CHIESA (continua)
Panorama, 30.11.00
Peccati inconfessabili: il j’accuse di don Antonio Mazzi
Sacerdoti sieropositivi ricoverati in ospedale con diagnosi false. Prelati uccisi da rapporti non protetti con prostitute. “Persino vescovi a caccia di tentazioni”. Un religioso di frontiera svela quel che nessuno ha mai osato dire: in Italia il male del terzo millennio fa le vittime anche fra i ministri di Dio. E da Roma? Silenzi e poco più.
L’asfalto delle stradine
del parco Lambro, alle porte di Milano, è cperto da una poltiglia
di foglie gialle. Pioviggina. Don Antonio Mazzi, 71 anni appena compiuti,
apre il suo ufficio nella cascina di Molino Torrette, sede centrale di
Exodus, la comunità per il recupero dei tossicodipendenti.
Don mazzi è un piccolo
prete, con un pile colorato e la faccia un po’ abbronzata. Si siede su
una poltrona color panna con fiori rosa sbiaditi. E’ rilassato, ma le sue
parole sono pesanti e solide come la pietra angolare del Vangelo: “In Italia
il fenomeno dei preti malati di AIDS è meno diffuso che negli Stati
Uniti, ma esiste. E, secondo la mia esperienza, riguarda soprattutto i
preti eterosessuali”:
Il tabù è
rotto. Per la prima volta un prete italiano parla ufficialmente di sacerdoti
ammalati.
Malati della malattia che
fa arrossire, ammutolire, morire. Il “male innominabile”. Soprattutto per
la Chiesa ufficiale, che ha sempre cercato di nasconderlo: toppo scomodo
da affrontare in pubblico. Don Mazzi ha accettato di parlarne in esclusiva
a Panorama.
Don Mazzi, in Italia
quanti sono i preti sieropositivi?
Non ho dati precisi, né
credo alle statistiche, ma il fenomeno esiste. Bisogna togliere l’aureola
che c’è intorno ai sacerdoti, non siamo dei santi.
Questo però può
dirlo: quanti preti sieropositivi hanno cercato il suo aiuto?
Negli anni almeno una decina,
forse quindici. E altri ne verranno.Anche perché molte volte cercano
in me solo un amico che non li giudichi.
E lei cosa consiglia
loro?
Prima di tutto a chi rivolgersi:
Medici, primari con grande esperienza, alcuni dei quali sono miei amici
carissimi,. E non solo milanesi.
Con quale diagnosi avvengono
Ai ricoveri?
In ospedale ho notato che
sulla cartelle cliniche non c’è scritto che sono ammalati di AIDS,
Anche se è la verità, nessuno nomina quella parola.
Allora pronunciamola:
ha mai visto morire di AIDS alcuni di questi sacerdoti?
Due li ho assistiti fino
alla fine, abbastanza recentemente.
Come si affronta il problema
di un prete sieropositivo?
Io non devo risolvere nessun
problema. Ma rasserenare chi viene da me, perché fare del sesso
per un sacerdote è meno grave che essere ingiusti o non essere caritatevoli.
Il preservativo potrebbe
servire?
E?’ una soluzione limite.
Sono più importanti la castità e una visione diversa dell’amore.
Per fare i sacerdoti ci vuole coerenza.
Dunque i preti sieropositivi
non sono buoni preti?
Per me sì. Anzi,
Almeno quattro di quelli che ho incontrato, erano o sono migliori di me.
Poi succedono cose imprevedibili, Non esistono preti che quando si ordinano
pensano già ad andare a prostitute, ma alcuni sono incapaci di controllare
la propria sensibilità.
Anche i monsignori?
Certo, sono preti come gli
altri, con in più un titolo onorifico.
Ma
i vescovi subiscono meno tentazioni di un prete da strada.
A volte alcuni vanno a cercarle.
Anzi, secondo la mia esperienza inciampano soprattutto i preti “istituzionali”,
che sono negli uffici, quelli che fanno gli impiegati, i segretari, i giornalisti.
Forse si stentono meno preti e vivono frustrati, per la carriera.
E i missionari?
Vivono in culture molto
diverse dalla nostra e rischiano più degli altri, magari per la
stanchezza, la solitudine, l’affetto della gente. A volte sbagliano perché
vivono intensamente la loro vita pastorale. Ne conosco uno che sta molto
male, che si sta curando qui in Italia.
E gli alti prelati del
Vaticano?
Quelli non si confidano
certo con me.
In Italia esistono comunità
per preti ammalati di AIDS?
Non lo so. Io ai sacerdoti
che chiedono il mio aiuto dico di ritornare nelle loro parrocchie, di continuare
a fare il loro lavoro. Hanno bisogno, come tutti i malati di AIDS, di avere
amici e di non essere etichettati.
Ha detto che i preti
sieropositivi che conosce si sono ammalati a causa di rapporti di tipo
eterosessuale.
E’ così, hanno avuto
avventure più o meno spensierate, soprattutto con prostitute. Forse
pensavano di avere un rapporto con una persona sana. A volte basta un attimo
di debolezza. So di un prete maturo che cercava di aiutare una prostituta
ventenne, straniera, e non ha resistito alla sua sensualità. Queste
donne, quando trovano una presona disponibile, si aggrappano come se fosse
un padre. Sono storie dolci e disperate insieme.
A lei situazioni del
genere non sono mai capitate?
Io ho delle ragazze in comunità
che mi amano più di un padre, più di un amico. Se io non
fossi a posto, forte… E si corrono gli stessi rischi con alcuni ragazzi
maschi.
Dunque oggi preti
sono continuamente sollecitati, tentati.
Una volta erano protetti
dalla società, chiusi nelle loro canoniche. Ora la società
è cambiata in modo inaspettato ed i preti stanno in mezzo ai disperati,
a chi non ha amore. Per questo aumentano i rischi e bisogna avere dentro
un grande equilibrio, non lasciarsi sedurre. La Chiesa l’ha capito e si
sta difendendo.
In che senso?
Ha preso posizioni più
rigide. I preti sono tornati ad essere preti. Le dichiarazioni di intransigenza
dei cardinali come Giacomo Biffi sono i segnali di una chiesa che si difende,
che se si allarga troppo corre il rischio di autodistruggersi, di lasciarsi
invadere. Io resto sulla barricata, perché mi sono creato gli anticorpi.
Non ho paura delle prostitute.
Tra i preti sieropositivi
che ha incontrato, ci sono anche omosessuali?
Nessuno. Ma ai sacerdoti
gay consiglio di accettare la propria omosessualità e di sublimarla.
Purtroppo alcuni vivono in un modo tormentato: uno di quelli che conosco
ha persino tentato il suicidio in un incidente d’auto spaventoso da cui
è uscito illeso e arrabbiatissimo.
Che età hanno
i preti omosessuali?
Molti sono giovani. E’ un
fenomeno che si sta diffondendo soprattutto nei seminari. E’ lì
che esplode il problema, come sulle navi e nelle caserme.
C’è anche la questione
dei preti con figli. Sono tanti?
Quello è un problema
che esiste da sempre. Conosco un vescovo del Sud che ha avuto un figlio
da una donna che ha cresciuto il bambino in modo eroico. Si è tenuta
dentro il segreto per tutta la vita. Oggi lei è morta e il ragazzo,
ormai grande, non sa chi sia suo padre. Anche perché la maggior
parte dei figli di religiosi vengono affidati come figli di nn.
Esiste una rete di affidamento,
orfanotrofi speciali?
Credo che esistano posti
dove questi bambini crescono, ma non so dove.
E ci sono consultori
specifici?
Sul lago di Garda c’era
un’abbazia dove si aiutavano sacerdoti omosessuali, con figli e innamorati.
Ce li mandavano i vescovi, c’erano anche degli psicologi. Io vi ho lavorato
fino ad alcuni anni fa: per esempio, mi sono occupato di un prete, di suo
figlio e della donna che glielo aveva dato. Lei era diventata anoressica.
Li ho lasciati molto sereni. In Italia esistono altri posti come questo,
com’è giusto che sia.
E come affronta la Chiesa
di Roma questo tipo di problemi?
Delega ai vescovi, che hanno
grandi poteri. Una delle prime cose di cui mi sono occupato appena arrivato
nella nuova diocesi, è il seminario. Ma se il mondo va male, non
è perché nella Chiesa qualche sacerdote ha fatto l’amore
o un figlio, ma perché tutti gli altri sono poco preti. Anche quelli
con la tiara in testa.
Link:
Chi
è don Mazzi?