IL "MITO" DEL CHE

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- Corriere della Sera, 6 mag 03 - "La benevolenza gay nei confronti dei persecutori" di Paolo Mieli
Corriere della Sera, 6 mag 03
"La benevolenza gay nei confronti dei persecutori"
di
Paolo Mieli
- Lettera a Paolo Mieli
Sono
rimasto molto turbato da quel passaggio della sua risposta a proposito di
Guevara in cui lei ricorda che, all'inizio degli anni Sessanta quando era ancora
all'Avana, il Che si segnalo' nella dura repressione degli omosessuali a Cuba.
Questo dettaglio mi ha rattristato in primo luogo per il fatto in sè, ma
soprattutto perché non ne avevo mai saputo nulla. E, dal momento che non ho
motivo di mettere in dubbio la fonte di tale informazione - una rivista, il
Diario di Enrico Deaglio, che di certo non è pregiudizialmente ostile a Fidel
Castro - mi domando perche' di queste cose la sinistra italiana non abbia mai
adeguatamente parlato.
Alessandro Borroni, Milano
- Paolo mieli:
Caro signor Borroni, mi stupisco del suo turbamento. Se e' in eta', dovrebbe
sapere che tutti i Paesi a regime dittatoriale - siano essi dittature di destra
o di sinistra - si segnalano, oltre che per la repressone di ogni forma di
dissidenza, per la persecuzione degli omosessuali. Tutti, senza eccezione
alcuna. Ed e' consuetudine, purtroppo, che le organizzazioni politiche dei gay
prendano atto sì di questo fenomeno, talvolta ne facciano oggetto di denuncia,
ma, al momento della scelta tra Paesi dove gli omosessuali sono liberi di fare
quel che vogliono e Paesi dove invece sono vessati, non diano il benche' minimo
valore a quella che dovrebbe essere, per così dire, la ragione sociale delle
loro associazioni.
Clamoroso sotto questo profilo il comportamento di tali organizzazioni in
occasione della guerra in Iraq, Paese che sotto il dispotico regime di Saddam
Hussein in materia di rapporti con gli omosessuali non ha fatto eccezione
all'enunciato di cui sopra. Ai primi di dicembre il Consiglio nazionale
dell'Arcigay (l'associazione di sinistra che difende i diritti degli omosessuali
e vanta centotrentamila tesserati) si e' detto contrario alla guerra
angloamericana all'Iraq perche' "nulla di positivo apporterebbe alla
comunità "lgbt" - lesbica, gay, bisessuale, transessuale -
dell'Occidente e tanto meno a quelle dell'Oriente". Su ventuno aventi
diritto al voto, tredici si sono espressi a favore della mozione ispirata alle
posizioni del correntone Ds, tre contro (il presidente del Circolo di Siena
Giacomo Andrei, il consigliere al municipio primo di Roma Antonio Trinchieri e
il presidente del circolo triestino Marco Reglia), cinque si sono astenuti.
"E ci fu qualcuno che avrebbe voluto espellerci per aver votato contro
quell'ordine del giorno che ci e' stato imposto senza poterne modificare una
riga", ha poi raccontato Andrei. "Siamo sicuri che compito
dell'Arcigay sia quello di esprimersi contro gli Stati Uniti e a favore
dell'Iraq ? Che debba lanciarsi in spericolate analisi di politica
internazionale, avventurarsi in risibili previsioni geopolitiche, prodursi in
inutili auspici pacifisti ?", si e' chiesto in quell'occasione Daniele
Scalise sul Foglio , quotidiano su cui tiene una preziosa rubrica su questi
temi.
Conosco bene la risposta alle domande poste da Scalise: gli omosessuali sono
cittadini come gli altri ed è dunque normale oltreché legittimo che in
occasione di una guerra esprimano un'opzione pacifista (come del resto ha fatto
un'alta percentuale di italiani). Ovvio. Quel che pero' stupisce e' che le tali
associazioni politiche sempre (sottolineo: sempre) in caso di controversia tra
Paesi in cui i gay sono maltrattati e Paesi in cui sono invece rispettati,
prendano in modo più o meno diretto le parti dei primi. Come è possibile che
mai, neanche in un caso, per associazioni come l'Arcigay il rispetto dei
principi di liberta', tolleranza, democrazia facciano pendere la bilancia a
favore dei Paesi che tali valori li hanno fatti propri, contro quelli che invece
li hanno calpestati? Mistero. Un mistero che e' indissolubilmente legato alla
mancata spiegazione del perche' nessun membro di tali organizzazioni - fatte le
dovute (scarse, scarsissime) eccezioni - abbia avvertito l'esigenza di
approfondire il tema dell'impegno attivo di Guevara nella campagna contro i «maricones».
E qualcuno di loro, probabilmente, non si e' posto alcun problema quel mattino
che ha deciso di indossare una maglietta con l'effigie del Che. Curioso, no ?