CUBA
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- Dossier Guidemagazine - Incubo Cuba Nessuna gloria per il Comandante Guevara
- Comunicato Arcigay del 21 giu 03 - Non si difende Cuba il giorno del Gay Pride
- E-mail di Queer-it su Cuba
Dossier Guidemagazine
Incubo
Cuba
Nessuna gloria per il Comandante Guevara
ERNESTO
"CHE" MENGELE
Organizzò
il primo campo di concentramento per gay
Il medico argentino che condusse la rivoluzione cubana organizzò i lager per i
dissidenti e gli omosessuali. Questi ultimi furono da lui perseguitati in quanto
tali: il "Che" non fu secondo nemmeno ai nazisti. Ecco un ritratto che
Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti, ha descritto del
rivoluzionario
Con la fuga del dittatore Fulgencio Batista e la vittoria di Fidel Castro, nel
1959, il Comandante militare della rivoluzione, Ernesto "Che" Guevara,
ricevette l'incarico provvisorio di Procuratore militare.
Suo compito è far fuori le resistenze alla rivoluzione. Lasciamo subito la
parola a Massimo Caprara (*), ex segretario particolare di Palmiro Togliatti:
"Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono
accuratamente selezionate e applicate con severità: ai religiosi, fra i quali
l'Arcivescovo dell'Avana, agli omosessuali, perfino ad adolescenti e
bambini".
Nel 1960 il procuratore militare Guevara illustra a Fidel e applica un
"Piano generale del carcere", definendone anche la specializzazione.
Tra questi, ci sono quelli dedicati agli omosessuali in quanto tali, soprattutto
attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione. Pochi
mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo "Campo di lavoro
correzionale", ossia di lavoro forzato. È il Che che lo dispone
preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, sempre quand'era
ministro di Castro, approntò e riempì fino all'orlo quattro lager: oltre a
Guanaha, dove trovarono la morte
migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (che spiritoso, il
"Che") e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto
ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per
essere "rieducati" ai principi del comunismo.
È sempre Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e
condannare senza processo. "Un dettagliato regolamento elaborato
puntigliosamente dal medico argentino - prosegue Caprara, sottolinenado che
Guevara sarebbe legato al giuramento d'Ippocrate - fissa le punizioni corporali
per i dissidenti recidivi e "pericolosi" incarcerati: salire le scale
delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l'erba con i
denti; essere impiegati nudi nelle "quadrillas" di lavori agricoli;
venire immersi nei pozzi neri". Sono solo alcune delle sevizie da lui
progettate, scrupolosamente applicate ai
dissidenti e agli omosessuali.
Il "Che" guiderà la stagione dei "terrorismo rosso" fino al
1962, quando l'incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel,
Raoul Castro. Sulla base del piano del carcere guevarista e delle sue
indicazioni riguardo l'atroce trattamento, nacquero le Umap, Unità Militari per
l'Aiuto alla Produzione (vedi il dossier di Massimo Consoli in queste pagine),
destinati in particolare agli omosessuali.
Degli anni successivi, Caprara scrive: "Sono così organizzate le case di
detenzione "Kilo 5,5" a Pinar del Rio. Esse contengono celle
disciplinari definite "tostadoras", ossia tostapane, per il calore che
emanano. La prigione "Kilo 7" è frettolosamente fatta sorgere a
Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di 40
prigionieri. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate "tapiades",
nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il
carcere "Tres Racios de Oriente" include celle soffocanti larghe
appena un metro, alte 1.8 e lunghe 10 metri, chiamate "gavetas".
La prigione di Santiago "Nueva Vida" ospita 500 adolescenti da
rieducare. Quella "Palos", bambini di dieci anni; quella "Nueva
Carceral de la Habana del Est" ospita omosessuali dichiarati o sospettati
(in base a semplici delazioni, ndr). Ne parla il film su Reinaldo Arenas
"Prima che sia notte", di Julian Schnabel uscito nel 2000". Anni
dopo alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni
allucinanti riservate ai "corrigendi", costretti a vivere in celle di
6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella. Il
"Che" lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale. Nel
corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della
Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino
al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema
segregazionista dell'isola. Il "Che", soprannominato "il
macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana", si opporrà sempre con forza
alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra"
(in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi
comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera
repressiva, generalizzando ancor più i metodi per cui ai propri nuovi
collaboratori.
Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di
lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone
(accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Pinochet, più o meno
equivalente a quelli dei militari argentini. La figura del "Che"
ricorda da vicino quella del dottor Mengele, il medico nazista che seviziava i
prigionieri col pretesto degli esperimenti scientifici.
Non si difende Cuba il giorno del Gay Pride
Comunicato Arcigay del 21 giu 03
Il
28 giugno 1969, a New York, la comunità gay, lesbica e trans della città si
ribellò alle violenze della polizia locale che aveva aggredito per l’ennesima
volta gli avventori del bar Stonewall, dando vita alla prima manifestazione
omosessuale contro l’intolleranza e la discriminazione sociale. Da quel
giorno, ogni anno, in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, la giornata
dell’orgoglio gay, lesbico e transgender, la fine dell’invisibilità e
l’affermazione della loro identità in modo aperto.
Il prossimo 28 giugno a Roma avrà luogo un evento di segno molto diverso. Il
comitato “Difendiamo Cuba” ha lanciato una manifestazione di solidarietà al
regime di Fidel Castro a cui hanno aderito importanti forze della sinistra
italiana, dal PdCI a Rifondazione, da “Socialismo 2000” ad alcuni
parlamentari Verdi. In questi stessi giorni, Amnesty International continua a
denunciare inascoltata sia la crescente violazione dei diritti umani a Cuba, sia
le responsabilità dell’embargo commerciale che, strangolando l’economia
cubana, viene utilizzato come giustificazione per la repressione dei diritti ed
i cui effetti negativi sulla nutrizione, la salute, l'educazione non agevolano
un percorso di democratizzazione di Cuba.
Fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e
transessuali, ancora privi della possibilità di camminare a testa alta in un
ambiente sicuro, impediti nei loro diritti fondamentali e sottoposti al ricatto
della legge. E’ per questo che non ci ha fatto per niente piacere sapere che
gran parte della sinistra italiana si ritroverà proprio in quella data a noi
così cara a difendere le politiche di un regime che impedisce a gay, lesbiche e
trans di essere se stessi alla luce del sole.
A Cuba la combinazione fra il tradizionale machismo culturale delle aree latine
e la subordinazione ideologica dei diritti individuali a quelli sociali tipica
dei paesi del socialismo reale hanno creato una combinazione particolarmente
esplosiva per i gay.
Negli anni sessanta gli omosessuali venivano spediti ai lavori forzati. Nel 1971
il primo Congresso sull'educazione e la cultura sancì che "le
manifestazioni di omosessualità non possono essere tollerate", con la
conseguenza dell'espulsione da scuole e università di studenti e docenti gay.
Nel 1978 ai medici omosessuali venne impedito l'esercizio della professione e lo
Statuto dei lavoratori stabilì il licenziamento dei lavoratori gay.
Nel 1980 il regime decise di allentare un po’ la pressione offrendo alle
persone omosessuali, come ad altri soggetti considerati antisociali, la
possibilità di lasciare Cuba. L’atteggiamento del governo cubano oscillò per
alcuni anni fra repressione normativa e una certa tolleranza effettiva.
Il codice penale del 30 aprile 1988 confermò che rendere pubblica la propria
omosessualità, così come fare "avances amorose omosessuali", fosse
punito da tre mesi ad un anno. Sfidando l’arresto, il 28 luglio del 1994 un
gruppo di gay e lesbiche, riuniti al Parco Almendares all’Avana, diede vita
alla prima Associazione Cubana Gay e Lesbica. Nel settembre 1995, alla IV
Conferenza delle Donne di Pechino, Cuba aderì alla proposta di inserire un
riferimento all’orientamento sessuale nel documento programmatico, lasciando
intravedere la possibilità di una nuova fase. Ma non durò a lungo.
Nel 1997 il governo mise in atto un giro di vite. L’Associazione formata nel
1994 fu sciolta e i suoi membri messi agli arresti domiciliari per qualche
tempo. Da allora non è più stato possibile realizzare l’obiettivo della
costruzione di una socialità gay alla luce del sole. La repressione della
polizia verso i luoghi d’incontro gay, informalmente sorti all’Avana, non si
è allentata. L’accesso delle coppie dello stesso sesso ai locali pubblici è
stato limitato dalla polizia. Le retate nei locali si sono intensificate: ne
hanno fatte le spese anche il regista Pedro Almodovar e lo stilista francese
Jean Paul Gaultier, arrestati nel settembre 1997 insieme a centinaia di altri
clienti della più popolare discoteca frequentata da gay dell’Avana, El
Periquiton, e rilasciati il giorno dopo dietro il pagamento di una multa.
Qualche settimana fa, un importante esponente dell’ambasciata cubana in Italia
ha confermato pubblicamente, rivendicandone la giustezza, la norma per cui gli
insegnanti gay sono espulsi dalle scuole cubane: un gay in cattedra
determinerebbe l’orientamento sessuale dei bambini. Meglio il licenziamento, e
per giusta causa.
L’idea che per difendere le conquiste sociali o l’indipendenza di Cuba si
debbano negare diritti civili fondamentali non ci convince né ci piace. La
libertà non è un mezzo, e la sua violazione non può essere giustificata
chiamando in causa principi sovraordinati a cui sacrificare l’esistenza
concreta di donne e uomini. Né ci sembra accettabile l’idea che negare
diritti a gay, lesbiche e trans sia necessario per tutelare valori più alti.
Combattiamo tenacemente questa impostazione, si tratti dell’Iran di Khatami,
dell’Italia di Woityla o della Cuba di Castro.
Per questo chiediamo agli organizzatori della manifestazione in difesa di Cuba
di accogliere questa nostra richiesta: spostate la data della manifestazione.
Liberate il 28 giugno da una sovrapposizione lacerante. Date al governo di
Castro un segnale chiaro, che segni la distanza dell’opinione pubblica
italiana, anche di quella più vicina a Cuba, da un’inutile e dolorosa
repressione dell’identità di migliaia di donne e uomini che reclamano solo di
essere liberamente se stessi.
Sergio Lo Giudice; Franco Grillini; Aurelio Mancuso; Alberto Baliello; Michele
Bellomo; Andrea Benedino; Giovanni Dall'Orto; Alessio De Giorgi; Edoardo Del
Vecchio;Marcella Di Folco; Paolo Ferigo; Riccardo Gottardi; Cristina Gramolino;
Mirella Izzo; Massimo Mazzotta; Fabio Omero; Vanni Piccolo; Luca Ruiu; Renato
Sabbadini; Gianpaolo Silvestri; Delia Vaccarello; Luigi Valeri; Gianni Vattimo;
Alessandro Zan;
(Da
un' e-mail di Giuseppe Lo Presti pubblicata su Queer-it, 16 ott 2001) - A Cuba
vige ancora la seguente legislazione: art.303 a C.P. 30/4/1988 punisce
l'omosessualità "pubblicamente manifestata" con la prigione da 3 mesi
ad 1 anno, o con una multa da 100 a 300 cuotas (Le cuotas sono unità di una
multa, che hanno valore variabile. Così, una persona può essere soggetta ad
una multa di 100 cuotas con un valore di un peso ciascuno mentre un'altra può
soggetta alla stessa multa ma con un tasso
di due pesos ciascuna.); la pena è comminata anche a chi
"infastidisce persistentemente altri con avances amorose omosessuali".
Gli atti di prepotenza della polizia sono frequenti.
(Da
un' e-mail di Alessio De Giorgi pubblicata su Queer-it, 16 ott 2001) - Ancor
oggi l'art. 303 del codice penale punisce la manifestazione pubblica
dell'omosessualità. L'associazione lesbica e gay cubana è stata
sciolta dal governo nel 1997 e non è mai stato ridato l'ok alla sua
ricostituzione. Il 23 agosto 1997 ci fu un famoso raid in una
discoteca di Avana che era diventata luogo di ritrovo per molti
gay. Salì alle cronache mondiali semplicemente perchè vi furono arrestati, con
diverse centinaia di persone, Pedro Aldomovar e Jean Paul Gualtier.