro noi omosessuali in quanto tali,
identificandoci come viziosi, disordinati ed innaturali.
Le parole forti, si sa, servono per mettersi in mostra, per urlare sopra le
urla, ma è poca cosa rispetto al sottile disegno di chi cerca di infondere
nell'opinione pubblica il concetto che vede nel riconoscimento delle convivenze
un attacco alla famiglia tradizionale, pur sapendo che essa, insieme al tasso di
natalità, sono minacciati dal costo della vita, dal precariato e dal caro casa,
tutte cose delle quali, guarda caso, è responsabile la stessa classe politica
italiana.
Prova ne è il fatto che in Francia, dove dal 1998 si sono pacsate quasi un
milione di persone e soprattutto dove si è fatta un'attenta politica di sostegno
alla famiglia ed alle giovani coppie, il tasso di natalità è aumentato.
I Di.Co, insomma, sono una forma di bizantinismo violento, dove noi gay che
conviviamo non vedremmo riconosciuto neppure il diritto di essere coppia. E da
qui l'analisi potrebbe scendere nel tecnico, dove i furbi avrebbero vita facile
per non pagare gli alimenti all'ex coniuge o per regolarizzare la badante
straniera senza versare i contributi.
Una soluzione potrebbe venire dal riservare i Di.Co solo alle coppie
omosessuali, tanto per la Chiesa di Roma si tratta di persone già dannate e
condannate; tuttavia l'Europa delle libertà, quella che c'è non solo per i
contributi ed i finanziamenti, ma anche per i diritti, ci chiede giustamente di
guardare anche a tutti i conviventi, che così avrebbero maggiori garanzie e
tutele.
Un disegno di legge pasticciato, quindi, che siamo costretti a difendere nella
manifestazione del 10 marzo a Roma con tutte le nostre forze pur di non tornare
indietro e pur di non essere sconfitti dalle gerarchie della Chiesa e dai suoi
farisei, da Mastella e dal Family day, ma che delude profondamente chi, come me,
si ritiene liberale, ovvero che vede nell'allargamento dell'istituto civile del
matrimonio alle coppie omosessuali, l'unica soluzione che garantirebbe, senza
intoppi giuridici, uguaglianza fra i cittadini e quindi parità di diritti e di
doveri.
* Presidente Gaylib
www.oliari.com