
Incontro fra GayLib Italia, GayLib Francia ed LSU Germania per dire "sì" alla Carta costituzionale europea
Parigi, 24 maggio 2005
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Si é svolto martedì 24 maggio a Parigi il primo incontro fra le associazioni omosessuali di ispirazione liberale e di centrodestra. L’iniziativa è stata promossa da GayLib Francia, l’organizzazione di omosessuali facente riferimento all’UMP, in occasione della campagna di sostegno dell’ “Oui” al referendum popolare del 29 maggio per la sottoscrizione della Carta costituzionale europea. La conferenza ha visto la partecipazione del ministro francese per gli Affari europei Claudie Haignerè, di Enrico Oliari, presidente di GayLib Italia e di Roland Heintze, presidente dell’associazione tedesca corrispondente, l’LSU. L’elemento base di tutti gli interventi è stato quello di ribadire l’importanza di un’Europa unita anche nella sua Costituzione, elemento indispensabile per la difesa comunitaria dei diritti civili. A torto infatti l’Unione europea viene spesso vista soltanto come un mercato comune e di conseguenza si tende a sottovalutare, per non dire trascurare, il suo ruolo primario di baluardo nella difesa delle libertá. In seconda serata vi è stato uno scambio di idee con Stefane Dassè, Emmanuel Blanc (rispettivamente presidente e presidente delegato di GayLib Francia), Oliari ed Heintze sull’importanza di dare vita ad una federazione europea che riunisca le associazioni di lotta per i diritti delle persone omosessuali facenti riferimento all’area liberale e di centrodestra, coinvolgendo in un futuro prossimo anche la nascente GayLib Spagna e gli altri gruppi presenti nel Vecchio continente.
GayLib dit oui à l’Europe des les Libertès
Relazione di Enrico Oliari, presidente di GayLib
Gentile Signora Ministro, cari amici,
Quando nel 1997 fondammo GayLib Italia eravamo certi di non essere i soli in Europa ad aver pensato di dar voce alle persone omosessuali che si riconoscono nel pensiero politico di area liberaldemocratica e di centrodestra. L’esigenza di dar vita ad un’associazione di omosessuali di centrodestra partiva dalla volontà di dare una casa e quindi voce a quegli omosessuali che non accettavano il monopolio delle sinistre sul movimento omosessuale italiano e che ovviamente non si sentivano ne’ comunisti, ne’ socialisti. Tuttavia mai avremmo potuto immaginare che in quel periodo anche nella vicina Francia stesse nascendo un’associazione a tal punto simile alla nostra da avere anche lo stesso nome. Sono entusiasta quindi di essere qui vostro ospite e ringrazio gli organizzatori di aver dato la possibilità a GayLib Italia di portare la propria testimonianza e la propria volontà di un’Europa unita nel segno di tutte le libertà, ed in particolare di quelle delle persone omosessuali. Per quanto le associazioni omosessuali italiane siano in maggioranza costituite in seno ai partiti di sinistra, esse non sono riuscite a conseguire nessun risultato tangibile in termini di leggi per i diritti dei gay provenienti dal Parlamento, neppure quando il centrosinistra era al Governo del Paese. Riferendomi a leggi per i diritti delle persone omosessuali, intendo il riconoscimento della coppia omoaffettiva ed una legge antidiscriminatoria a sostegno della dignità del gay e della lesbica. Anche l’attuale governo di centrodestra, guidato dal presidente Berlusconi, non ha significato nulla per i gay e per le lesbiche italiane in termine di diritti acquisiti, nonostante vi siano diverse proposte di legge in attesa di essere analizzate e quindi votate. Le ragioni di questi insuccessi vanno ricercate in fattori interni ed esterni al movimento omosessuale italiano, che è comunque un movimento forte e variegato, si pensi solo alla capacità organizzativa ed al successo del World Pride di Roma 2000. La prima spiegazione risiede nell’antico male italiano di anteporre la tessera partitica a qualsiasi altro interesse ed avviene così che le associazioni gay di sinistra hanno a cuore più la causa del partito e quindi gli interessi dello stesso, che quelli della popolazione omosessuale. Tant’è vero che le associazioni omosessuali italiane si trovano impegnate in mille battaglie che nulla hanno a che fare con la rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali, come, ad esempio, la partecipazione alla manifestazione No Global del Genova Social Forum. Mi chiedo cosa c’entri il diritto dei gay di vedere riconosciuta la propria unione con l’intervento militare in Iraq, con l’antiamericanismo e quant’altro! Il movimento omosessuale italiano, che in passato è stato protetto dalle sinistre, è esageratamente impegnato a sostenere le lotte della sinistra italiana e dei partiti che la rappresentano ed avviene così che essere gay significa obbligatoriamente sostenere battaglie in cui poi alla fine, magari, ci si crede poco. Il movimento omosessuale italiano è così politicizzato verso sinistra da bendarsi gli occhi davanti a incoerenze colossali: i gay pride abbondano di immagini di Che Guevara, che fu l’inventore dei campi di concentramento a Cuba per i “maricones”, di bandiere con la falce e il martello, simbolo di un paese nel quale non meno di 50.000 omosessuali sono scomparsi nei Gulag e potrei continuare. Ormai da qualche anno vi è poi l’usanza di organizzare le manifestazioni del gay pride nazionale esclusivamente in città amministrate dal centrodestra, con la speranza di trovare una sorta di resistenza da parte dell’amministrazione comunale e quindi di poter costruirvi sopra un caso politico. Quest’anno, ad esempio, si era pensato in un primo momento di organizzare la manifestazione del gay pride a Bologna (centrosinistra), ma poi all’ultimo momento si è optato nuovamente per Milano (centrodestra)… Il partito, insomma, prima della comunità omosessuale. La destra italiana, ovviamente, non è esente da critiche. Storicamente più le sinistre si erigevano a paladino difensore delle persone omosessuali, più la destra conservatrice si mostrava intollerante al nuovo fenomeno della visibilità dei gay e delle lesbiche. In questo contesto parlare di unioni per persone dello stesso sesso era utopico. Altro antico male italiano: spesso essere di destra significa solo essere contro la sinistra e viceversa. Un altro fattore, forse il più importante, che blocca il cammino socio-evolutivo del cittadino omosessuale consiste nella forte radicalizzazione del pensiero politico cattolico nella vita civile. A mio giudizio dagli anni Ottanta ad oggi c’è stato in Italia un graduale rafforzamento dell’intromissione della Chiesa in tutto ciò che dovrebbe essere laico, a cominciare dalla vita politica. Papa Giovanni Paolo II, com’è noto, non era certo un amico degli omosessuali, specie dopo lo scherzetto di un World Pride a Roma in pieno Giubileo. Il Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, nominato dallo stesso Woityla, era niente meno che il cardinal Ratzinger, autore di numerose iniziative volte ad osteggiare il riconoscimento della coppia omosessuale. In particolare Josef Ratzinger, con una lettera pubblicata il 31 luglio 2003, esortava i politici italiani a non cadere nell’errore di riconoscere tale diritto per i gay italiani. In un paese dove i politici passano quasi più tempo in chiesa che in Parlamento, potete immaginare come mi sono sentito il giorno in cui Ratzinger divenne Benedetto XVI. Ciò che blocca il riconoscimento dei diritti della coppia omoaffettiva in Italia è quindi la forte presenza dei cattolici in entrambi gli schieramenti, sia quello di centrodestra, che quello di centrosinistra, tant’è vero che la comunità omosessuale italiana non ha raggiunto nessun obbiettivo, ne’ coi governi di Prodi – D’Alema – Amato, ne’ col governo Berlusconi. A differenza dell’azione delle associazioni gay di sinistra, noi siamo fermamente convinti della necessità per il conseguimento dei diritti delle persone omosessuali di un voto transparlamentare che unisca le forze laiche di tutti gli schieramenti. E’ indispensabile, a mio giudizio, “departiticizzare” la lotta politica gay, ovvero fare in modo che la comunità omosessuale italiana conti e valga grazie alle sue forze e non grazie ai partiti di sinistra, i quali la prendono in considerazione in quanto bacino di voti. L’ottenimento di un voto laico e transpartitico si può e si deve avere percorrendo la strada maestra tracciata dall’Europa delle libertà, a cominciare con la Risoluzione A30028/94. Quasi tutti i paesi dell’Europa dei 15 hanno, sotto diverse forme, riconosciuto la coppia omosessuale e provo un po’ di imbarazzo essere qui oggi a parlare della mia Italia, dove sull’argomento si discute molto, ma non si ottiene nulla. Il PACS attuato in Francia è per noi omosessuali italiani un esempio da seguire, un obbiettivo che ci siamo posti, ma che ancora fatichiamo a conseguire. Nel contesto che ho spiegato fin ora, è inimmaginabile per noi gay pensare di rimanere anche un solo minuto senza l’Europa delle Libertà, perché si tornerebbe culturalmente e socialmente indietro di diversi anni e soprattutto perché come militanti gay non avremmo ne’ gli stimoli provenienti da Strasburgo, ne’ gli esempi alla portata di mano, che sono primo fra tutti quello della Francia. E’ sbagliato vedere l’Europa solo come un grande mercato comune in grado di tenere testa a est e a ovest, in quanto essa ha un ruolo prima di tutto di latrice di diritti di uguaglianza e di libertà civili ed individuali. Non a caso le correnti antieruropeiste nel nostro Paese e non solo provengono da formazioni politiche perbeniste che sono contrarie ai diritti delle persone omosessuali: essere europei significa sposare determinati valori di solidarietà e di libertà che turbano gli egoismi di molti. Essi vedono di cattivo occhio la Costituzione dell’Unione europea e quindi buttano nello stesso pentolone il caro euro, l’entrata di nuovi paesi membri, i diritti dei gay, le quote latte… Io certamente non sono qui per parlare di economia, ne’ sono la persona più adeguata. Certamente però posso insistere nella necessità di esportare e diffondere il più possibile quei valori di libertà e di uguaglianza che io identifico anche e non solo nella lotta per i diritti delle persone omosessuali. |
![]() Oliari interviene alla conferenza |
![]() Parla il ministro francese per gli affari con l'Europa Claudie Haigneré |
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![]() Benoit Schmid (GayLib F), Jean (LSU), Stephane Dassé (GayLib F), Enrico Oliari (GayLib I), Roland Heintze (LSU D), Emmanuel Blanc (GayLib F) |
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![]() Rappresentanti LSU |
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![]() Il presidente di GayLib F Stephane Dassè con il presidente di GayLib I Enrico Oliari |
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