CHIESA
"Cara Eminenza … "
Lettera aperta: gli omosessuali di GayLib rispondono al Card. J. Ratzinger
- Eletto papa col nome di Benedetto XVI il 16 aprile 2005 -

Dinanzi alle ripetute condanne della Chiesa cattolica nei confronti dell’omosessualità, per la prima volta ora rispetto agli anni recenti gli omosessuali italiani hanno deciso di non limitarsi a proteste di principio, folkloristiche o velleitarie, ma di intervenire, con una articolata e organica “lettera aperta” di risposta indirizzata al card Ratzinger, affrontando nel merito e sullo stesso terreno della interpretazione della Bibbia, gli orientamenti che periodicamente vengono pubblicati dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Ufficio), il cui ultimo documento sul tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali è stato reso pubblico il 31 luglio di quest’anno.
Il documento vaticano diviso in quattro capitoli, ribadiva anzitutto i precedenti pronunciamenti del magistero pontificio, soffermandosi sulla natura e sulle caratteristiche del matrimonio inteso come sacramento; affrontava poi il problema degli atteggiamenti da adottare da parte degli Stati sul tema delle unioni omosessuali; proponeva poi delle argomentazioni di ordine morale, biologico, antropologico, sociale e giuridico ritenute contrarie al riconoscimento legale delle unioni omosessuali; interveniva infine a indicare come dovere dei politici e dei funzionari cattolici quello di impedire la legiferazione o di ostacolare l’applicazione di leggi dello Stato relative al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, anche mediante il ricorso ad una obiezione di coscienza.
La “lettera aperta” degli omosessuali italiani non si limita a presentare una risposta alle argomentazioni specifiche relative al tema del riconoscimento da parte degli Stati di alcuni diritti alle coppie omosessuali, ma allarga il discorso alla discussione dei principali testi biblici che sono a fondamento della condanna della Chiesa verso l’omosessualità e verso gli “atti” omosessuali. Dunque si tratta di un documento che va al di là della semplice risposta, e si propone come una richiesta alla Chiesa di rimeditare l’insieme delle sue antiche e recenti condanne nei confronti di un fenomeno che tocca ampiamente anche la coscienza civile delle moderne società liberali.
La “lettera” si divide in cinque parti, la prima delle quali interpreta il recente testo vaticano come un nuovo non expedit, e cioè come una proibizione agli Stati di legiferare su un problema che la Chiesa affronta in termini di condanna morale. L’intervento vaticano appare come uno scoperto tentativo di condizionare la situazione politica italiana, dato che ha visto la luce proprio alla vigilia dell’avvio da parte del Parlamento italiano dell’esame di proposte di legge sul tema. Di conseguenza, il documento approvato dal card. Ratzinger è visto come una interferenza specifica nella situazione italiana e nella autonomia dello Stato, e con improbabili riferimenti invece alle situazioni di altri Stati europei, che hanno già chiaramente legiferato in senso innovativo sul problema dei diritti delle coppie omosessuali.
Il secondo punto, relativo all’ordine sociale, si sforza di spiegare come il panorama apocalittico delineato dal documento vaticano in caso di riconoscimenti legali alle coppie omosessuali sia assolutamente destituito di credibilità, dato che gli omosessuali esistevano e continuano ad esistere nella stessa percentuale sia come singoli sia come coppie, e pertanto non possono mettere a rischio addirittura “la sopravvivenza della specie umana”, come adombrato nel documento firmato dal card. Ratzinger. Lo stesso problema dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, problema che la “lettera aperta” riconosce onestamente come serio, deve essere considerato anche alla luce delle reali condizioni dei bambini, che negli orfanotrofi attualmente sono privi della presenza sia della figura paterna che della figura materna. Viene poi stigmatizzata la considerazione che mediante il riconoscimento giuridico le coppie omosessuali vorrebbero “sfruttare” le provvidenze statali, mentre invece vengono tranquillamente avallati dalla Chiesa i matrimoni religiosi di donne polacche ed extracomunitarie a caccia di pensioni e di cittadinanza italiana.
Il terzo e molto ampio capitolo relativo ai fondamenti biblici della condanna della Chiesa verso gli omosessuali costituisce il nocciolo della “lettera aperta” ed entra nel merito delle interpretazioni tradizionalmente date a cruciali passi della Bibbia per giustificare la condanna dei comportamenti omosessuali. Affronta perciò il tema della creazione dell’uomo e della successiva creazione della donna, della benedizione di Dio alla specie umana nel suo complesso, del peso della “Tradizione” nella condanna dell’omosessualità, e del fondamentale comandamento dell’amore nel Vangelo rivolto a per tutti i cristiani. Infine, sulla base di chiarissime prese di posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 1993 ha definito l’omosessualità come “una variante non patologica del comportamento sessuale”, si dimostra che la dimensione omosessuale è una dimensione naturale riconducibile, per il credente, alla stessa creazione di Dio.
Il quarto punto demolisce la scelta effettuata dalla Chiesa nel suo Catechismo, là dove ha sostenuto che l’omosessuale non è condannabile, ma l’atto di omosessualità è da condannare, e che di conseguenza l’unica opzione consentita alla persona che è “naturalmente” omosessuale sia la castità, e cioè la vanificazione della sua dimensione sessuale. La “lettera aperta” respinge questa opzione cattolica e la definisce come una “crudeltà” inaccettabile per la coscienza moderna, laica e cristiana, perché la castità può essere solo il frutto di una scelta, e non invece un obbligo.
Il quinto punto richiama al card. Ratzinger i trattati di Westfalia del 1648 con i quali si pose fine in Europa alla Guerra dei trent’anni, ma si escluse anche la Chiesa dallo scenario politico europeo, riconsegnandola così provvidenzialmente alla sua più profonda vocazione di madre e maestra dei fedeli sul piano spirituale e non invece su quello delle concrete scelte politiche, che spettano all’autonomia degli Stati sovrani rivolti ad assicurare e garantire a tutti i cittadini sempre più certi e più ampi diritti sociali e umani.
Nella sua conclusione, la “lettera aperta” riassume i due punti essenziali della risposta, e cioè quello della “liceità, dal punto di vista religioso, dei rapporti omosessuali”, e l’altro della “facoltà dello Stato di riconoscere dei diritti nuovi agli omosessuali”.
Per il primo punto, si afferma: “che Dio ha benedetto la specie umana, e non la coppia uomo-donna, senza collegare la sessualità con la procreazione; che Dio ha dotato ciascun essere umano della sua propria sessualità, e che quindi le persone che nascono omosessuali sono state create così da Dio e non possono essere private della loro identità sessuale; che non si può imporre alla persona umana una castità forzata quando non è una sua libera scelta; che le condanne presenti nella Bibbia vanno meglio studiate, comprese e storicizzate; che se il matrimonio resta per la Chiesa un sacramento, lo Stato può liberamente riconoscere nuovi diritti ai suoi cittadini”.
Per il secondo punto, si sostiene che la Chiesa non può istigare i funzionari dello Stato a disobbedire alle leggi emanate dal Parlamento sovrano, e che la stessa obiezione di coscienza può essere invocata solo se essa è prevista dalla legge medesima, ma non indipendentemente dalla legge, come il documento vaticano sostiene.
Infine, dato che la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” del 1948 afferma che “ogni individuo ha diritto alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”, gli omosessuali italiani ricordano che il tema del riconoscimento legale “non riguarda affatto concessioni nella sfera privata e segreta, di tipo paternalistico o tollerante, bensì diritti sorgivi dell’individuo che col sacramento del matrimonio non creano alcuna interferenza”.
Comitato di studi teologici di GayLib