CUBA
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- Il Giornale, 10 ago 06: Quei gulag che Bertinotti ignora
- Il Manifesto, 7 mag 1987: Vivere pericolosamente: una ricerca sulla condizione degli omosessuali a Cuba
Il Giornale, 10 ago 06
Quei gulag che Bertinotti ignora
di Giancristiano Desiderio
Cosa sono le Umap? Lo scrittore Mario Vargas Llosa,
non sospettabile di simpatie per la destra, lo ha detto chiaramente: «Nelle
società comuniste la discriminazione e la persecuzione degli omosessuali furono
tanto feroci quanto nella Germania nazista. Fidel Castro per esempio creò le
Umap, Unità militari di aiuto alla produzione, campi di concentramento dove
erano rinchiusi gli omosessuali assieme a criminali e dissidenti politici».
Jean-Paul Sartre, neanche lui con simpatia a destra, una volta disse che gli
omosessuali sono gli ebrei di Castro. Però, per il presidente della Camera
Fausto Bertinotti «Fidel è un protagonista insostituibile».
Non vogliamo sollevare una questione di verità che riguarda il poco conosciuto
mondo dell'«universo concentrazionario» castrista. Perché il dovere di
un'istituzione non è quello di nascondere la verità, ma quello di proteggerla.
Jesùs Dìaz, esule cubano, pochi mesi prima di morire, ha scritto in coda a Una
càrcel rodeada de agua: «L'Arcipelago gulag cubano non ha neanche un nome; i
suoi superstiti e le migliaia di prigionieri che ancor oggi abitano questo
inferno non hanno neppure conquistato un vero spazio nella coscienza
internazionale». Il dovere del presidente della Camera italiano non è quello di
nascondere i gulag di Fidel Castro, ma quello di rivelarli. Se lo ignora, gli
segnaliamo una edificante lettura: il libro di Félix Luis Viera, passato
attraverso le Umap, Il lavoro vi farà uomini, edito in Italia da Cargo. Con
poesia Viera testimonia l'intolleranza che ha segnato la società cubana: è un
romanzo verità, ancora all'indice, dedicato «a tutti gli omosessuali e le
checche» rinchiusi nei gulag di Fidel. I campi di concentramento cubani furono
realizzati, come ricorda Guido Vitiello nella postfazione al libro di Viera, tra
il 1964 e il 1965, per lo più nella provincia centrorientale di Camaguey e vi
sono passate decine di migliaia di giovani cubani. Norberto Fuentes, ex
castrista «non pentito», una volta ha descritto le Umap: «Campi di
concentramento non è qui una figura metaforica per ingiuriare il castrismo.
Campo di concentramento è un terreno circondato da filo spinato elettrificato,
con torrette di guardia, riflettori e cani, dove centinaia di schiavi affamati
stanno ammucchiati nelle loro baracche». La funzione delle Umap fu chiarita
dallo stesso Líder Máximo nel 1966: «fare in modo che questi giovani modifichino
la loro attitudine, educandosi, formandosi, salvandosi». Un piano di
rieducazione attraverso il lavoro, nella più schietta tradizione staliniana.
Omosessuali, capelloni, bohémiens, rockettari, «parassiti» improduttivi,
seminaristi cattolici, protestanti, testimoni di Geova, avventisti del settimo
giorno, santeros e chiunque non andasse troppo a genio a Castro e al suo regime:
tutti nell'inferno dell'Umap. Gli omosessuali, tra le vittime ignote del regime
di Castro, sono quelle più note. Perché, entro certi limiti, l'ossessione
anti-maricas del comunismo cubano è stata portata alla luce. All'ingresso dei
campi di concentramento c'era l'enorme scritta: El trabajo os harà hombres, «Il
lavoro vi farà uomini». La Revoluciòn «è coperta da una irsuta cappa di
maschilismo» scrive Montaner. Castro, in tempi recenti, ha cercato di scrollarsi
di dosso questo suo passato e nel «documentario» celebrativo Comandante, del
2003, davanti a un intimidito e genuflesso Oliver Stone che gli chiede ragguagli
sulla condizione degli omosessuali a Cuba, risponde, evasivo, che c'è stato il
«problema del machismo». Lui, «l'insostituibile» dittatore, boia che volle i
campi di concentramento risponde come se quasi non sapesse.
E Oliver Stone incassa la menzogna come se fosse
verità. Ma noi che ora sappiamo, possiamo fare come Stone o come il presidente
della Camera che falsifica la verità a beneficio dell'ideologia nella quale,
evidentemente, ancora crede?
Le Umap sono forse la pagina più buia del totalitarismo cubano. In quei campi i
militari di Castro perpetrarono brutalità di ogni sorta, al punto che molti
prigionieri preferirono infliggersi mutilazioni a colpi di machete nella
speranza di sfuggire a quell'inferno o, in casi estremi, scelsero di suicidarsi.
Ritenere che Castro sia «insostituibile», elogiarlo pubblicamente come ha fatto
il non-violento Bertinotti significa offendere la memoria di quegli uomini che
nei campi di concentramento di Fidel Castro furono seviziati, uccisi e denudati
della loro dignità
Il Manifesto, 7 maggio 1987
Vivere pericolosamente: una ricerca sulla condizione degli omosessuali a Cuba
Nel
1965 vengono creati i famigerati "campi unitari militari per l'aumento
della produzione" campi di lavoro per chi si trova fuori dalla nuova morale
socialista, prostitute e omosessuali soprattutto. A Cuba e all'estero si levano
voci contro questa politica. Anche l'Unione cubana degli scrittori e degli
artisti si dichiara contro questa politica e i campi vengono chiusi.
Ma la lotta contro l'omosessualità non è finita. Nel '71 il
documento finale del primo congresso sull'educazione e la cultura scrive: "É
nostro principio che le manifestazioni di omosessualità non possono essere
tollerate". Il governo agisce in base alle conclusioni del congresso, e
professori e studenti in sospetto di omosessualità vengono estromessi dalle
scuole superiori e dalle Università. Vengono istituiti corsi per insegnare ai
docenti a selezionare gli studenti in base alle loro "tendenze
omosessuali".
Anche se dal '59 la società è orientata verso l'uguaglianza
tra i due sessi, la norma eterosessuale non viene messa in discussione e il
matrimonio e la famiglia sono considerate la base della società. Nel 1978 il
consiglio dei ministri ha impedito ai medici omosessuali di esercitare la
professione, mentre lo statuto dei lavoratori sancisce l'immediato licenziamento
per coloro che manifestano atteggiamenti omosessuali.