NotizieGay, 8 apr 08
Pride, quando l'obbiettività è polenta.
di Enrico Oliari - www.oliari.com
Leggendo l'intervista che è stata rivolta a me e ad altri esponenti di GayLib
sul numero di aprile del mensile omosessuale Pride, ho provato una
profonda delusione. Sarà che, con il cambiamento del direttore si è alla ricerca
di una nuova linea editoriale, sarà che siamo sotto campagna elettorale, ma
quello che è certo è che con oggi si interrompe la mia collaborazione con la
rivista milanese, un lavoro portato avanti con entusiasmo per anni partecipando
alla rubrica "Voci dell'altra sponda" e ad altri servizi, ovvero le mie
interviste ad Alina Castro, la figlia del Leader Maximo, a Marco, un omosessuale
italiano condannato per sodomia in Tunisia, a Khalid, un giovane omosessuale in
fuga dall'Afghanistan dei talebani, a Giovanni, un omosessuale diversamente
abile (una delle prime interviste del genere), a Marcello Veneziani, a Ercolina
Milanesi, a Paolo Karatossidis, e si potrebbe continuare a lungo.
Si può infatti ritenere che la mia lotta e quella dei miei colleghi di
associazione sia una scelta difficile e se si vuole coraggiosa: essere gay di
centro-destra (o, come nel mio caso, di destra) non è cosa facile e si è
vocazionalmente chiamati ad una doppia fatica.
Tuttavia mai, in questi 15 anni di lotta caparbia ed insistente, mi sono sentito
un deficiente; anche perché persino i più sprovveduti sanno che affinché vengano
realizzati i diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese è necessario il
voto della destra laica e ben vengano omosessuali che, pur militando nel
centro-destra, non scendono a compromessi e camminano a testa alta nei loro
partiti.
Oggi Pride ha sbagliato, per due motivi.
Innanzitutto perché non ci si mette a dire quanto fa schifo la destra e quant'è
bella e brava la sinistra, dopo l'episodio dei DiCo, già questi uno scandaloso e
umiliante compromesso che solo una sinistra drammaticamente contraddittoria
poteva partorire. Tutte e due le fazioni sono immobili ed ipocrite sui diritti
dei gay, ed io lo dico, Pride no; e continua a volerci far credere che
tutto va ben, madama la marchesa.
Lo si nota dall'intervista di Stefano Bolognini a Paola Concia, sullo stesso
numero, articolo pieno di riverenze dove entrambi o mentono sapendo di mentire,
o non sono a conoscenza dei fatti (difficile, uno è assistente parlamentare,
l'altra è candidata alla Camera), o, peggio, entrambi ritengono che i gay
italiani siano degli inetti.
Chiede Bolognini: "Non è che il PD faccia ponti d'oro alla comunità gay. Nel
programma c'è un riferimento molto vago alle coppie di fatto". Risponde sicura
la Concia: "Intanto il programma del PD su questo terreno è migliore di quello
del 2006, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto è specifico a
prescindere dall'orientamento sessuale e poi c'è la lotta all'omofobia". Basta,
e tutto finisce lì. Quanta falsità: l'unica volta che la parola "coppie" è
riportata nel programma del Partito Democratico è al cap. 6, lettera i: "La
disponibilità di case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a quella di
altri Paesi. Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità, specie dei giovani e
delle giovani coppie". Ci può spiegare la candidata parlamentare dove è
"specifico" il diritto delle coppie di fatto?
Forse entrambi si sono sbagliati (ma io non ci credo!), e Paola Concia si
riferiva al cap. 4, lettera d, dove in due scarne righe si parla di "Diritti
della persona che convive stabilmente: Il Governo del PD promuove il
riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone
stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale". E qui
mi spiace, ma proprio non si parla di coppia. Si parla di diritti dei singoli
(come i DiCo), che sono tutta un'altra cosa.
Io, che sono infermiere, non ho la pretesa di insegnare il lavoro di giornalista
a nessuno, ma almeno mi avrebbe incuriosito più che le timidissime e scontate
(per via della compresenza nel PD della Binetti) posizioni della Concia, quelle
di Casini, che oltre al riconoscimento dei diritti delle persone che convivono,
prevede l’ospitalità per le coppie (!) omosessuali presso alcune leggi, come il
diritto in materia ereditaria e pensionistica.
Il secondo punto che contesto è l'intervista fatta a me, a Daniele Priori ed a Alberto Ruggin.
Capitava, in occasione delle campagne elettorali, che Pride mi chiedesse un'opinione e sempre era uscita la mia linea di critica nei confronti delle chiusure ai nostri diritti da parte di tutti i partiti, soprattutto di quelli di destra. E puntualmente la stessa rivista ribadiva comunque la necessità di una lotta unitaria portata avanti in tutte le formazioni politiche.
Oggi, al contrario, di una lunga intervista si sono raccolte le cose più frivole, a mio giudizio volutamente, e da lì Enrico Oliari, Daniele Priori ed Alberto Ruggin appaiono come tre poveri bambocci che, nonostante tutto, non hanno ancora rinunciato alla loro militanza nel centrodestra.
Di più: delle mille cose dette di valore politico, il giornalista si è soffermato su "La sortita pubblica non aveva però ottenuto alcun effetto, anche se l'apertura della manifestazione, con "YMCA" dei Village People, solo una nota di colore, aveva fatto gridare al miracolo i gay di centrodestra". Pensa un po'. Noi siamo entusiasti per aver volantinato coraggiosamente per i diritti delle coppie omoaffettive alla manifestazione del PDL (Forza Italia + Alleanza Nazionale + DC di Rotondi ecc.), azione questa che vale più di 10 gay pride. E di certo nessuno ha gridato "al miracolo" per una nota di colore: eravamo a una manifestazione politica, non al Festival Bar.
"Peggio, il PDL candida Eugenia Roccella, portavoce del Family Day, manifestazione contro le unioni di fatto", scrive Bolognini, ma cautamente dimentica di elencare nell'intervista a Paola Concia la lunga rosa di portavoce e di esponenti del PD che erano in prima fila in quella manifestazione, alla quale mancava solo Rutelli (sostenuto dalla stessa Concia a sindaco di Roma, al posto di Grillini!), il quale avrebbe partecipato volentieri, se non avesse rivestito un ruolo di Governo (Il Corriere della Sera, 10.5.2007).
Si potrebbe contestare punto per punto l'articolo di Stefano Bolognini, più per le cose da me dette e non da lui riportate, che per quelle pubblicate su Pride. La mancanza di obbiettività è la principale malattia del movimento omosessuale italiano, così premuroso di svendersi ai partiti, da rinunciare agli obbiettivi stessi. E non a caso l'Italia è uno degli ultimi paesi europei a non aver riconosciuto la coppia gay.