ALESSANDRA MUSSOLINI

Tratto dal mensile gay "Pride", n. 29, novembre 2001. Per gentile concessione del mensile "Pride".
Di Massimo Allen
Con
il cognome che porta, Alessandra Mussolini può davvero dirsi di
casa nella destra, e infatti è esponente di primo piano di Alleanza
Nazionale. Eppure, a dimostrazione che non è vero che “il nome è
destino”, sulla questione dell’omosessualità ha opinioni decisamente
aperte, che certo non andranno giù a tanti suoi colleghi di partito
e di governo.
Abbiamo
intervistato questa voce gradevolmente controcorrente rispetto all’omofobia
prevalente nel suo par-tito e nel governo stesso.
“Dicci
qualcosa di destra!“, urlavano alcuni militanti di Alleanza Nazionale a
Francesco Storace giunto, grazie alla spinta decisiva del cardinal Ruini,
sulla poltrona di governatore del Lazio. E lui, brillante: “Qualcosa di
destra? A frociooooo!”.
C’è
chi dice che questo episodio sia solo una leggenda. Però è
verosimile e poi, insomma, inutile negarlo: il centrodestra al governo
dà poche garanzie al mondo omosessuale. Certo, qualche esponente
più liberale, o addirittura friendly, qua e là appare: da
Marcello Pera a Ombretta Colli, da Lucio Colletti a (pare) il ministro
Stefania Prestigiacomo. La “squadra” di Berlusconi è poi essenzialmente
laica e anche un cattolico come Gerolamo Sirchia (ministro della Sanità
cui tocca l’ingrato compito di non far rimpiangere Umberto Veronesi) al
momento dell’insediamento aveva dichiarato, dal suo prestigioso studio
di ematologo dove non passa inosservata una foto di Giovanni Paolo
II: “Sarò un ministro della Repubblica italiana, non del Vaticano”.
I suoi esordi non sono stati in realtà dei più felici; ma
perlomeno ha tenuto a bada Rocco Buttiglione e le sue sparate anti-aborto.
Ma
le note positive finiscono qui. Dall’altro lato c’è infatti Gianfranco
Fini, quello che non ci vuole insegnanti (al che l’onorevole Nino Strano,
vicino a GayLib, ora eletto deputato ma allora assessore regionale siciliano,
precisò divertito in apertura di giunta: “Colleghi, il capo ha detto
maestri, non assessori”). C’è Umberto Bossi che ci dipinge “sporcaccioni”
e si indigna per i baci lesbici sulla Rai. Ci sono i cattolici: Pierferdinando
Casini a presiedere la Camera (“Un bravo ragazzo”, dicono tutti di lui,
e non vanno oltre), il Buttiglione nell’esecutivo (tanto chiasso ma fa
pochi danni: tanto s’occupa di Europa). Ci sono i Pedrizzi, i Berselli,
i Giovanardi (pure lui ministro), e tanti altri.
Eppure...
Eppure questi comandano e comanderanno per i prossimi anni, allora forse
val la pena di provare a dialogare. In fondo, anche i gesuiti di “Civiltà
Cattolica” hanno dato il loro via libera alla regolamentazione delle unioni
civili, salvo poi motivare questa concessione in modo che è meglio
tacere (per carità cristiana, appunto). E il nuovo presidente del
Senato (seconda carica dello Stato), il già citato Marcello Pera,
espres-sione dell’area “liberal” di Forza Italia, da tempo si è
detto favorevole alle coppie di fatto ed ha partecipato “idealmente” pure
al Gay Pride. Sono dalla nostra parte anche alcuni consiglieri di Berlusconi
come Giuliano Ferrara (che su questo tema ha condotto una lunga battaglia)
ma, soprattutto, lo è un nome che a solo sentirlo fa balzare sulla
sedia: Mussolini. Alessandra Mussolini, per la precisione.
A
lei, parlamentare ed esponente di spicco di Alleanza nazionale, abbiamo
chiesto cosa ne pensa della que-stione omosessuale.
Onorevole
Mussolini, molti fanno notare la contraddizione di uno schieramento di
governo che si proclama “rinnovatore” sul piano politico, istituzionale
ed economico ma “tradizionalista” in campo sociale, quasi che il Paese
andasse modernizzato solo in alcuni suoi aspetti e non complessivamen-te.
È
vero. Bisogna prendere atto di alcune situazioni che esistono. Certi atteggiamenti
d’ipocrisia si scontrano con le richieste della gente; bisogna tenere conto
delle esigenze di un’intera popolazione. Penso alle questioni di bioetica,
ma non solo. Ad esempio, credo che la famiglia vada certamente tutelata,
ma essa può essere, non dev’essere necessariamente fondata sul matrimonio.
Esistono anche tante persone che convivono e meritano tutela anche se non
sono sposate. Non le si può certo costringere alle nozze...
Bisognerebbe
ridiscutere molte leggi: penso a quella sulle adozioni, che prevede almeno
tre anni di matrimonio. È superata nei fatti.
Politiche
a favore della natalità non ostacolano la concessione di diritti
e la disciplina giuridica di nuove forme di convivenza. Ci può essere
tranquillamente l’uno e l’altro.
Certamente.
Con un unico limite: bisogna sempre avere buon senso, poiché sono
tematiche che investono le coscienze di ognuno. Non basta legiferare, la
norma arriva fino a un certo punto.
Inoltre
bisogna ragionare in termini di nuovi diritti: c’è chi convive e
non vuole sposarsi: non si può trasforma-re la convivenza in un
contratto di tipo matrimoniale. Bisogna lasciare libertà.
Non
c’è una sorta di sovraesposizione delle istanze cattoliche nella
“Casa delle Libertà”? Così è parso, almeno in campagna
elettorale.
Non
sono d’accordo. Io credo che possa esserci stata la tentazione di assecondare
troppo le richieste del Vaticano, ma in ogni caso lo Stato è laico
e il Parlamento risponde alle esigenze della società. Ognuno la
può pensare come crede, ma nelle istituzioni non possono dominare
considerazioni e istanze di tipo religioso. Bisogna sempre ricordarsi che
noi legiferiamo per tutti, per chi va a messa ma anche per chi non ci va,
per il cattolico e per l’ateo.
Quasi
tutta Europa ha adottato o sta adottando normative sulle coppie di fatto,
etero e omosessuali. L’Italia è ferma. Non ritiene che il nuovo
governo prima o poi dovrà affrontare il tema?
Be’
- sorride la Mussolini - per ora l’ala cattolica della Cdl è impegnata
più che altro a mettere in discussione la legge 194 sull’aborto...
Io
mi auguro che su una tematica come le convivenze omosessuali non emergano
posizioni forti né in un senso, né nell’altro, ma si possa
giungere a una soluzione mediata. Altrimenti ricominciamo con i fondamentalismi
contrapposti, con le barriere ideologiche. Sarebbe deleterio, paralizzerebbe
ogni iniziativa legislativa.
Già
prevedo che si ripresenterà in questo Parlamento il muro tra laici
e cattolici... E mi faccia dire che è negativa anche la scarsa presenza
di donne: me lo consenta, hanno una diversa coscienza rispetto agli uomini.
Temo che sulle tematiche sociali vi sarà troppo immobilismo.
Vi
sono però dichiarazioni di esponenti di An che sembrano “aprire”
a una disciplina, seppur minima, sulle convivenze omosessuali.
Sarebbe
già un enorme risultato, perché An ha sempre avuto un atteggiamento
di chiusura rispetto a queste tematiche.
Lei
in questo dissente dal partito.
Fortemente.
Ritiene,
al di là delle prese di posizione del passato, che stia emergendo
anche nel centrodestra la coscienza che non si possano ignorare talune
realtà, come le coppie di fatto?
Credo
che non possa non emergere. Quando uno schieramento va al governo è
giocoforza costretto a tenere conto di tutte le istanze. Non si può
avere un atteggiamento radicale, in nessun senso. Bisogna certamente considerare
come appaiano più “forti” altre problematiche, poiché i gay
sono una minoranza: ma questi ultimi ci sono, esistono, e non possono essere
penalizzati, dato che pagano le tasse come gli altri, ma subiscono soprusi
di fronte alla legge.
La
sua è una posizione isolata all’interno del partito?
Mi
auguro che su queste questioni An prenda a breve una posizione più
aperta. Credo che alla fine prevarrà l’opinione generale dell’intero
Parlamento, non solo degli alleati della Cdl.
È
possibile contare sul suo impegno personale?
Senz’altro.
Su questo, così come sulla legge contro le discriminazioni. Sono
stata sempre contraria ai pregiudizi: col cognome che porto, ne ho subiti
fin troppi.