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Alto Adige, 3 dic 06

Oliari: «La fede è in noi non va appesa ai muri»

MERANO. Prosegue il dibattito sul crocifisso nelle aule scolastiche. Ad intervenire oggi è Enrico Oliari, noto attivista di Alleanza nazionale, che esprime opinioni in netto disaccordo con i colleghi di partito Pietro Cortesia e Mauro Minniti.
Una volta tanto non vado d’accordo con i colleghi di partito Mauro Minniti e Pietro Cortesia. Ahimè, è proprio il caso di dirlo, è colpa di quel povero Cristo e del suo crocifisso.
È un bene che anche nelle nostre valli si discuta della necessità o meno di appendere il simbolo religioso della croce nelle scuole pubbliche, ma non riesco ad accettare il fatto che sia la nostra destra ad assumersi la difesa ad oltranza della presenza dei simboli cristiani nelle scuole.
A mio avviso Alleanza nazionale ha il dovere di evolversi in un partito moderno, europeista nei principi e nelle idee, non solo nel campo economico.
E soprattutto in un partito laico, libero da ogni influenza cattolica: per svolgere questo specifico ruolo esistono partiti con la croce sullo scudo, e tanto dovrebbe bastare in una repubblica che professa (almeno in teoria) la netta divisione fra Stato e Chiesa.
Non è storicamente corretto affermare che il nostro Paese, pensato com’è oggi, “fonda le sue radici sulla cultura cristiana” rappresentata dal crocifisso, come neppure il concetto stesso di Unione europea: alla base della Carta costituzionale vi sono i principi laicissimi dell’Illuminismo.
Al contrario il cattolicesimo e quindi la Chiesa, una volta carpito il potere temporale, hanno istaurato la prevaricazione del nobile sul povero, lo sterminio di intere popolazioni giudicate eretiche, la depauperazione del ruolo della donna, la chiusura della cultura nei monasteri e si potrebbe continuare a lungo.
Le scuole nella quale si vorrebbe affiggere il crocifisso sono pubbliche, frequentate da allievi di estrazione culturale sempre più variegata alla quale si vorrebbe imporre a tutti i costi non tanto un simbolo di fede, quanto più la fede stessa.
Si tratta di istituzioni pubbliche, pagate con i soldi provenienti dalle fatiche di tutti, cattolici, atei, agnostici, protestanti, buddisti, mussulmani e quant’altro. Perché i bambini ebrei devono essere costretti a sedersi in una classe davanti a quel crocifisso che nella loro storia ha rappresentato l’invenzione dei ghetti e la persecuzione da parte della Chiesa?
Il vero problema è che stiamo cadendo in una situazione paradossale, dove la politica vuole abbracciare a tutti i costi una fede che in realtà i cittadini vogliono vivere intimamente, nel proprio cuore.
Perché alle prevaricazioni dell’estremismo islamico i nostri politici oppongono le nostre pseudo-radici cristiane? Non è con nuove crociate anche se solo culturali o di mercato che ci si oppone a chi vuole fare della religione la legge di tutti, ma con la perseverante affermazione del diritto di tutti di affermare la propria fede e di aderire alla propria religione.
Eppure non sono pochi i partiti italiani, di entrambi gli schieramenti, che insistono sulle problematiche legate alla fede ed ai simboli religiosi, mentre ci sarebbe bisogno di una crescente laicità nelle istituzioni. E bene fece Craxi nel 1984 ad ottenere l’abolizione dell’obbligatorietà dell’ora di religione cattolica.
A cosa serve osteggiare la nascita delle scuole coraniche a Milano se siamo noi stessi a pretendere i crocifissi nelle classi? I simboli religiosi nelle scuole diseducano, non educano, i giovani a sentirsi parte di una religione o a esserne contro, mentre le istituzioni pubbliche devono avere chiaro il ruolo di casa aperta a tutti.
La fede, che sia cattolica o altro, è un valore insito nella persona, non sulle pareti anonime delle classi scolastiche italiane.


Enrico Oliari - An


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