CUBA
In questa pagina:
- Joel Rodriguez: Persecuzione gay a Cuba
- Valerio Riva e Fidel Castro sui gay
Persecuzione Gay a Cuba
di Joel Rodriguez, dell'Unione per la Libertà a Cuba (testo del 2001)
La lunga storia della persecuzione dei gay a Cuba ha origine agli inizi della rivoluzione. Quando nascono i primi campi di concentramento UMAP, nei quali vengono rinchiusi i credenti, gli intellettuali e gli oppositori, vi sono internati anche gli omosessuali. Questa categoria di internati non solo deve subire i lavori forzati, ma vengono umiliati in pubblico e sottomessi a cure contro l'omosessualità denominata dalla dittatura “malattia capitalista”, “diversità ideologica” o semplicemente “deviazione sessuale”.
Le cure sono le più diverse, dalla somministrazione di psicofarmaci, all'elettro choc; i gay vengono malmenati, sottoposti a lunghe sedute con psichiatri dell' esercito ed è a loro lasciata la valutazione se somministrare ormoni di animale maschio.
In questi campi, dove i diritti vengono calpestati, viene posto fine al dramma dell'omosessualità, tuttavia non perché i gay vengono curati, bensì perché vengono cancellati dalla società, dove l'omosessualità è un reato per il quale si rischia la galera; ai gay dichiarati, che sono davvero pochi, viene proibito di esistere, di frequentare i luoghi pubblici, di lavorare per lo Stato (cioè di lavorare, in quanto tutto appartiene allo Stato); l'unica alternativa di lavoro è l'agricoltura, in campi con condizioni di lavoro terribili.
Nel
1980, durante la grande emigrazione “El Mariel”, i gay sono ancora una volta
protagonisti, in quanto vengono prelevati delle loro case e portati al Mariel, e
quindi costretti ad abbandonare il paese. Molte persone non gay arrivano a
dichiararsi omosessuali per abbandonare il paese ed essere tra i primi a partire,
ma si possa immaginare se gli eterosessuali abbiano sofferto la crudeltà di
quest'immigrazione, dove per i gay venivano adottati, da parte del regime, gli
“actos de ripudio”, che non era latro che il pestaggio, lanci di
sassi, bastonate, lanci di uovo (che oggi anno tanto bisogno per mangiare);
rispetto a chi in generale lasciava il paese, i gay erano trattati peggio, in
quanto erano dichiarati malati, persone da punire e quindi molti sono stati
costretti ad andarsene, prelevati delle loro case gettati in strada e,
dopo l’atto di ripudio e poi portati al punto di partenza di Moschito,
molti con la faccia grondante di sangue e col corpo pieno di lividi; venivano
messi assieme ai galeotti, ai delinquenti comuni ed agli assassini che venivano
prelevati delle galere e anche questi costretti a emigrare, altrimenti veniva
raddoppiata la pena.
Ci
sono stati i gay, che dopo l’atto di ripudio si sono nascosti e non hanno
lasciato il paese, per non abbandonare Cuba e i loro familiari; tra questi c'è
il caso di un ragazzo che conosco e che chiamerò N.P. All'epoca del Mariel era
diciassettenne e si nascose in casa di una amica. Venne scoperto e sbattuto in galera per ben 7 anni,
in quanto, per la legge, disobbediente. Oggi è dichiarato "persona
pericolosa".
Una volta terminato “El Mariel” tutto tornava come prima, con i gay "cancellati" fino a inizio degli anni ’90, dove con il film “Fragola e Cioccolato” per la prima volto viene toccata la tematica gay din modo pubblico e per di più grazie ad un personaggio del cinema cubano del calibro di Tomas Gutierrez Alea. I gay cubani cominciavano a vedere un spiraglio di luce; l'iniziava così l'epoca di venire allo scoperto, di fare "comung out"; la comunità gay cominciava a crescere, accolta positivamente da parte della popolazione (che non è mai stata anti gay, neanche all’epoca della persecuzione, escluso ovviamente i fedeli sbirri della dittatura).
I gay amanti della cultura e dell'arte riscoprono posti dell' Avana vecchia frequentati ormai da nessuno, come la casa del tè di Obispo, il teatro caffè Alammbra, i teatri di tutta l’Avana e principalmente il Gran Teatro, sede del Balett Nacional de Cuba, che alla epoca era molto decaduto per la mancanza di pubblico.
Bisogna
però dire che se i gay alla
capitale godevano d’una apparente libertà, nelle zone rurali le cose erano
rimaste come prima, nulla era cambiato, i gay venivano ancora perseguitatati,
allontanati dei luoghi pubblici e tante volte umiliati in piazza per la loro
condizione; nei piccoli paese di campagna, se qualcuno veniva scoperto o si
dichiarava gay, veniva chiamato dal capo della polizia, accompagnato in piazza e
si lì doveva fare l'"atto di coscienza", o di ripudio. Questo portò
a una forte emigrazione gay dalle zone orientali verso la capitale.
Con l'avvento della nuova società è comparsa a Cuba una categoria nascosta fino ad oggi, quella dei travestiti, che cresce con il turismo e con la richiesta del mercato: molti turisti si recano a Cuba alla ricerca di sesso ed esigono questo tipo di prestazione; per molti gay ciò diventa abitudinario e la dittatura apre nella zona dell’Avana vecchia un locale di travestiti (dove per entrare occorrono 5 dollari) per accontentare le richiesta del turismo che sembra interessato per il sesso gay e con i travestiti.
Vi
è stata però una nuova ondata di persecuzione verso i gay e il locale è stato
chiuso viene chiuso, vi sono state denunce per i gay, sono comparsi in ogni angolo
poliziotti che non li lasciano stare nei luoghi pubblici e che quindi li
allontanano.
Angel Rodriguez scriveva sul giornale Tribuna de la Habana, organo ufficiale della dittatura nella capitale (2001):
“
questo non ha niente a che fare con la cultura, la tradizione e l'educazione della nostra società”.
“ (i gay) sono soggetti con il comune denominatore di avere ed ostentare deviazione e aberrazione di ogni tipo”.
“ (i travestiti sono) figure che purtroppo si sono diffuse per il mondo, però sconosciute a Cuba”.
Incontro fra il giornalista Valerio Riva e Fidel Castro sui gay
a cura di Massimo Consoli
Gia' nel 1965 (marzo) Feltrinelli, insieme a Valerio Riva, rimprovero' a
Fidel Castro di perseguitare ingiustamente gli omosessuali nella sua isola.
Tutto accadde durante un "concorso di spaghetti" in una lussuosa villa di
Cubanacan, un quartiere de L'Avana: Villa del Valle. Castro, Feltrinelli e Riva, con tre curiosi grembiali stavano di fronte alle
loro pentole, circondati dalle guardie del corpo e dal personale militare malamente camuffato da camerieri e inservienti, arrabattandosi con mestoli e
fornelli, per decidere chi riusciva a cuocere i migliori spaghetti.
Castro cuoceva i suoi nel brodo per "farli divenire piu' saporiti" e pretendeva di essere il "primo" anche in cucina, come lo era nella vita
politica di Cuba.
Mangiati gli spaghetti e bevuto abbondantemente per tutto il corso della serata,
Feltrinelli, che era l'ospite piu' illustre e, non essendo gay non aveva niente da nascondere o da temere, affronto' direttamente l'argomento
che in quel momento gli stava piu' a cuore e per il quale aveva fatto organizzare quella festa dallo scrittore Carlos Franqui: "perche' Fidel
ce l'aveva tanto con gli omosessuali? Perche' perseguitarli? Che senso aveva? Cosa c'entrava quel progrom (sic!) con la rivoluzione? Sulla tavola calo' un
gelo improvviso. I comandanti che sedevano con noi, le guardie del corpo che
sorvegliavano gli ingressi, i camerieri con le portate in mano guardavano Feltrinelli come siderati... Fidel... comincio' quasi silenziosamente a
ridere, alzo' il capo, si guardo' intorno disse qualcosa come "e' un bello sfacciato questo
Giangiacomo!", accese un sigaro e prese lentamente a dire
che all'origine c'erano stati problemi in certe scuole, che dei genitori avevano protestato, che in fondo bisognava capirli, l'idea di mandare un
figlio a scuola e vederselo tornare frocio non garbera' a nessuno. Disse che lui non aveva proprio niente personalmente contro gli omosessuali, purche'
non pretendessero di far proseliti. Se gli tirava il culo, problemi loro...
Lo Stato, la Rivoluzione non poteva certo permettere la corruzione di minorenni... Io (e' ovviamente Valerio Riva che parla, nda) ricordai a Fidel
d'aver sentito raccontare che all'Universita' dell'Avana era stato fatto venire un professore cecoslovacco, tal Freund (Piu' tardi in Italia uscira'
un libro di questo personaggio: Kurt Freund, "L'Omosessualita'", Bompiani
Ed., Milano 1971), il quale pretendeva di avere un infallibile metodo per la redenzione degli omosessuali: li riuniva in una stanza buia, gli collegava
ai testicoli un elettrodo, poi proiettava su uno schermo scene di film pornografici: finche' si vedevano accoppiamenti eterosessuali tutto passava
liscio, quando si trattava invece di accoppiamenti omosessuali il professor Freund girava una chiavetta e
"zac" una scarica nei coglioni ai suoi disgraziati pazienti. "Si', si', l'ho sentito dire" rispose
Fidel, "ma pare ne abbia guariti pochi, il ce'co"... Ogni tanto, per difendersi dalla
profluvie di argomenti con cui lo incalzava Feltrinelli, Castro ammetteva di non aver mai affrontato seriamente il problema...
Sarebbe stato bene, disse ad un certo momento, nominare una commissione di professori universitari per studiare la cosa e comincio' ad architettare,
com'era il suo solito, gia' un piano completo, con tutte le possibili varianti e soluzioni, come se si trattasse di un programma per l'incremento
della produzione bovina e dell'avicoltura.
Di colpo Fidel se ne ando'... Il giorno dopo cominciarono ad arrivare notizie rassicuranti: le persecuzioni erano cessate, un misterioso tam-tam
aveva messo il bavaglio agli zelanti cacciatori di maricas (froci, nda). Qualche mese piu' tardi le UMAP erano sciolte.
Fin qui il racconto di Riva.