L'OMOSESSUALITÀ IN URSS NEGLI ANNI 1980 - 1990
Il presente studio è stato curato ed inviato dal giornalista Ruslan Arslanov.
Il sesso allargato e impersonale spesso aumentava il rischio di contagio di
malattie veneree. Temendo di essere scoperti, gli uomini evitavano di rivolgersi
al medico e lo facevano troppo tardi. A Mosca, l’84% dei ricoverati tardivi per
sifilide erano omosessuali. Soprattutto difficile era risalire alla fonte del
loro contagio. Secondo i dati in possesso di K. K. Borisenko, la percentuale di
rivelazione delle fonti di contagio della sifilide presso gli uomini omosessuali
non superava il 7,5 – 10%, mentre tra le altre persone raggiungeva il 50 – 70%.
Naturalmente non si poteva parlare di nessuna difesa giuridica degli
omosessuali. Gruppi organizzati di teppisti, a volte con la complicità della
polizia, provocano, ricattano, derubano, picchiano e addirittura uccidono i
“finocchi”, presentando ipocritamente sé stessi come difensori della pubblica
moralità e chiamando queste loro azioni “riparazione” .
Siccome gli omosessuali temevano in tale caso di rivolgersi alla polizia, la
maggior parte di tali reati restava impunita, e poi i poliziotti li accusavano
di essere un vivaio per la delinquenza. L’omicidio a scopo di rapina spesso e
volentieri veniva spacciato come conseguenza della gelosia patologica insita
nella natura stessa degli omosessuali, e così via.
L’articolo 121 è stato spesso usato anche per far giustizia sommaria di coloro
che la pensavano in modo differente, per aumentare il periodo di detenzione nei
lager, ecc. Spesso questi fatti venivano a conoscenza delle orecchie “asinine”
del KGB. Accadde, per esempio, all’inizio degli anni ’80 al noto archeologo
leningradese L’ev Klejn , il processo del quale fu diretto dall’inizio alla fine
dal KGB locale, con le più rozze violazioni di ogni norma processuale.
L’applicazione della legge era selettiva. I personaggi noti della cultura, se
non entravano in contrasto con il potere, godevano di una certa “immunità”, e si
guardava alle loro inclinazioni “chiudendo un occhio”.
Ma costava non compiacere i dirigenti autorevoli, poiché la legge si metteva
subito all’opera.Così fu spezzata la vita del grande regista armeno Sergej
Paradžanove si costrinse il poeta Gennadij Trifonov a scrivere lettere di
confessione. Nella seconda metà degli anni ’80 sottoposero ad un processo
vergognoso, licenziarono e tolsero i titoli onorifici al principale regista del
teatro di Leningrado del giovane spettatore, l’artista del popolo della
Repubblica Russa Zinovij Korogodskij.
Merita menzioni la letteratura omosessuale degli anni 1970-’80. I nomi più
conosciuti sono Evgenij Charitonov e Gennadij Trifonov.
Quest’ultimo è nato nel 1944 e nella sua “Autobiografia” scrive:
“Ho lavorato come postino, come operaio in una squadra di geologi in Kazachstan,
come segretario di Vera Panovaja. Oggi faccio il professore di lingua russa per
stranieri presso l’istituto Lesgaft”.
Ma finché non cambierà la legislazione, la situazione delle minoranze sessuali
dipenderà non tanto e non solo dalle norme legislative, quanto dallo stato
psicologico della società.
La
società sovietica dimostrava scarsa tolleranza verso qualsiasi comportamento non
conforme o insolito, anche se completamente incolpevole. Gli omosessuali erano
il gruppo più stigmatizzato. Secondo i dati di un’inchiesta svolta in tutta
l’Unione dallo VZIOM, nel novembre del 1989, alla domanda “Come ci si dovrebbe
comportare con gli omosessuali?” il 33% degli intervistati ha risposto
“liquidarli”, il 30% “isolarli”, il 10% “abbandonarli a sé stessi” e solo il 6%
“aiutarli”.
L’atteggiamento nei loro confronti era notevolmente peggiore di quello verso le
prostitute, i tossicomani, i deficienti per nascita, i drogati, i malati di
Aids, gli alcolisti.
Nel 1994 dall’inchiesta dello VZIOM appare una certa maggiore tolleranza dei
russi nei confronti dei “gay”, rispetto al 1989. Il numero di coloro che
desideravano fossero “liquidati” era sceso dal 33% del 1989 (qui e oltre ci si
riferisce solo ai dati della Russia e non dell’Unione Sovietica come sopra) al
22% del 1994. “L’isolamento” invece che dal 32% era stato scelto dal 23%. Per
contro, in favore “dell’aiuto” si era espresso l’8% invece del 6%, però per
“lasciarli a sé stessi” il 29 invece del 12%, con un aumento di 2,5 volte.
Parametri dell’inchiesta espressi per età e livello sociale.
A lasciare gli omosessuali a sé stessi, erano favorevoli il 40,8% degli uomini
di età inferiore a 24 anni e solo il 12,3% di coloro di oltre 55 anni. Tra gli
uomini con istruzione superiore, diplomati e no, avevano dato questa risposta il
43,4% e tra quelli con solo la scuola media, il 20,4%.
Nel giugno del 1993 alla domanda del VZIOM “Che voto dareste, da 1 a 5, al
comportamento di uomini che hanno legami omosessuali?”, il polo negativo (merita
biasimo) fu scelto dal 69,4% degli uomini e dal 71,6% delle donne e il polo
positivo (non ci vedo niente di riprovevole) rispettivamente soltanto dall’8,8%
e dal 7,8%. Ma, suddividendole per età, nel gruppo dei più giovani (16 – 25
anni)le risposte dei due poli sono in rapporto 54,3:18,5 e tra i più anziani
(più di 55 anni) 82,6:4,1.
Quadro relativo per livello di istruzione.
Sono interessanti anche i gruppi “intermedi” i quali mescolano l’omosessualità
tra deviazione e norma, non ponendo accenti definitivi. Essi rappresentano il
16%, ma tra i giovani e coloro che hanno una cultura elevata sono il 25%, mentre
tra gli studenti il 30%.
Nel luglio del 1994 alla domanda del VZIOM su “Qual’è il vostro atteggiamento
verso gli omosessuali” (interrogate 1779 persone) occupavano una posizione
favorevole (molto positivo o abbastanza positivo) circa il 9%, neutra il 23%,
negativa (molto negativo e piuttosto negativo) il 46% degli uomini e delle
donne; il 12% non aveva saputo rispondere.
Alla domanda “Pensate che gli omosessuali debbano avere gli stessi diritti di
tutti?” le scelte si sono così suddivise: circa il 38% ha risposto “sì”, il 41%
“no”, il 21% non ha saputo rispondere.
In un’inchiesta di Igor Kon del 1995, i ragazzi di 16-19 anni alla domanda
“Qual’è il vostro atteggiamento verso gli omosessuali” hanno così risposto: il
29% dei ragazzi e il 37% delle ragazze “Nessuno, non ci ho mai pensato”. La
variante “Con simpatia e comprensione” è stata scelta dal 2,6% dei ragazzi e il
9,3% delle ragazze, la posizione neutrale (“non ci vedo nulla di particolare”)
rispettivamente dal 19,2% e 32,5% e quella negativa (“mi provocano disgusto”)
dal 48,4% dei ragazzi e dal 21,2% delle ragazze.
In un’inchiesta tra gli studenti di 16 scuole, delle classi dalla 7 alla 9, nel
1997, con il giudizio “Non si devono condannare i rapporti omosessuali, è una
questione privata” si sono trovati completamente d’accordo il 37,7% dei ragazzi
e il 53% delle ragazze, più d’accordo che contrari il 17 e il 19%. I giovani di
fronte a queste domande si sono mostrati 2-3 volte più tolleranti dei loro
genitori e insegnanti.
Benché in Russia la tendenza in sviluppo verso di questo problema sia simile a
quella dei paesi occidentali, il problema delle minoranze sessuali resta
estremamente complesso e politicamente difficile. Dopo il fallimento del colpo
di stato del 1991 e la riforma dell’articolo 121.1 la loro posizione è
notevolmente migliorata. L’amore omosessuale è diventato di moda negli ambienti
dell’informazione di massa e dell’arte. I problemi di gay e lesbiche vengono
apertamente discussi in TV e sui giornali popolari. Al cinema e in televisione
si proiettano film classici di registi gay (Visconti, ad esempio).
Le allusioni omosessuali scandalizzano sempre di meno. Gran parte dei lettori
ha, per la prima volta, scoperto la poesia di Michail Kuzmin e il suo romanzo
“Ali”.
E’ stata pubblicata la ricerca della compianta S. V. Poljakovajasulla relazione
tra Marina Cvetaeva e Sof’ja Parnok. Sono state pubblicate in russo le opere di
Jean Genet, James Boldwin, Truman Capote, i versi di Kavafis, le memorie di Jean
Marais, ecc.
E’ stata pubblicata l’opera in due volumi del bravo scrittore russo, nonché
attore e regista, Evgenij Charitonov (1941-1981). I problemi dell’amore
omosessuale vengono trattati con simpatia nelle opere di Vasilij Aksënov,
Vladimir Makanine Evgenij Popov.
Grande successo ha avuto la messa in scena da parte di Roman Viktjuk dell’opera
teatrale di Nikolaj Koljada “L’ostacolo”. Chiaro e preciso dal punto di vista
psicologico il ciclo di versi “Il mio tenero, dolce amico” pubblicato da Dmitrij
Aleksandrovi? Prigov. Attira l’attenzione la lirica di Aleksandr Šatalov. Negli
anni ’90 nella letteratura russa “sul tema” sono apparsi i giovani nomi di
Dmitrij Kuz’min, Jaroslav Mogutin, Alekdandr Il’janen, Aleksej Purin, Dmitrij
Vol?ek, Aleksandr Anaševi?, Natal’i Šarandak, e altri.
Benché l’opera di questi scrittori sia molto diversa e destinata a lettori
differenti (per esempio, Mogutin è più conosciuto come giornalista
scandalistico), in qualche modo adempiono ad un lavoro comune, interrompendo il
silenzio di innumerevoli anni e facendo dell’amore omosessuale l’oggetto di
opere d’arte. Mostrano interesse verso queste problematiche non soltanto le
edizioni propriamente gay, ma anche gli organi dell’avanguardia artistica
giovanile, quali il “Mitin žurnal” e “Ptju?”.
Attività politica omosessuale in Russia.
Vi sono stati molti cambiamenti nella vita quotidiana. A Mosca e a Pietroburgo
funzionano apertamente discoteche e bar “azzurri” (gay). I gay e le lesbiche
hanno difese legali regionale e organizzazioni culturali a Mosca, Pietroburgo,
Rostov, Nižnij Tagil, Kaluga, Murmansk, Omsk, Tomsk, Jaroslavl’e in alcune altre
città.
Tuttavia, le invettive contro gli omosessuali sulla stampa comunista e
nazionalista non sono cessate. In Russia non esistono né si prevedono leggi che
mettano al riparo gay e lesbiche da discriminazioni e diffamazioni, benché di
tali fatti ve ne siano molti.
Il capo del servizio russo per la prevenzione dell’Aids, V. V. Pokrovskij, ha
varie volte sostenuto pubblicamente la decriminalizzazione dell’omosessualità,
ma nell’articolo di programma sulle misure profilattiche per l’Aids parla di
“degrado morale dell’ambiente”, derivante in parte dalla “cultura omosessuale”.
L’amore gay secondo lui, è sullo stesso livello negativo del libertinaggio
sessuale, della tossicomania e della prostituzione.
In un incontro di personaggi dell’intellighenzia russa con l’amministrazione
presidenziale, il 19 agosto del1996, l’esimio scrittore Fasil’ Iskander,
appoggiato dal pianista Nikolaj Petrov, propose perfino di introdurre una
censura morale “nei confronti dell’invasione, sui teleschermi, dell’aggressivo
strato sociale delle minoranze sessuali”. Secondo l’articolo del giornale, “solo
Mstislav Rostropovi? mostrò una fiacca opposizione allo spirito di censura
affermando: “Solo grazie alla conoscenza con l’opera di Elton John ho capito che
cosa fosse il rock”.
Anche le attività politiche proprie di gay e lesbiche non appaiono omogenee.
Nei primi anni della “glasnost’” parlavano per loro esclusivamente degli
“esperti”, con toni di simpatia estranea. Dopo le vittime sono diventate
combattenti. Dal 28 al 30 maggio 1990, a Tallin, con il sostegno delle
organizzazioni gay straniere, si tenne per la prima volta in territorio
Sovietico, una conferenza scientifica internazionale sulla situazionedelle
minoranze sessuali e sul cambiamento di atteggiamento verso l’amore omosessuale
nell’Europa del XX secolo. Alla conferenza presero parte molti scienziati
stranieri e contribuì ad accrescere l’autocoscienzae a rasserenare l’identità
sociale dei gay e delle lesbiche sovietici. L’inchiesta venne diffusa anche in
Russia.
Alla fine del 1989 a Mosca fu costituita la prima “Associazione delle minoranze
sessuali” (AMS) (Unione delle lesbiche ed omosessuali). Il programma
dell’Associazione sottolineava che essa era “innanzitutto un’organizzazione per
la difesa dei diritti, il suo scopo principale era il pieno raggiungimento di
uguali diritti le persone di diverso orientamento sessuale”.I compiti principali
dell’Associazione: lotta per la riforma dell’art. 121.1; mutamento
dell’atteggiamento della società (più precisamente: dei pregiudizi) verso le
minoranze sessuali, servendosi anche delle possibilità offerte dalla stampa
ufficiale; aiuto agli uomini alla ricerca di amici e compagni con le stesse
idee, propaganda per un sesso sicuro e raccolta di informazioni sulla
persecuzione omosessuali. Formalmente l’Associazione non aveva membri, vi si
potevano riunire tutte le persone maggiori di 18 anni.
Nell’ ”Aids-info” erano stampato unappello dell’Associazione al Presidente dell’Urss
e al Soviet Supremo dell’Urss e delle repubbliche dell’unione, sottoscritto da
V. Ortanov, K. Evgen’ev e A. Zubov, con la richiesta di riformare gli articoli
discriminatori del codice penale e concedere l’amnistia a coloro che erano stati
condannati a causa di quegli articoli. Contemporaneamente essi manifestavano la
“propria assoluta condanna verso qualsiasi tentativo di stupro e violenza nei
confronti di minorenni, in qualsiasi forma e nei confronti di persone di
qualsiasi sesso e verso chi questi tentativi fossero intrapresi”. “Noi non
cerchiamo di richiamare nessuno alla nostra fede , ma siamo tali, come ci ha
creato la natura. Aiutateci a smettere di aver paura. Facciamo parte della
vostra vita e del vostro intelletto. Questa non è una scelta né nostra né
vostra.”
Tuttavia, nella società post-sovietica tutti i movimenti sociali cominciano
subito a spezzettarsi in gruppi e frazioni, che non vogliono lavorare insieme. I
gay non ne sono esclusi. Subito dopo l’uscita del secondo numero di prova di
“Tema” nell’Associazione arrivò una scissione. Le persone che avevano firmato la
dichiarazione esposta sopra, uscirono dall’Associazione delle Minoranze
Sessuali, la quale in realtà cessò di esistere, e diedero vita al suo posto
all’Unione Moscovita di lesbiche e omosessuali (UMLO) con a capo Evgenija
Debrjanskaja e il 24enne studente Roman Kalinin, il quale divenne anche l’unico
editore e redattore della rivista “Tema”. Nell’ottobre del 1990 “Tema” fu
ufficialmente registrata presso il Mossovet (Soviet di Mosca) come sua rivista
privata.
La costituzione dell’AMS e la registrazione di “Tema” aprirono agli “azzurri”
(gay) grandi possibilità. Ciò che trovarono le persone coraggiose che agirono a
viso aperto, chiedendo non indulgenza, ma diritti civili, era un’importante
iniziativa morale. Questa iniziativa incontrò il sostegno delle organizzazioni
internazionali di difesa dei diritti e in particolare la Commissione
Internazionale per i diritti umani per gli omosessuali e le lesbiche, fondata
nel 1991 e con base a San Francisco, cona capo Julie Dorf. Ma con quali mezzi
continuare la lotta?
I leader della UMLO, che si erano assicurati il sostegno politico e finanziario
delle organizzazioni gay americane, decisero di cominciare con meeting e
dimostrazioni pubbliche, usando slogan politici sferzanti, contando non tanto
sui compatrioti, quanto sui corrispondenti occidentali. Questa tattica incuteva
rispetto negli attivisti gay radicali americani. Con i mezzi raccolti negli USA
nell’estate del 1991, a Leningrado e Mosca,l’organizzazione internazionale
“Tema” promosse un simposio internazionale per i diritti degli omosessuali e
delle lesbiche e per la lotta all’Aids. Le sedute plenarie si svolsero in grandi
sale per conferenze. Contemporaneamente, per la prima volta in Urss, si
proiettarono apertamente alcuni film su gay e lesbiche. L’annunciata parata
sulla Piazza Rossa dietro lo slogan“Trasformiamo la Piazza Rossa in triangoli
rosa” fu respinta e trasformata in una più modesta manifestazione presso il
Mossovet.
Ma Mosca non è San Francisco, e il radicalismo politico non sempre dà i
risultati sperati. Le richieste del partito Libertario, nel quale confluì l’UMLO,
di legalizzare le minoranze sessuali, la prostituzione e la tossicomania, prese
una per una erano abbastanza serie, ma prese tutte insieme e senza argomentarle,
e sulla stampa apparvero solo i nudi slogan, servivano solo a rinforzare lo
stereotipo secondo ilquale l’omosessualità, la prostituzione e la tossicomania
sono sulla stessa linea e che, quindi, non si deve mostrare alcuna indulgenza
verso “tali persone”.
Nell’autunno del 1990, la stampa comunista e nazionalista sollevò un terribile
scandalo per la pubblicazione sul giornale rionale moscovita “Karetnyj rjad” di
un intervista diKalinin, nella quale si diceva che l’AMS difende i diritti non
solo degli omosessuali e delle lesbiche, ma anche dei pedofili, degli zoofili e
dei necrofili:
“Io personalmente non vado con i bambini, ma, nell’insieme, la posizione
dell’Associazione è la seguente: bisogna cancellare dal Codice penale l’articolo
che condanna i rapporti con minori. Noi siamo contro la violenza, ma se tutto
avviene con accordo reciproco, è nella norma, qualsiasi sia l’età e la
combinazione sessuale. Dove li prendono? Ci sono appositi canali: un bambino
costa dai 3 ai 5.000 rubli. Il pedofilo prova uno piacere squisito, poiché un
bambino è un meraviglioso corpo ed anima, che nessuno ancora ha intorbidato.....
-E i corpi per i necrofili?
-Anche qui nessun problema, alcuni necrofili lavorano negli obitori, al pronto
soccorso, nei cimiteri. Gli altri si mettono d’accordo con loro.
Che tutto fosse stato detto proprio così o che una compagnia poco seria avesse
deciso semplicemente di prendersi gioco di un giovane giornalista non
professionista, non è importante. La sensazionale notizia dallo sconosciuto
“Karetnyj rjad” fu ripresa subito dalla Tass, da “Sovetskja Rossija”, dalla “Pravda”,
da “Sem’jà”, e dalla trasmissione “600 secondi”. La campagna di propaganda fu
indirizzata contro il democratico Mossovet,citato furiosamente in giudizio per
aver incoraggiato le deviazioni sessuali e la pornografia. Presso alcune
aziende, lontano da Mosca, si organizzarono manifestazioni di protesta,
arrivando alla decisione di chiedere subito la rielezione del Mossovet e, in
ogni caso, la proibizione assoluta di “Tema” e dell’Associazione delle minoranze
sessuali. I genitori si misero in allarme: così nel paese cresce la criminalità,
è terribile far uscire i bambini quando apertamente si difende la pedofilia e il
commercio di bambini!
La stampa democratica giustamente ritenne la notizia della Tass e delle altre
pubblicazioni una provocazione politica intenzionale. Cominciò la guerra dei
giornali. Il Mossovet citò in giudizioil “Karetnyj rjad”, dimostrando che nel
programma della rivista da esso registrata “Tema” non vi era niente di simile
(nemmeno nei numeri usciti prima della registrazione), che il Mossovet non aveva
assolutamente registrato l’AMS e che non poteva rispondere per essa.
Il tribunale riconobbe la legittimità delle ragioni del Mossovet e obbligò
“Karetnyj rjad” a stampare le sue scuse.Temendo le conseguenze legali del
processo, essi si scusarono, ripetendo tuttavia gli attacchi contro “Tema” e le
minoranze sessuali e contro la “Pravda”. Così il Mossovet difese il proprio
onore.
Ma il danno morale, cagionato alla reputazione delle minoranze sessuali, non
diminuì.
Nel corso della polemica giornalistica entrambe le parti cercarono innanzitutto
di prendere le distanze dalle impopolari “minoranze sessuali”. La stampa
comunista accusava il Mossovet di sostenerle, quest’ultimo dimostrava che
proprio la stampa comunista con il suo chiasso faceva loro pubblicità. Soltanto
il settimanale “Argomenti e fatti”, pubblicò in quel periodo un articolo,
difendendo la legalità di principio, la legittimità e la necessità
dell’esistenza legale di simili associazioni, a prescindere da possibili uscite
estremiste dei loro leader, del tutto tipichedella vita politica sovietica”.
Ma che cosa significava un solo articolo in fondo ad una massiccia campagna
propagandistica e in mezzo a persone preoccupate?