NINO STRANO
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- La Stampa, 25 ago 1999: Io, Alleanza Nazionale e la mia battaglia per i gay"
- La Repubblica, 25 gen 08: Il senatore Nino Strano è gay. Ieri aveva insultato Cusumano con una 'Checca isterica'
- A Catania giunta centro-destra patrocinia iniziativa gay
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La Stampa, 25 ago 1999
Io, Alleanza Nazionale e la mia battaglia per i gay"
Intervista di Pierluigi Battista
Lo stesso fascismo era tradizionalista ma pure nutruto della lezione trasgressiva e libertaria dei futuristi e di D'Annunzio
"Come si spiegherebbe se no, la valanga di voti in Sicilia per Zeffirelli?"
Scusi,
onorevole Nino Strano, ma quella volta che Fini si arrabbiò con
lei? «E perché mai Fini avrebbe dovuto arrabbiarsi con me?»
In
un'intervista del “Foglio” ad Armando Plebe è scritto che quando
Fini disse “no ai maestri omosessuali» lei, parlamentare della Regione
Sicilia e al tempo assessore del governo siciliano polista, commentò
con sarcasmo: “Camerati, il presidente ha parlato di maestri di scuola,
non di assessori”, Conferma o smentisce?
“Confermo
e straconfermo, Ma Fini non si arrabbiò. Capi che la mia battuta
era sdrammatizzante e capì anche che sull'omosessualità,
in An ma anche nel Msi, c'era e c'è ampia libertà di parola.
Ci sono quelle frange idiote che hanno fatto la smargiassata di Torre del
Lago ma c' è anche un dirigente come me che in questi anni a Catania
ha promosso una campagna per riaprire un locale frequentato dai gay di
cui la giunta di centro-sinistra, reazionari e machisti che non sono altro,
voleva la chiusura”,
Qualcuno
a Catania la chiama addirittura il “beniamino dei travestiti”. Pensi quanto
deve essere contento il suo collega di partito Giulio Maceratini, che nei
giorni scorsi ha tuonato contro i “partiti filo-gay”.
“Primo,
stimo troppo Maceratini per non pensare che la sua è stata soltanto
una spiritosa provocazione e niente più, montata ad arte dai giornali
d'agosto che in mancanza della Parietti si buttano famelici su una frase
malamente estrapolata, Secondo, non vorrei che sorgessero equivoci: "beniamino
dei travestiti" mi sembra eccessivo, ma mi riconosco nell'immagine di un
esponente di Alleanza NazionaIe che nel tempo ha costruito un rapporto
di stima e fiducia con molti omosessuali della città e della regione,
che va fiero della loro amicizia, che è lieto di frequentarli, che
ha creduto, assieme al consigliere comunale di An Giuseppe Rena, nella
necessità di mobilitarsi perché il "Pegaso", un locale molto
in vista nel mondo omosessuale, fosse riaperto e anche subito. Le basta?"
Dica lei: basta a un partito ex fascista, omofobo, col "vizietto" di sospettare
sempre degli omosessuali? "Lei si sbaglia. Si sbaglia anche sul fascismo
che, considerati gli standard del costume dell'epoca, non mostrava nei
confronti degli omosessuali più intolleranza di quanto non accadesse
nelle democrazie. Un regime tradizionalista, certo, ma che si è
nutrito ariche della lezione trasgressiva e libertaria dei futuristi e
di D'Annunzio".
Attento
a D' Annunzio, che poi Mirko Tremaglia convoca un Ufficio polItico. "Non
capisco il nesso tra D' Annunzio, Tremaglia e l'Ufficio politico di An".
Lei saprà certamente che nel 1993, dopo che Pietrangelo Buttafuoco
aveva scritto sul Secolo d'Italia delle trasgressioni «omo»
cui si abbandonarono i legionari di Fiume, Tremaglia, indignato per leso
D'Annunzio, pretese che fosse convocato l'Ufficio politico del Msi per
chiedere la testa dell'allora direttore Maurizio Gasparri.
"Lo
so. Ma non ebbe la testa di Gasparri e, lo dico per gli storici a futura
memoria, non la ebbe anche grazie all'intervento deciso di Pinuccio Tatarella.
Il che conferma che il nostro è un partito che prevede posizioni
diverse. Ma lei davvero ignora quanti omosessuali (maestri compresi) votano
Alleanza nazionale? Ma le pare davvero, per farle un esempio, che un partito
oramai sempre più radicato a Milano possa mietere tanti consensi
nel mondo della moda, dell'arte, dello stile, della comunicazione se fosse
percepito come un'accolita di feroci anti-omosessuali. E ancora: lei pensa
davvero a un elettorato di An assatanato contro gli omosessuali?" Assatanato
forse no. Ma certo non entusiasta. "Errore, altrimenti non si spiegherebbe
come mai nel collegio di Catania un grande regista come Franco Zeffirelli,
che pure non ha mai fatto mistero delle sue inclinazioni senza ri nunciare
a una sacrosanta battaglia a favore dei valori cattolici, ha stravinto
nel maggioritario con il 68 per cento contro il 32 del candidato dell'Ulivo.
VuoI dire che tutto questo pregiudizio anti-omosessuale non è poi
così diffuso, persino in Sicilia" . Ammetterà, onorevole
Strano, che le sue sono posizioni molto singolari in An. "Non lo so. So
solo che quando Zeffirelli ha presentato a Catania la prima di Storia di
uni capinera, non appena nei titoli di coda è apparsa la scritta
"dedicato a Nino Strano" è venuto giù il teatro. Naturalmente,
non solo in molti a potersi onorare dell'amicizia di un grande artista
come Zeffirelli, ma secondo gli stereotipi che diffondete voi dei giornali,
un atteggiamento libero nei confronti degli omosessuali dovrebbe esser
molto impopolare in AN".
Effettivamente.
"Effettivamente un corno. In AN non ci sono steccati nei confronti dei
gay" .
E
a quelli di Torre del Lago chi glielo dice? "Glielo dico io: se pensavate
di fare una cosa giusta, vuoI dire soltanto che siete delle grandi, anzi
grandissime, come dire teste di rapa". -. Va bene: teste di rapa.
La Repubblica, 25 gen 08
IL SENATORE NINO STRANO E' GAY. IERI AVEVA INSULTATO CUSUMANO CON UN "CHECCA SQUALLIDA"
Outing di Concita De Gregorio: "Quello che urla è un omofobo? No, è un
omosessuale dichiarato"
CONCITA DE GREGORIO
C'è uno [Barbato, ndr.]che prende a sputi un altro, siamo al Senato, i due sono
colleghi di partito.
Provvedimento disciplinare immediato. Espulsione.
Punito l'agressore: no l'aggredito. L'espulso è lo sputato
C´è un altro [il senatore Nino Strano, ndr.] che urla "frocio, checca squallida,
mafioso" all´indirizzo di un conterraneo: siciliani entrambi. Quello che urla è
un omofobo? No, è un omosessuale dichiarato. Ride, carezza e fa buffetti ai
colleghi a fine seduta stappa una bottiglia di champagne rovesciandolo sulla
moquette e mangia, in aula, una fetta di mortadella (capìta la fine allusione?)
con le mani. Ci sono tre compagni di partito che votano uno sì, uno no, uno si
astiene. C´è un senatore in sedia a rotelle, uno col tutore a un braccio, uno
con le stampelle e un altro che esce dall´aula su una barella di juta, svenuto.
C´è un collasso generale di civiltà, un corto circuito di senso. E´ questo il
teatro in cui finisce a meno di metà mandato il governo Prodi. Uno spettacolo
ogni minuto sorprendente in cui sempre succede proprio quel che non ha logica e
tutti ridono, intanto, tutti festeggiano ed applaudono urlando. "Non è
un´osteria", sono queste le parole con cui alle nove di sera Franco Marini
chiude la seduta e la vita del governo. Resta da pulire la moquette.
Anche Romano Prodi ha sorriso molto in questa giornata infinitamente lunga in
cui tutti ma proprio tutti gli hanno rimproverato di aver voluto portare il
governo alla conta dei voti in Senato, perdente a priori viste le defezioni di
Mastella e di Dini, solo per "testardaggine" (D´Onofrio, Udc), per "risolvere le
beghe dentro il Partito democratico" (Matteoli, An), dal "nostro gruppo non ha
mai avuto né un inciampo né un rischio, può fidarsi di noi" (Anna Finocchiaro,
Unione, per chiarire la fedeltà del gruppo al capo del governo evidentemente in
dubbio), per risentimento personale verso Veltroni. Ha sorriso ed ha scherzato
molto a lungo col suo compagno di banco Tommaso Padoa Schioppa, ha raccolto i
biglietti di Alfredo Biondi annuendo, ha scherzato con tutti a dissimulare
un´amarezza evidente. Persino mentre Mastella declamava Neruda ("poeta
comunista", ha opportunamente chiarito di lì a poco Milziade Caprilli di
Rifondazione, segnalando l´ennesima smagliatura di senso) Prodi ha
leggerissimamente chinato la testa e molto lievemente sorriso. Tutto, ma Neruda
- "Lentamente muore" - non se lo aspettava.
Tuttavia l´ultimo giorno del governo Prodi, morto per cinque voti mancanti
(156-161), passerà alla storia minore delle cronache parlamentari come quello in
cui un senatore eletto nella maggioranza fu aggredito per aver detto di votare
con la maggioranza medesima, fu per questo preso a sputi e a insulti cosicchè
svenne. Da qui conviene dunque cominciare. Stefano Cusumano detto Nuccio ("Stefanuccio"),
siciliano di Sciacca, è un senatore dell´Udeur di Mastella con qualche trascorso
giudiziario che lui stesso nella dichiarazione di voto rammenta: "Sono uscito a
testa alta da nove anni di processi, mi sono difeso in silenzio". E´ lì per dire
che, contrariamente alle indicazioni di Mastella, voterà sì alla fiducia. Lo fa
con una veemenza e con un afflato che fanno temere per la sua saluta in corso di
orazione. Non appena conclude Tommaso Barbato, suo compagno di partito, si gli
scaglia contro gridando "pezzo di merda" e fa il gesto di sputare. I commessi lo
trattengono. Dal lato opposto dell´aula un senatore incongruamente munito di
occhiali neri da sole (non ci sono finestre, nessun riverbero in aula) e di
maglioncino rosso legato sulle spalle gli urla prima "mafioso e venduto", poi
"checca squallida, frocio". Si tratta di Nino Strano, catanese, già protagonista
dei fischi a Ciampi durante un precedente voto di fiducia a Prodi. Strano è uno
dei pochissimi omosessuali dichiarati eletti in An. Franco Zeffirelli gli dedicò
il suo "Storia di una capinera". Cusumano impallidisce. Qualcuno dai banchi di
centrodestra strilla "hai fatto assumere il tuo segretario!", Oreste Tofani di
An chiarisce che l´assunzione ("in un ente pubblico!") risale al 23 gennaio,
l´altro ieri. Cusumano si accascia. Marini sospende la seduta, il senatore è
steso sui banchi. Gli slacciano la cintura dei pantaloni, è svenuto, lo caricano
su una barella di tela e lo portano via. Anche Mastella ha fatto sapere che non
si sente tanto bene. Ha avuto un malore, annuncia, arriva col medico. Entra da
solo in aula, invece. La direzione dell´Udeur nel breve volgere di un´ora, non
si vede dove riunita, ha deciso la sospensione dal partito del colpevole:
Cusumano, non Barbato. Cusumano per aver "tradito". Barbato lo sputante,
poveretto, "era sotto stress" dice Mastella che prima di entrare in aula non
smette di recitare la giaculatoria della sua "persecuzione giudiziaria": e la
moglie, e i figli, e i suoceri e i consuoceri. Quando entra in aula è lirico,
invece. Abbraccia Cossiga. Declama Neruda. "Lentamente muore chi non cambia
abitudini, chi evita una passione, chi veste sempre gli stessi colori". Quattro
minuti, tanto dura la poesia e la fine della residua speranza di Prodi nel
frattempo minata, nell´ordine, da: 1) la nebulosa dichiarazione di voto
contrario di Domenico Fisichella ("sono dimissionario, voterò se anche gli altri
dimissionari lo fanno". Franca Rame capisce che si parla anche di lei,
immediatamente telefona per chiarimenti). 2) Il no di Turigliatto applaudito con
scherno e sollievo dalla destra. 3) Il "non rinnoviamo la fiducia" del diniano
Scalera. I senatori eletti con Dini sono tre. Con una coreografica distribuzione
di parti in commedia voteranno così: Dini no, D´Amico sì, Scalera astenuto.
La morte del governo è dunque già chiara verso le sei di sera. Arriva Massimo
D´Alema reduce da un altro funerale, quello di Arrigo Boldrini. Parla Cossiga
che annuncia il suo sì anche se "ad una crisi al cardiopalma presto o tardi
segue l´ictus, poi l´emorragia cerebrale". Parla D´Onofrio, Udc: "Sta cercando
di liberarsi del Partito democratico di cui è presidente?". Poi Caprilli di
Rifondazione, un bell´intervento anche nella parte del "comunista Neruda",
Vannino Chiti applaude. Finocchiaro, che in apertura aveva ricordato Guido Rossa
(battimani in piedi di tutta l´assemblea, raro momento di dignità corale) accusa
Mastella di "far cadere il governo per fatto politico personale". Mastella è già
fuori dall´aula, però. Poco a poco tutti i ministri scemano. Molti di loro hanno
appuntamenti serali in tv. Quando si passa alla conta dei voti l´unica sorpresa
è l´assenza di Andreotti: aveva annunciato il sostegno, è andato a casa invece.
Si vede che ha capito che non serviva restare. Anche Prodi del resto è già
uscito. Quando Marini proclama il risultato i banchi del governo sono vuoti. Il
presidente sfiduciato è a Palazzo Chigi, escono Rutelli e Gentiloni, gli autisti
fuori sgommano. A Palazzo Madama resta il gruppo di An che urla di giubilo e
stappa champagne. Prosecco, anzi.
http://italy.indymedia.org/, 27 lug 04
A
CATANIA GIUNTA CENTRODESTRA PATROCINA INIZIATIVA GAY ] AL VIA PRIMO GAY
MEDITERRANEAN EXPO. SE NON CI SONO SOLDI DI MEZZO, ALLORA AN APPOGGIA.
''Andare oltre, anche per evitare di consegnare fette di societa'
aprioristicamente alla sinistra''. Cosi' l' assessore comunale alla Cultura, il
parlamentare nazionale di An Nino Strano, spiega perche' Catania ''e' la prima
citta' con un' amministrazione di centro destra a patrocinare una manifestazione
di omosessuali''.
Lo fa alla presentazione del primo Gay Mediterranean Expo, che si terra' a
Catania da domani al 12 agosto, al quale parteciperanno anche rappresentanze Usa
e israeliana. Ci saranno incontri culturali, musica e spettacoli. Ma ''con
grande riservatezza e senza esibizioni''.
''Alleanza nazionale - sostiene Strano - deve parlare con fette di societa' con
le quali magari non condivide alcuni valori, come con i radicali per la droga e
gli omosessuali sui temi della famiglia.
Possiamo stare con gente che la pensa diversamente da noi ma che aspetta con
ansia che dal centro destra nascano messaggi di grande solidarieta.' ''
Secondo Strano ''Alleanza nazionale non deve andare contro ma oltre, come diceva
Tatarella molti anni fa e come continua a dire Ignazio La Russa''. ''Noi
dobbiamo aggregare - aggiunge - persone per bene, diverse ma che sappiano ris
pettare le regole''.
L'iniziativa e' patrocinata dal Comune di Catania, ma, sottolinea l' assessore
'a costo zero'. ''Abbiamo deciso di patrocinarla - osserva - perche' e'
un'iniziativa priva di ostentazione, senza fenomeni da baraccone come i Gay
Pride. Ci sono delle persone serie che hanno chiesto il nostro appoggio senza
domandarci soldi''. Secondo il parlamentare di An ''la manifestazione non
creera' problemi'' e ''non ci saranno scandali''.
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Rassegna
stampa di Enrico Oliari: il Borghese 1999 "Se lui ama lui, il partito che
fa?"