CONFERENZE
Roma, 17 mag 11 - Giornata di lotta all'omofobia,
Camera dei Deputati, sala del Mappamondo. Intervengono pres. Gianfranco Fini,
min. Mara Rosaria Carfagna, on. Anna Paola Concia, Paolo Patanè (Arcigay),
Enrico Oliari (GayLib)
(Saluti)
Recentemente
nella mia provincia, in val di Fassa, tre giovani appena maggiorenni sono stati
condannati per tentato omicidio per aver aggredito, pestato, sodomizzato con un
bastone e lasciato nudo sulla neve un cuoco inglese solo per il fatto di essere
omosessuale.
Negli stessi giorni arrivava dall’Olanda il dato secondo cui nei 10 anni dalla
sua istituzione, avvenuta nell’aprile 2001, sono state ben 14.813 le coppie
omoaffettive che hanno contratto matrimonio, non solo ufficializzando il loro
relazione sentimentale, ma anche garantendosi a vicenda solidarietà, risorse ed
assistenza.
Ora io mi sono chiesto differenza vi sia fra la val di Fassa italiana e
l’Olanda, oltre al fatto che la più alta cima del paese nordeuropeo è il monte
san Pietro, con i suoi 110 metri sul livello del mare.
Vedete, la differenza non è tanto dovuta al fatto che in Olanda le coppie
omoaffettive possano contrarre matrimonio ed in Italia no, quando al fatto che
in Olanda sia il gay e la lesbica vengano percepite come persone uguali alle
altre.
E’ il concetto di ‘uguaglianza culturale’ che a noi manca, ma non solo come
società civile, ma anche come movimento omosessuale italiano.
Tuttavia è solo attraverso questa ‘cultura dell’uguaglianza’ che, a mio giudizio
noi possiamo realmente dare una spallata all’omofobia, perché è solo rendendo i
gay uguali agli altri cittadini che noi possiamo vincere l’odio verso il
diverso.
L’omofobia come tutte le fobie, infatti, scatta da un meccanismo di contrasto e
quindi di odio verso ciò che è diverso, cioè non uguale, e da questo punto di
vista l’Italia, che in passato ha odiato gli ebrei perché diversi, i meridionali
perché diversi e lo straniero perché diverso non è certo messa bene.
Sono due le vie per arrivare allo stato di uguaglianza e quindi all’estirpazione
dell’omofobia:
- il cambiamento culturale, prima di tutto dello stesso movimento omosessuale
italiano
e
- l’integrazione fisiologica delle persone attraverso la piena cittadinanza e
quindi il riconoscimento dei propri diritti e dei propri doveri;
Il movimento gay italiano, essendo di per sé un movimento e quindi qualcosa che
non è statico, fin dagli anni Settanta ha mutato il messaggio culturale a
seconda delle circostanze e delle battaglie sociali: all’inizio era essenziale
dire che le persone gay, lesbiche e transessuali esistevano, oggi invece, in un
contesto europeo che ci vede fanalino di coda, si chiede, ad esempio, il diritto
al riconoscimento della coppia per le persone omoaffettive o l’agevolazione al
lavoro per le persone transessuali.
Da sempre tuttavia siamo noi stessi omosessuali a portarci addosso il marchio
del diverso, tant’è che culturalmente parliamo di differenze, tolleranza verso
le differenze, accettazione delle differenze e ricchezza delle differenze, cioè
di diversità.
A prescindere che la tolleranza in quanto tale comporta sempre un immotivato
sentimento di pietas nei confronti dell’altro, io penso che sia arrivato il
momento per il movimento gay italiano di cambiare registro e di puntare quindi
non più sulla differenza in quanto valore, bensì sull’uguaglianza in quanto,
passatemi il termine, normalizzazione positiva.
Se non è diverso essere gay, automaticamente è ‘normale’, cioè uguale, cosa che
azzera la prima causa dell’omofobia.
In Olanda, quindi, non c’è omofobia poiché lì i gay sono persone come le altre,
uguali, normali, mentre accade che anche nelle nostre realtà metropolitane più
emancipate il diverso schiacciato dal branco.
La normalizzazione non è cosa automatica che scaturisce dall’accettazione delle
differenze, poiché nella società, come la storia ci insegna, esiste sempre il
buono ed il cattivo, mentre il mondo del Mulino Bianco si trova solo nelle fiabe
o nelle pubblicità.
Lo sforzo deve essere quindi esterno ed interno al movimento omosessuale
italiano: il ministro Carfagna ha fatto la più importante campagna antiomofobia
di sempre, proprio facendo capire che la società è fatta anche di medici ed
infermieri omosessuali, cioè persone di cui possiamo aver bisogno, uguali alle
altre.
Anche il movimento gay, tuttavia, deve compiere la sua parte, facendo arrivare
attraverso la testimonianza intelligente e responsabile il messaggio che non
solo il medico e l’infermiere, ma anche il facchino, l’architetto, il pizzaiolo
o lo studente gay sono persone che vanno percepite come uguali e non diverse.
Ricordiamoci inoltre che la nostra Nazione, come tutte, non è fatta solo di
sociologi e di militanti preparati del movimento gay, ma anche di persone di
ogni estrazione culturale, sensibilità religiosa e credo politico.
E’ composta da chi non si fa problemi a recepire messaggi, a volte forti, di
determinate manifestazioni, ma anche da chi alza barricate, a mio giudizio in
modo strumentale per non dire interessato, verso la cultura gay e persino verso
i manifesti Ikea.
Non è tuttavia possibile arrivare alla percezione dei gay come persone uguali e
quindi abbattere gradualmente il tasso di omofobia senza l’intervento dello
Stato, e qui siamo al secondo punto.
L’intervento dello Stato arriva principalmente su due fronti:
a) la legge contro l’omofobia
b) il riconoscimento dei diritti civili
Sia il lavoro dell’on. Franco Grillini che quello di oggi dell’on. Concia sono
importanti perché in Italia esiste un’emergenza omofobia fatta di
discriminazioni, di aggressioni, di violenze quando non di omicidi.
E’ vero, non è che dando al ladro che ruba sei mesi in più di galera questo non
commetta il reato, ma è altrettanto vero che c’è chi pensa che tutto ciò che non
è proibito si possa tranquillamente fare.
Quindi se è proibito fare del male ad una persona, per taluni del calibro di
Svastichella non è proibito accoltellare un omosessuale, ed è per questo che ci
deve essere una legge che lo dica.
Lo stesso prefetto Manganelli, capo delle Forze dell’Ordine, ha ritenuto
opportuno istituire in simbiosi con le associazioni gay e con l’Unar del
Ministero delle Pari Opportunità, presso la Sede centrale della Polizia
Criminale, l’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti
discriminatori, proprio perché un’emergenza omofobia esiste ed è palpabile.
Ma dallo Stato deve arrivare anche qualcos’altro: l’Italia è l’ultimo Paese
dell’Unione Europea occidentale che ancora non ha legiferato in materia di
riconoscimento della coppia gay. Siamo stati superati anche da paesi dell’Europa
Orientale, da quasi tutti dell’America, dal Canada all’Argentina e persino dal
Sudafrica e questo nonostante ne numerose Risoluzioni del Parlamento europeo, il
quale, a quanto sembra, esiste solo quando si devono percepire i contributi o ci
si deve liberare degli immigrati.
Non mi dilungo su quale sia o meno la soluzione idonea alla nostra tradizione
culturale: noi di GayLib abbiamo simpatia per la Lebenspartnerschaft austriaca,
ma è certo che se non arriviamo al riconoscimento pieno della coppia
omoaffettiva e non della coppia di fatto come due nonnine che vivono insieme,
non arriveremo mai a quello stato di uguaglianza, cioè alla percezione sociale
del gay e della lesbica quali persone normali, passo essenziale per eliminare
gradualmente il problema dell’omofobia.
Concludendo vorrei però anche dire che non esiste solo un problema omofobia, ma
anche di odio, di discriminazione e di violenza verso le persone transessuali.
Si tratta di un insieme di individui che di per sé presenta problematiche
diverse rispetto alle persone omoaffettive, ma che necessita dello stesso
processo che porti all’uguaglianza culturale.
Non mi stupisco se una persona in fase di transizione o magari che ha
conquistato la propria piena identità di genere sia spesso costretta alla
prostituzione e quindi al entrare in un circuito dove la transfobia è di casa.
Se dall’operazione al momento in cui arriva la nuova carta d’identità passano
mesi e se mancano agevolazioni all’integrazione nel mondo del lavoro, il
problema continuerà a rimanere sempre tale e quale.
Il mio invito per la lotta all’omofobia ed alla transfobia è quindi quello ad
uno sforzo comune, dove le Istituzioni ma anche lo stesso movimento gay siano
parti attive e complementari a vicenda per la realizzazione di una società dove
il gay, la lesbica ed il transessuale non siano persone ‘diverse’, ma
semplicemente ‘uguali’.
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