Aprileonline, 2 dic 08
Meglio impiccati in Iran che sposati in Spagna
di Enrico Oliari
L'intervento La Chiesa dice no alla depenalizzazione degli omosessuali proposta
dalla Francia all'Onu. Ma quando sono i cattolici ad essere perseguitati,
l'atteggiamento è un altro. Ogni qual volta una nazione riconosce i diritti
delle coppie omoaffettive, Oltretevere va in fibrillazione temendo di perdere la
presunta competenza in materia e il potere. Sarà interessante vedere come voterà
il nostro Paese alle Nazioni Unite
Notizie di questi giorni raccontano di gruppi di cristiani perseguitati in India
e in diversi paesi sotto l'onda di un forte fondamentalismo islamico: le
aggressioni ai religiosi e gli atti vandalici ai luoghi di culto cristiani ormai
non si contano più ed il Santo Padre, preoccupato, ha lanciato diversi appelli
dalla finestra che da su piazza San Pietro per invitare le varie nazioni a
garantire il rispetto, la libertà di culto e la non discriminazione della
minoranza cattolica. Ci mancherebbe: chi non darebbe ragione a Benedetto XVI nel
momento in cui chiede di osservare i diritti dell'Uomo e le libertà civili?
La Chiesa, che si avvicina alla società con un approccio teologico, viene però
ad essere fortemente discriminante ed incisiva proprio in materia di diritti
civili e la classe politica, sempre attenta al bacino elettorale, preferisce
andare a braccetto con il vescovone piuttosto che con l'imprenditore o
l'operaio.
Ed è così che in Italia resta difficile portare avanti qualsiasi tipo di
battaglia per la libertà civile ed individuale senza il nulla osta di
Oltretevere, cosa che appare evidente nel momento in cui si affrontano le nuove
frontiere dei diritti civili.
Non a caso l'Italia resta l'ultimo paese dell'Europa occidentale, in compagnia
della Grecia, a non aver legiferato in materia di riconoscimento della coppia
omoaffettiva, cosa che era stata raccomandata dal Parlamento europeo ben
quindici anni fa e che ha portato uno dei sette paesi più potenti della terra ad
essere superato persino dalla Slovenia, dal Sudafrica, da paesi dell'America
Latina e persino del Terzo mondo.
L'Osservatore vaticano presso le Nazioni Unite, Celestino Migliore, ha
sbalordito tutti lunedì quando ha enuncianto la posizione del "papa re" contro
la proposta della Francia, la quale prevede la depenalizzazione globale
dell'omosessualità. A dire del diplomatico in salsa clericale, infatti, "gli
stati che non riconoscono le unioni gay verrebbero messi alla gogna".
Oggi l'omosessualità fra adulti consenzienti viene perseguita penalmente in
oltre 91 paesi (www.oliari.com/inpiu/paesi.html),
con pene che vanno dalla reclusione, alla fustigazione e persino alla morte: fa
un certo effetto sapere che lo Stato della Città del Vaticano plaude a queste
ingiustizie, anzi, le ammira. Addirittura per monsignor Migliore, che è il
rappresentante del Vaticano davanti alle Nazioni Unite e non un pinco pallino
qualunque, le misure di depenalizzazione proposte dalla Francia "se adottate,
creeranno nuove e implacabili discriminazioni", nonostante che, come tutti
sanno, da che mondo è mondo le leggi di tutela e di emancipazione servono
proprio per abbattere le discriminazioni.
Nonostante si tratti di un argomento civile e non religioso, la Chiesa teme
fortemente il riconoscimento delle coppie omoaffettive, proprio perché
riguardano il rapporto di solidarietà e di amore fra due persone dello stesso
sesso e per il papa-teologo perdere la battaglia, com'era successo in occasione
di aborto e divorzio, significherebbe perdere potere, ovvero il monopolio su ciò
che è bene e ciò che è male in materia di famiglia e di sentimento affettivo.
Ogni qual volta una nazione riconosce i diritti delle coppie omoaffettive, la
Chiesa va in fibrillazione poiché sparisce un po' della sua presunta competenza
esclusiva; per questo motivo preferisce i gay di 18 anni impiccati in Iran a
quelli sposati e felici in Spagna. Il detto "meglio il figlio morto che frocio"
lo sostiene oggi anche la Chiesa con le affermazioni di Migliore, esponente di
una potentissima lobby che parla di accettazione e di non discriminazione delle
persone omosessuali, salvo nel momento in cui si arriva al dunque. Non c'è da
stupirsene, è la storia. Quando la Chiesa ha rappresentato l'interesse di tutti
i cittadini, belli o brutti che siano? Quando si è mostrata aperta ad un mondo
costantemente e sempre più velocemente in fase di evoluzione multiculturale?
La stessa dialettica della Chiesa in materia di omosessualità rasenta
un'efferata violenza: il tanto paventato attacco alla famiglia non è dovuto al
riconoscimento delle coppie gay, ma all'incapacità dei politici, i quali per
anni se ne sono fregati altamente del caro vita e del caro alloggi, e questo è
sotto gli occhi di tutti; per la CEI gli omosessuali vanno compatiti e
"tollerati", ma guai vederli nei seminari; per molti sono peccatori, per altri
pedofili.
Sarà interessante vedere l'atteggiamento dell'Italia filo-papista al momento del
voto della proposta francese: la classe politica italiana, di centrodestra o
centrosinistra che sia, è liberale solo in economia ed europeista solo quando si
tratta di prendere i soldi dei contributi o di tutelare i formaggi.
Con uno strapotere simile della Chiesa ed un tale pallore della classe politica,
i veri liberali non si sanno se sperare nella resurrezione di De Gasperi, che da
statista democristiano autentico voleva una separazione dei ruoli fra Stato e
Chiesa, o di Cavour, che per assicurarsene aveva usato i cannoni.