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CHIESA (continua)

 

In questa pagina:

- Angelus del 20 febbraio 1994: il Papa contro la Risoluzione del Parlamento di Strasburgo.

- Direttive sulla formazione negli istituti religiosi - D (39) "Sessualità e formazione".

- Dichiarazione del Pontificio Consiglio per la Famiglia sulla Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo 2000.


 

Angelus del 20 febbraio 1994: il Papa contro la Risoluzione del Parlamento di Strasburgo

 

 

 

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Siamo entrati nella Quaresima dell'anno 1994, Anno della Famiglia, voluto dall'ONU e dalla Chiesa. Tra i compiti che, durante questo Anno, occorre mettere in evidenza in campo sia ecclesiale che civile vi è il consolidamento del legame familiare e della vera identità della famiglia. Per questa ragione la Lettera alle Famiglie, che verrà pubblicata martedì prossimo, 22 febbraio, è prima di tutto un invito alla preghiera per le famiglie e con le famiglie. Gli insidiosi attacchi contro la famiglia nella moderna civiltà edonistica, che, malgrado tutte le dichiarazioni sui diritti dell'uomo, è nella sostanza contraria al suo vero bene, non possono essere respinti se non con la preghiera, il digiuno e l'amore vicendevole. Non mancano, certo, le famiglie che pregano per se stesse e per gli altri. In questo nostro mondo, esposto a così numerose minacce di ordine morale, si sta provvidenzialmente sviluppando l'apostolato delle famiglie.

Purtroppo si devono registrare, proprio in questo Anno della Famiglia, iniziative propagandate da notevole parte dei mass media, che nella sostanza si rivelano "antifamiliari". Sono iniziative che danno la priorità a ciò che decide della decomposizione delle famiglie e della sconfitta dell'essere umano - uomo o donna o figli. Vi si chiama, infatti, bene ciò che in realtà è male: le separazioni decise con leggerezza, le infedeltà coniugali non solo tollerate ma persino esaltate, i divorzi, il libero amore sono talora proposti come modelli da imitare. A chi serve questa propaganda? Da quali fonti essa nasce? "Ogni albero buono - osserva Gesù - produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi". Si tratta, dunque, di un albero cattivo che l'umanità porta dentro di sé, coltivandolo con l'aiuto di ingenti spese finanziarie ed il sostegno di potenti mass media.

2. Il pensiero va qui alla recente e ben nota risoluzione approvata dal Parlamento Europeo. In essa non si sono semplicemente prese le difese delle persone con tendenze omosessuali, rifiutando ingiuste discriminazioni nei loro confronti. Su questo anche la Chiesa è d'accordo, anzi lo approva, lo fa suo, giacché ogni persona umana è degna di rispetto. Ciò che non è moralmente ammissibile è l'approvazione giuridica della pratica omosessuale. Essere comprensivi verso chi pecca, verso chi non è in grado di liberarsi da questa tendenza, non equivale, infatti, a sminuire le esigenze della norma morale. Cristo ha perdonato la donna adultera salvandola dalla lapidazione, ma le ha detto al tempo stesso: "Va' e d'ora in poi non peccare più".

Questo dico con grande tristezza, perché tutti abbiamo grande rispetto della Comunità Europea, del Parlamento Europeo; conosciamo i tanti meriti di questa istituzione. Ma si deve dire che con la risoluzione del Parlamento Europeo si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio: ci sono le debolezze - noi lo sappiamo - ma il Parlamento facendo questo ha assecondato le debolezze dell'uomo.

Non si è riconosciuto che vero diritto dell'uomo è la vittoria su se stesso per vivere in conformità con la retta coscienza. Senza la fondamentale consapevolezza delle norme morali la vita umana e la dignità dell'uomo sono esposte alla decadenza ed alla distruzione. Dimenticando la parola di Cristo: "la verità vi farà liberi", si è cercato di indicare agli abitanti del nostro Continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l'essenza stessa della famiglia. Non può costituire una vera famiglia il legame di due uomini o di due donne, ed ancor meno si può ad una tale unione attribuire il diritto all'adozione di figli privi di famiglia. A questi figli si reca un grave danno, poiché in questa "famiglia supplente" essi non trovano il padre e la madre, ma "due padri" oppure "due madri".

3. Confidiamo che i Parlamenti dei Paesi d'Europa sapranno, su questo punto, prendere le distanze e, in occasione dell'Anno della Famiglia, vorranno proteggere le famiglie di antichissime società e nazioni da questo fondamentale pericolo. Non ci sono dubbi, però, che siamo in presenza di una terribile tentazione. La prima Domenica di Quaresima ci ricorda il Cristo che si è trovato faccia a faccia con l'eterno Tentatore dell'uomo e l'ha vinto: una vittoria che preannunciava il trionfo pasquale mediante la croce e la risurrezione. Cristo dice a noi - a noi cristiani, a noi abitanti dell'Europa - che questo genere di male non si vince se non con la preghiera e il digiuno. Sì, non possiamo vincere questo male, questa minaccia in altro modo. Le uniche istanze a cui possiamo appellarci sono la retta, la sana coscienza e il senso di responsabilità delle nazioni, le quali non devono permettere che si distrugga la famiglia, perché da essa dipende il futuro di ciascuno di noi.

All'inizio della Quaresima, la Chiesa riascolta la chiamata di Cristo e l'accoglie così come l'hanno accolta, un tempo, gli Apostoli. Smettiamo di essere uomini di poca fede e cerchiamo di diventare uomini di preghiera e di penitenza! "... Se non vi convertite, perirete tutti", dice Cristo. Non sono parole pronunciate invano; hanno avuto già molte volte conferma nella storia. Non sappiamo né il giorno né l'ora! La Quaresima ci serva al rinnovamento della nostra alleanza con Dio in Cristo. In Lui solo è la salvezza dell'uomo.

 

Link:

- La risoluzione del Parlamento di Strasburgo


 

 

Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica

 

 

Direttive sulla formazione negli istituti religiosi - D (39) "Sessualità e formazione"

 

 

39. Le generazioni di oggi sono spesso cresciute in un ambiente di coeducazione, senza che i ragazzi e le ragazze siano sempre aiutati a conoscere le loro ricchezze e i loro rispettivi limiti. I contatti di apostolato di ogni genere, maggiore collaborazione che si è instaurata tra i religiosi e le religiose, con correnti culturali attuali, rendono particolarmente utile una formazione in questo campo. La promiscuità prematura e la collaborazione stretta e frequente sono necessariamente una garanzia di maturità nelle relazioni tra gli uni e le altre. Converrà dunque prendere le misure per promuovere e affermare questa maturità, in vista di educare alla pratica della castità perfetta.

Inoltre, uomini e donne devono prendere conoscenza della loro specifica situazione nel piano di Dio, del contributo originale che apportano rispettivamente all'opera della salvezza. Così si offrirà ai futuri religiosi la possibilità di una riflessione sul ruolo della sessualità nel disegno divino di creazione e di salvezza.

In questo contesto, si esporranno e si comprenderanno le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali e che pretendessero di poter adottare una terza via «vissuta come uno stato ambiguo tra il celibato e il matrimonio» 42

40. Dio non ha fatto un mondo indifferenziato. Creando l'uomo a sua immagine e somiglianza (Gen 1, 26-27), in quanto creatura ragionevole e libera, capace di conoscerlo ed amarlo, non l'ha voluto solo, ma in relazione con un'altra persona umana, la donna (Gen 2, 18). Fra i due si stabilisce una relazione reciproca, dell'uomo riguardo alla donna e della donna riguardo all'uomo.43 "La donna è un altro io nella loro comune umanità».44 Perciò «I'uomo e la donna sono chiamati fin dal principio non solo a vivere l'uno accanto all'altra, a insieme, ma anche a vivere reciprocamente l'uno per l'altra».45

Si comprenderà facilmente l'interesse di questi principi antropologici quando si tratta di formare quelli e quelle che, per una grazia speciale, hanno fatto liberamente professione di castità perfetta per il Regno dei cieli.

41. «Uno studio approfondito dei fondamenti antropologici della condizione maschile o femminile» porterà a «precisare l'identità personale propria della donna nella sua relazione di diversità e di complementarietà reciproca con l'uomo; e ciò non solo per quanto riguarda i ruoli da ricoprire e le funzioni da assicurare, ma anche e più profondamente per quanto riguarda la struttura della persona e il suo significato.46 La storia della vita religiosa prova che molte donne, nel chiostro o nel mondo, vi hanno trovato un posto ideale di servizio a Dio e agli uomini, le condizioni favorevoli all'espansione della propria femminilità e, di conseguenza, una più profonda comprensione della loro identità. Questo approfondimento deve essere ancora perseguito grazie alla riflessione teologica e alI'« apporto offerto dalle diverse scelte umane e dalle varie culture». 47

Non bisogna dimenticare infine, per una migliore perfezione della specificità della vita religiosa femminile, che «la figura di Maria di Nazaret proietta una luce sulla donna in quanto tale, per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell'incarnazione del Figlio, è ricorso al servizio libero e attivo di una donna. Si può dunque affermare che la donna, se guarda a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità e realizzare la sua vera promozione. Alla luce di Maria, la Chiesa scopre nel volto della donna i riflessi di una bellezza che è come lo specchio dei sentimenti più elevati di cui il cuore umano è capace: la pienezza del dono di sé suscitato dall'amore; la forza che sa resistere alle più grandi sofferenze; la fedeltà senza limiti e l'attività instancabile; la capacità di armonizzare l'intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento». 48


Dichiarazione del Pontificio Consiglio per la Famiglia

sulla Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo 2000
che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali

I mezzi di comunicazione informano che il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europa che contempla anche la modalità delle unioni di fatto e tra esse la convivenza dichiarata tra persone dello stesso sesso, come pure la necessità di riconoscere 'matrimoni legali' tra persone dello stesso sesso.
Tale Risoluzione costituisce un grave e ripetuto attentato contro la famiglia fondata sul matrimonio, quale unione di amore e di vita tra un uomo e una donna, dalla quale scaturisce naturalmente la vita. Su tale unione matrimoniale, essendo un bene necessario, è solidamente basata ogni società. Negare questa fondamentale ed elementare verità antropologica porterebbe alla distruzione del tessuto sociale. Equiparare tali unioni di fatto, e ancora più quelle omosessuali, alle unioni propriamente matrimoniali e invitare i Parlamenti ad adeguare la legislazione in tal senso, non costituisce un disconoscimento della profonda aspirazione dei popoli nella loro più intima identità.
Nel corso della storia i popoli hanno riconosciuto saggiamente ciò che è e comporta il matrimonio, che invece ora viene sottomesso ad una così fuorviante interpretazione da parte del Parlamento Europeo mediante tale Risoluzione. Fortunatamente i Parlamenti dell'Europa sapranno sicuramente essere in sintonia con la stragrande maggioranza delle famiglie europee, che occorre urgentemente sostenere nella loro nobile missione e che ora si vedono ingiustamente equiparate a questo tipo di 'unione' con tale Risoluzione che in nessun modo ha un autentico valore legislativo né è di orientamento obbligatorio. La natura specifica della famiglia, fondata sul matrimonio, è riconosciuta dalla maggioranza delle Costituzioni europee. Tale natura non è peraltro soltanto una verità dei credenti, ma patrimonio naturale dell'umanità, inscritta nel cuore dell'uomo e che caratterizza la cultura dei popoli.
I legislatori, pertanto, e in modo particolare i parlamentari cattolici, non dovrebbero favorire con il loro voto questo tipo di legislazione poiché contraria al bene comune e alla verità dell'uomo e quindi veramente iniqua.

 

Città del Vaticano, 17 marzo 2000

 

Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente

+Francisco Gil Hellín
+Segretario

 

LINK:
Risoluzione del Parlamento europeo sul rispetto dei diritti umani nell'Unione europea, 16 marzo 2000


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