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- Agi, il Papa: "Il calo demografico? Dipende dalle coppie gay"
Agi, 10 apr 08
PAPA: IL CALO DEMOGRAFICO DIPENDE DALLE COPPIE GAY
Il riconoscimento pubblico crea una mentalita' permissiva contribuisce alla
grave crisi dell'istituzione familiare
Separare la sessualita' dalla procreazione e' sbagliato ed espone al rischio
dell'infelicita'. Ne e' convinto Benedetto XVI, per il quale il legame tra
sessualita' e procreazione (affermato 40 anni fa dall'enciclica ''Humanae
Vitae'' di Paolo VI) va rispettato sia scegliendo di non usare anticoncezionali
e regolando invece le nascite con i metodi naturali, sia, nel caso opposto di un
figlio che non arriva, rinunciando all'uso delle tecniche che spostano il
concepimento dall'unione dei coniugi alla provetta di un laboratorio.
''In una cultura sottoposta alla prevalenza dell'avere sull'essere - ha
denunciato - la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l'esercizio
della sessualita' si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai
propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata,
allora cio' che si deve difendere non e' piu' solo il vero concetto dell'amore,
ma in primo luogo la dignita' della persona stessa''. Quanto alla fecondazione
artificiale, essa separando ugualmente sesso e procreazione espone di fatto allo
stesso rischio: ''nessuna tecnica meccanica - ha spiegato il Papa teologo - puo'
sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero
piu' grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione''.
''Come credenti non potremmo mai permettere - ha detto nel discorso rivolto al
convegno celebrativo dell'enciclica montiniana - che il dominio della tecnica
abbia ad inficiare la qualita' dell'amore e la sacralita' della vita. Nella
fecondita' dell'amore coniugale - ha ricordato - l'uomo e la donna partecipano
all'atto creativo del Padre e rendono evidente che all'origine della loro vita
sponsale vi e' un si' genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella
reciprocita', rimanendo sempre aperto alla vita. Questa parola del Signore
permane immutata - ha scandito - con la sua profonda verita' e non puo' essere
cancellata dalle diverse teorie che nel corso degli anni si sono succedute e a
volte perfino contraddette tra loro''.
Per questo ''la legge naturale, che e' alla base del riconoscimento della vera
uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la
fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilita'
nel generare nuovi figli. L'insegnamento espresso dall'Enciclica ''Humanae
Vitae'', che esortava i cattolici ad accogliere sempre la vita e a non
sbarrargli la strada con l'uso di anticoncezionali, ''non e' facile'', ha
ammesso Ratzinger. ''Esso, tuttavia - ha sottolineato - e' conforme alla
struttura fondamentale mediante la quale la vita e' sempre stata trasmessa fin
dalla creazione del mondo, nel rispetto della natura e in conformita' con le sue
esigenze".
Nei diversi Paesi, i vescovi si oppongono al pubblico riconoscimento delle
unioni omosessuali perche' esso e' ''contrario all'insegnamento della Chiesa''
ma anche perche' creando una mentalita' permissiva contribuisce alla grave crisi
dell'istituzione familiare, testimoniata dalla notevole diminuzione del numero
dei matrimoni e dall'impressionante aumento dei divorzi, molto spesso anche
precoci. ''Tale situazione - ha detto oggi il Papa ai vescovi dell'Ungheria -
unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato ad un
drastico calo delle nascite, reso ancor piu' drammatico dalla diffusa pratica
dell'aborto''.
Secondo Benedetto XVI, ''la crisi della famiglia costituisce un'enorme sfida per
la Chiesa: sono in questione la fedelta' coniugale e, piu' in generale, i valori
su cui si fonda la societa'''. Ed a risentire di questo disorientamento degli
adulti sono i giovani: ''nelle citta' essi sono attratti da nuove forme di
divertimento e nei centri piu' piccoli sono spesso abbandonati a se stessi''.
Per questo, ha detto il Pontefice, occorre moltiplicare ''gli sforzi per la
pastorale scolastica e universitaria, come pure, piu' in generale, per
l'evangelizzazione della cultura, che ai nostri giorni si avvale anche dei mezzi
della comunicazione sociale''. E' dunque ''auspicabile'' che anche in Ungheria
''i rapporti con le autorita' statali siano caratterizzati da rispettosa
collaborazione, grazie anche agli accordi bilaterali''. Tutto cio', ha concluso
Ratzinger, potra' ''recare beneficio all'intera societa' in particolare nel
campo dell'istruzione e della cultura'', soprattutto se le attivita' della
Chiesa saranno ''sostenute dalle pubbliche Istituzioni, a vantaggio soprattutto
dei ceti sociali meno abbienti''