GLI ANTI - GAY (continua)
GERARD VAN DEN AARDWEG
OMOSESSUALITA' E SPERANZA - TERAPIA E GUARIGIONE NELL'ESPERIENZA DI UNO PSICOLOGO
Edizioni Ares, 1999 - pp. 192.
Estratto: Gli atteggiamenti sociali verso l'omosessualità
Oggi
si sente ripetere da ogni parte che i sentimenti omosessuali sono cosa
normale, una semplice questione di preferenze o di gusti personali. Ne
consegue un appello all'accettazione sociale: il comportamento e le relazioni
omosessuali - si sostiene - sono sullo stesso piano di quelli eterosessuali;
di conseguenza, parecchi fanno pressione, tra l'altro, perché le relazioni
omosessuali possano ricevere il medesimo riconoscimento legale del matrimonio,
e propugnano un atteggiamento più «illuminato» del pubblico,
che ne riconosca la normalità. L'unico problema posto dall'omosessualità
- si dice - è di carattere sociale: far sì che la gente accetti
quella condizione e ripristinare i diritti naturali di una minoranza a
lungo repressa. Alcuni vanno oltre e caldeggiano l'accettazione dell'idea
che ogni adulto sia per natura parzialmente omosessuale: l'educazione dei
bambini dovrebbe pertanto venir modificata in una direzione più
favorevole all'omosessualità, per esempio, trattando ragazzi e ragazze
allo stesso modo.
Sotto
questo profilo, il cosiddetto movimento di liberazione omosessuale cammina
mano nella mano con il movimento femminista. Entrambi concordano sulla
prioritaria necessità di un cambiamento nei ruoli maschile e femminile
e nelle relazioni uomo - donna. La parola d' ordine è che ci si
deve sbarazzare dei modelli di ruoli «predefiniti». E dicendo
«predefiniti» si suppone che finora saremmo stati costretti
dalla pressione della nostra cultura a forme tradizionali di maschilità
e di femminilità, ad accettare modalità arbitrarie e coercitive
di rapporto con l'altro sesso, e ad accogliere il matrimonio come il solo
tipo immaginabile di relazione sessuale.
Comunque
- prosegue il ragionamento -, la sessualità naturale è molto
più ricca nelle sue «variazioni», e la scienza moderna
ha dimostrato I'esistenza di tipi completamente diversi, ma ugualmente
naturali, di sessualità, di amore sessuale e di relazioni sessuali.
Tanto chiara è per costoro la strada da percorrere, con il superamento
di pregiudizi obsoleti... Chiunque non accetti l'omosessualità come
cosa normale viene accusato di discriminazione a danno di persone diversamente
dotate, persone che sono «sostanzialmente» diverse; forse -
si dice - costui discrimina perché egli stesso reprime la componente omosessuale
della propria vita emotiva o, peggio, perché soffre di «omofobia»,
timore patologico delI'omosessualità.
Queste
idee, che ricevono eco costante alla radio e alla televisione, nei giornali
e nelle riviste e vengono diffuse da organizzazioni per la riforma sessuale
come pure da istituzioni costituite nel campo della salute mentale, hanno
lasciato ben poco spazio ad altre opinioni.
E
divenuto consueto insegnare agli studenti delle università e delle
scuole superiori che I'omosessualità è cosa normale; un insegnante
che esprimesse diversa opinione potrebbe finire lapidato dalla pubblica
indignazione. Autori di testi e di articoli in ambito medico e psicologico
scrivono regolarmente secondo questa mentalità. Se vengono pubblicizzate
opinioni sull'omosessualità diverse da quelle del movimento di liberazione
omosessuale, esse vengono commentate con degnazione e con mal dissimulata
ironia.
Non
c'è pertanto da meravigliarsi che questo non sia il clima ideale
per ulteriori ricerche imparziali sulle cause dell'omosessualità,
che le nostre istituzioni scientifiche ufficiali hanno lasciato al suo
destino, destituendola di una terapia adeguata. Molti editori esitano a
lanciare pubblicazioni che non si allineano all'ordinaria orchestrazione,
per il timore di critiche negative.
Uno
tra i pochi che hanno deprecato la perdita di libertà dovuta a questo
clima sociale è A. D. De Groot, professore olandese di psicologia
della personalità; in occasione di una discussione sull'ipotesi
che gli omosessuali siano più nevrotici degli eterosessuali, egli
scrisse:
«La
più potente chiesuola del nostro tempo, fra gli intellettuali e
i semi-intellettuali, è la comunità dei seguaci delle opinioni
predominanti, tendenzialmente progressiste. Chiunque si azzardi a esprimere
ipotesi di diversità tra gruppi di persone, essi lo accusano del
peccato di "discriminazione"»
La
propaganda per l'accettazione dell'omosessualità ha la sua origine
principale nei circoli degli stessi omosessuali militanti, cui viene data
l'occasione privilegiata di parlare tutte le volte che si dà qualcosa
che abbia a che vedere con I' omosessualità nei mezzi di comunicazione
sociale, oppure quando esce un articolo, un libro o un film sull'argomento.
Pare che essi siano considerati i migliori esperti della loro condizione
emotiva. Guardando le cose con più attenzione, comunque, ci sono
ragioni a iosa per supporre che proprio queste persone «non possano
essere buoni giudici della propria causa», come recita un antico
adagio.
L'omofilia come disturbo emotivo.
«Tutti
dicono che è normale». Ascolto spesso questa protesta, per
lo più da persone giovani affette da questo problema. Nel paragrafo
che segue spiegherò perchè il «tutti» è
assai lontano dalla realtà. E un fatto che le persone con inclinazione
omosessuale vengono spesso informate della loro normalità da medici,
psicologi e persino sacerdoti, che soggiungono: «Perché ti vuoi angustiare
a questo proposito? Accetta di essere "così", trovati un amico,
associati a un circolo "gay". Non puoi farci niente». Peraltro le
loro opinioni sono infondate, pensieri che seguono la moda. Vediamo quindi
di proporre una visuale alternativa.
Per
cominciare, dimostrerò che l'omosessualità è un disturbo
emotivo che si manifesta nell'infanzia e nell'adolescenza. Poi dimostrerò
che in parecchi casi coloro che hanno questa inclinazione possono fare
un profondo cambiamento in meglio se si danno da fare con pazienza, impegno
e buona volontà.
Non
è facile toccare il tasto giusto. Di regola, gli omosessuali militanti
sfuggono a una discussione aperta; essi vogliono solamente sentirsi dire
che sono nel giusto. Sono sordi agli argomenti logici e ai fatti. Attaccano,
drammatizzano la propria situazione e, a quanto pare, ci riescono con
pieno successo. La loro vera e propria militanza ci costringe a reagire
con fermezza alle loro pretese.
Ma
forse avremmo fatto meglio a prestare più attenzione a una parte
significativa di omosessuali che non fa tanto schiamazzo e spesso rimane
dimenticata. Questi sono turbati dalla propria difficile situazione e dalle
sue implicazioni, quali l' isolamento sociale, il fatto di non potersi
sposare e di restare soli. Spesso si sentono infelici e inferiori, persino
disperati. Avremmo dovuto prestare maggiore attenzione a quanti conducono
una vita omosessuale ma non vi trovano pace, o a coloro che si sentono
con- dannati a ripetere «non sarò mai normale». Non
si pensi che si tratti di un piccolo gruppo. Quando si scava a fondo in
una conversazione personale, si scopre che la maggior parte delle persone
che hanno questa inclinazione ne sono insoddisfatte e vorrebbero in qualche
modo cambiare «se appena fosse possibile». È vero che
parecchi fanno resistenza a vedere le proprie sensazioni come nevrotiche
o a impegnarsi in tentativi reali di cambiare. Dobbiamo ammettere, comunque,
che le loro esitazioni sono almeno in parte aggravate dagli atteggiamenti
sociali predominanti. In ogni caso essi - e la maggior parte di coloro
che cercano di mantenere le distanze dalle proprie sensazioni omosessuali
- hanno bisogno di una comprensione realistica, non di una comprensione
superprotettiva o sentimentale. Hanno bisogno d'incoraggiamento, ma anche
di vedere con razionalità dentro se stessi. Perciò questo
libro è rivolto particolarmente ad essi, ai loro coniugi, se sono
sposati, e ai loro genitori i quali (se non sono confusi dalla propaganda
«gay lib» ) sono addolorati per il corso che ha preso lo sviluppo
dei loro figli. Esso potrà inoltre essere utile a quanti, nel lavoro
o nella vita privata, si devono confrontare con i problemi di colleghi
o di amici che si sentono omosessuali.