Notiziegay.it, 6 lug 08
L'errore del movimento gay? Aver rifiutato il dialogo
di Enrico Oliari
Francamente non mi stupisco della debacle della politica omosessuale italiana. Era solo questione di tempo, prima o poi sarebbe successa l’implosione del movimento che oggi è sotto gli occhi di tutti e che la nomenclatura rainbow finge di non vedere.
Il fatto è che i piccoli errori delle scelte strategiche si stanno oggi trasformando in tumori maligni, la cui cura può essere solo quella chirurgico-palliativa.
In Europa occidentale le unioni fra persone dello stesso sesso sono una realtà in tutti i paesi (tranne rare eccezioni, dove comunque se ne sta discutendo). In Italia no! Colpa della presenza del Vaticano? Della destra fascista ed omofoba? O di un movimento che ha rinunciato al dialogo per privilegiare l’ideologia?
L’errore è stato quello di schierare politicamente il movimento, di svenderlo alla sinistra in cambio di qualche (inutile) posticino in Parlamento o nelle amministrazioni locali. O, se la vogliamo dire in altro modo, qualcuno in cambio di prestigio e denaro ha svenduto il patrimonio politico omosessuale ai partiti.
I gay italiani avevano bisogno di un movimento autonomo e neutrale, appetibile per tutti gli omosessuali e, di conseguenza, interessante per tutti i partiti, mentre l’averlo infarcito di iper-ideologismo esterno alla causa gay, ha portato almeno la metà degli omosessuali italiani a sentirsi estranei alla causa.
Un esempio? Quest’anno dal palco del gay pride si è parlato anche dei diritti dei rom… che c’entrano i rom con la causa gay? Conseguenza: gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento.
La stessa cosa vale per la dialettica politica: se tu xy sei diventato deputato della sinistra, magari infarcendoti la bocca di anti-berlusconismo, non stupirti se io Berlusconi ti vedo come un avversario politico (e con te ciò che rappresenti) e ti chiudo le porte in faccia (a te e a cosa rappresenti).
Siccome in politica contano i numeri e non mi sembra che il centro-destra in questo momento ne abbia pochi, non è stato un errore l’aver voluto evitare la strada della neutralità, ovvero del dialogo pronto con tutti?
E da qui passiamo ai soldi… perché c’è chi cerca il potere e chi cerca i soldi.
Siamo ben lontani da quei ruggenti anni Settanta, in cui nel FUORI di Pezzana si militava contando solo sul proprio coraggio e sui propri mezzi!
In campo economico il movimento di oggi ha portato avanti scelte sbagliate, dal momento che il foraggiamento delle principali associazioni gay arriva da due sacchi: i locali affiliati e le casse pubbliche (contributi).
La politica di affiliazione dei locali, per quanto doverosa al fine di evitare continue irruzioni della polizia (a disturbare momenti intimi), si è trasformata in un potere forte a favore dei proprietari dei locali stessi, i quali oggi sono in grado di dettare legge all’interno del movimento. Per carità, è una regola della democrazia che chi si associa vota ed i locali hanno più elettori dei circoli politici, ma scusate se sono un ingenuo ed amerei distinguere fra lotta politica e sesso in sauna.
Ci rimasi male nel vedere durante una riunione delle associazioni, un’occasione importantissima per valutare idee di carattere strategico per politica del movimento, che ciò che importava ai rappresentanti dei gruppi era stabilire (anche discutendo animatamente) dove fare il gay pride! Perché dopo il gay pride si va a divertirsi nei locali…
Sui contributi pubblici vale la regola di sempre: io ti do qualcosa, tu mi dai qualcosa. Io ti do una sede per l’associazione, bella ed in centro e tu non protesti se io, che sono del tuo partito, boccio il registro delle Unioni civili nella tua città.
Chi becca soldi da un politico si vende al politico! E chi si vende al politico si schiera e con sé schiera ciò che rappresenta; e, di conseguenza, diventa avversario di altri politici che, prima o poi, vanno al potere e chiudono le porte.
Perché, mi chiedo io, altrove il movimento ha puntato sull’imprenditoria per finanziarsi in modo più abbondante che da noi? Certamente in Italia oggi non sarebbe possibile, perché un movimento di sinistra radicale, com’è quello di oggi, non potrebbe certo sperare di avvicinarsi al portafoglio dell’imprenditore gay, padrone, borghese e sfruttatore delle classi lavoratrici.
E per finire l’implosione: in un mio recente intervento identificai la politica interna al movimento con una casa che si sta sgretolando per via di un alberello piantato qualche anno prima presso le fondamenta, ma che oggi è una robusta quercia dalle radici profonde e robuste, che nessuno riesce a segare.
I maestri, che hanno insegnato a infarcire la politica gay di ideologia esterna alla nostra causa (dal no Global alla Palestina, dall’antiberlusconismo all’Iraq) oggi sono stati superati dagli allievi, che prontamente li stanno mettendo da parte.
E se i primi erano moderati, i secondi sono estremisti, pronti a tutto per prendersi la piazza e mettere da parte chi, pur condividendo la lotta per i diritti dei gay, non condivide un’infinitesima virgola del nuovo Politsburo.
Non mi sto riferendo all’esclusione della piccola GayLib, l’associazione dei gay di centrodestra, dalle manifestazioni del gay pride di Bologna o da quello di Lubiana (“perché siete filoberlusconisti”); mi riferisco a segnali palesi Franco Grillini, che non è un signor nessuno, non ha parlato dal palco del gay pride della sua città, né era in scaletta la presentazione del suo libro, cosa che ha fatto in modo autonomo presso una libreria.
E si potrebbe continuare a lungo, passando dai gruppetti esclusi al caso Bertozzo (di chi è la colpa non mi interessa, perché, sappia il mio amico Dall’Orto, la violenza non è monopolio della destra! Le Brigate Rosse erano forse un gruppo di pacifisti?)
Quid faciamus? Io penso che Aurelio Mancuso qualche me se fa aveva visto giusto e si era espresso in modo corretto: ricercare l’unità del movimento attraverso una ritrovata autonomia e quindi più libertà di movimento, anche, aggiungo io, rispetto ai partiti.
Inoltre è necessario staccare in modo netto l’apparato economico da quello politico al fine di lasciare la parola e la capacità decisionale solo ai gruppi politici. I locali potrebbero rimanere circoli privati emettendo tessere loro.
Per quando riguarda la dialettica è davvero semplice: mai più mischiare l’acqua e il vino ed obbligare i giovani omosessuali o ad aderire a tematiche estranee alla causa gay o alla loro filosofia politica individuale, o ad estraniarsi dalla causa gay.
Abbiamo bisogno di un movimento davvero neutrale, dove si lotta fianco a fianco in quanto gay e non in quanto gay di sinistra.
Dai palchi dei gay pride si deve parlare solo di diritti dei gay e tenere lontano chi partecipa per portare idee diverse, estranee ali nostri diritti, o pubblicizzare partiti.